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Valentina Marino, “East 75th Street”: il jazz newyorkese dal sangue italiano

Con East 75th Street, la cantante jazz torna a firmare un nuovo progetto musicale, fortemente legato a New York, dopo il suo ultimo disco

Valentina Marino.

Siamo sulla E75th street a New York, la strada dove vive da otto anni Valentina, che non solo dà il titolo all’album, ma diventa il luogo fisico dove nascono tutte le storie che sono diventate le sei tracce del disco. Un album ricco di percorsi, emozioni, luoghi, musicalmente denso, con una strumentazione profonda

Lo ha definito un album “crossover”, che parte dall’esperienza jazz virando verso il folk, il pop rock e le influenze elettroniche. Con East 75th Street, la cantante jazz Valentina Marino, torna a firmare un progetto musicale nuovo dopo il suo ultimo disco PhiLovesophy (feel Love, so feel).

Sei brani inediti, scritti dalla stessa Valentina e musicalmente arrangiati con una band di musicisti americani ed italiani. Testi e musica che sono nati in maniera spontanea al pianoforte e durante le lezioni di chitarra. “Ma soprattutto, dice Valentina, dal bisogno di ritornare alle radici musicali: quelle legate alla musica folk, rock che ascoltavo in famiglia e alla passione per Bob Dylan e Joni Mitchell”.

Siamo sulla E75th street a New York, la strada dove vive da otto anni Valentina, che non solo dà il titolo all’album, ma diventa il luogo fisico dove nascono tutte le storie che sono diventate le sei tracce del disco. A partire da Gotta Move on, la storia di una infatuazione non corrisposta, tradottasi, oltre la banale infatuazione, in una esplorazione più profonda delle dinamiche del cervello umano, quando si incastra sulle ossessioni ostinate. Sia la linea di basso che apre il pezzo, che il testo, riflettono questa ostinazione. Il pezzo è un inno alla necessità di uscire dalle situazioni di stallo e ad andare avanti. Il post chorus si apre sulle più rilassate note di un messaggio intimo, un invito a credere ancora nella vita e nell’amore, attraverso quello che le esperienze passate hanno insegnato.

O ancora Nothing, la storia di un sentimento di apatia ed immobilità creativa che diventa un brano musicale con cui Valentina esorcizza il blocco creativo con cui fanno i conti gli artisti. “La musica ed il canto, in particolare, mi hanno sempre aiutato- dice  Valentina ad uscire dagli scenari emotivi più scomodi, tra i tasti del pianoforte e le corde delle chitarre appese ai muri di quell’appartamento sulla 75esima”.

Little Flower è la ninna nanna dedicata ad una studentessa giovanissima di Valentina, non ancora sedicenne, vittima di abusi sessuali.
“Senza scendere nella drammaticità dei toni della esperienza in sé, la canzone nasce per confortare l’animo del little Flower e  farle credere che c’è sempre una luce alla fine della più’ scura delle giornate”.

Ancora pezzi di vita vissuta in quel di E75th street con Chantal, dedicata alla donna che per 25 anni visse nello stesso stabile di Valentina. Chantal, prematuramente scomparsa per via di un cancro, ha lasciato un vuoto grande nell’animo della cantante, ma al tempo stesso, la vivacità, l’energia e la grinta che di cui solo una New Yorker autentica come Chantal possono essere connotate

In ‘Meet me in Woodstock’ si ascolta Valentina  in duetto con la giovanissima Lidia Colavita che ha iniziato a studiare canto con Valentina oltre 4 anni fa. Tra le due musiciste è nata una sintonia fortissima e sopratutto la condivisione della passione per il songwriting e la musica degli anni ’70. In questo pezzo, nato dalla esperienza di viaggio di Lidia a Woodstock dove negli anni ’70 si teneva il celebre festival, le due cantanti immaginano di partire a bordo di un Rv blu alla volta di Woodstock dove incontreranno Joni Mitchell.

Grinta ed ironia nel brano Fuck you mothers che racconta con leggerezza e profondità i sentimenti di delusione, misti forse ad un pizzico di rabbia della cantautrice nei confronti delle madri dei millenium men.
“Personaggi irrisolti, con evidenti difficoltà ad impegnarsi in relazioni significative, spesso affetti da complessi edipici irrisolti. Il pezzo è anche il tentativo di scardinare e ironizzare sulla cultura musicale di Cenerenetola in cerca del principe che dagli arbori della musica ha pervaso le menti delle donne, dalle bambine alle singles più mature”.

In questo brano, più che altrove, si assiste al passaggio del jazz in un terreno più folk, pop ed elettronico. C’è infatti   un simbolismo musicale interessante: il pezzo si apre con le note di uno standard jazz tra i preferiti della cantante – Someone to watch over me, che viene brutalmente interrotto per virare in sonorità pop.

Un album  ricco di percorsi, emozioni, luoghi,  musicalmente denso con una strumentazione profonda: dal pianoforte,  alla tastiera elettrica e sintetizzatori, il basso elettrico, il volino, il contrabbasso, la batteria , dove i testi affrontano diverse tematiche e universalmente riconoscibili. “Questo è l’album della sperimentazione matura- dice Valentina- quello che gioca su alcuni richiami e rimandi.

Joni Mitchell compierà 75 anni a novembre del 2018 e nel bar del blocco dove dove vivo io, nella 75esima strada, dove da otto anni ordino la French soup e il mio prosecco,  c’è la foto
autografata di Joni Mitchell.”

Valentina, siciliana di origine, cresciuta a Roma, oggi si sente newyorchese per vocazione e adozione. L’amore per il jazz, per la musica, è nelle sue corde sin da bambina anche se arriva a 26 anni come professione. Prima la lunga carriera di avvocato in prestigiosi studi internazionali a Milano e Vienna, poi la decisione di mollare codici e faldoni per il microfono da jazz singer, le stanze dello studio legale per i palcoscenisci musicali.

Si sente cittadina del mondo Valentina, “potrei vivere ovunque purchè mi porti dietro i miei tremila CD jazz numerati e Pablo, il mio Jack Russell”. Radici siciliane, a Mazara del Vallo, in quel mediterraneo cerniera tra Europa e Nord Africa dove ama tornare anche con la mente solo per riconnettersi a quel mare e ai luoghi che hanno accompagnato la sua infanzia e adolescenza. La Sicilia che Valentina non dimentica nei suoi concerti, con la sua originale e interpretazione in chiave jazz di Vitti una crozza.

Non solo Sud. Valentina ha vissuto a Monaco di Baviera durante il progetto Erasmus e poi a Vienna, apprezzando e imparando la cultura del Nord e la lingua tedesca. Ma è nella Grande Mela che ha scelto di vivere otto anni fa studiando alla New School for Jazz and Contemporary Music di New York ed esibendosi, ancora oggi, in alcuni locali jazz come Bar Next Door, Kitano, Zinc Bar, Cornelia Street, Cafè Smalls. “New York mi ha aiutato e mi aiuta ancora oggi a crescere e diventare la donna che sono. E’ qui che vorrei fare crescere i miei figli”.

Joni Mitchell, Bob Dylan ma anche le grandi icone jazz come  Ella Fitzgerald, Diana Krall, Dianne Reeves, Amy Winehouse dei primi tempi e Nancy Wilson, sono i punti di riferimento musicali di Valentina. Come interprete e autrice, Valentina si conferma cantante jazz dalla forte identità, con una voce dal timbro caldo e intenso, capace di interpretare le classiche ballad così come brani intrisi di sonorità rock e pop.

“Mi stanno a cuore alcuni pezzi – dice Valentina-  In the name of Love nella versione di Peggy Lee, Lush Life di  Billy Strayhorn, una delle mie ballad preferite e infine Round Midnight di Theolonius Monk”. Il jazz e più di una passione. È vita per Valentina. “È la musica- dice lei – che fa parlare l’anima”.

Il nuovo album di Valentina si troverà  da Gennaio 2019 su Amazon, Apple store e diversi  online retailer.

Prossimi concerti di Valentina:

Venerdi 26 alle 7pm alla Columbus Citizen Foundation accompagnata al basso dal musicista catanese Marco Panascia e al pianoforte da Marko Churnchetz;

12 Novembre Al Bar next door al Village con suo il trio jazz.

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