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Lucio Dalla, come vorrei ancora ascoltarti fra cent’anni… insieme a Ron

Risentire il grande cantautore bolognese scomparso nel 2012 in un concerto a lui dedicato e "raccontato" dal suo grande amico Ron

Ron con una gigantografia di Lucio Dalla

"E sognò la libertà, e sognò di andare via... Prendere di notte un areoplano... Ma l’America è lontana, dall’altra parte della luna..." Tutto questo volevamo e molto abbiamo avuto. Eppure la meta è sempre sconosciuta e non è come te l’eri immaginata. Si può però tornare indietro e giocare a come eravamo, ci suggerisce Dalla in un  paio di frasi che sono il suo testamento: “Bisogna giocare per essere liberi. Bisogna sparire per rinascere di nuovo. Lucio”.

Le canzoni sono di chi le canta. Cantandole, ricorda chi le ha cantate, ma genera un suono nuovo. Quanto abbiamo ascoltato, cantato e ballato sentendoci un tutt’uno con la musica degli anni ‘60, ‘70, ‘80,’90.  E quando ascoltiamo una di quelle canzoni, è come se fossimo quelli di allora e provassimo l’amore di allora. Batte veloce il cuore perché è il ritmo a scandire la passione e a trasformarla in gioia. Per un attimo ci sentiamo ancora amati per l’eternità. Come quando ci si giurava amore eterno, tanto non sapevamo cos’era la fine, non percepivamo la morte. Tutto era eccitante, si scopriva la vita, si amava il presente e il futuro era molto lontano.

Ora che siamo entrati negli anta da un pezzo e che le nostre discoteche non ci sono più, possiamo rivivere quelle emozioni a qualche festa privata o ai concerti.

Sarà stato prima del 2000 quando vidi l’ultima volta Lucio Dalla in concerto al Politeama Rossetti di Trieste. Saltai, ballai nel palco sentendo Star lontano da lei non si vive, stare senza di lei mi uccide. Canzone, cercala se vuoi, dille che non mi perda mai… Dille che l’amo, se lo vuoi… Era come un messaggio per me sola che arrivava da lontano… E quale donna non vorrebbe ascoltare una simile confessione dall’uomo amato? Quasi che il sogno si avverasse in un altrove. Questo altrove è la musica dove tutto è possibile, perché sta sospesa tra cielo e terra.

“Chissà se Lucio avrà esaudito il suo desiderio di essere alto, biondo e invisibile…? La sua eternità è già questa sera dentro il cuore della gente” osserva Ron, giovedì sera al teatro Gustavo da Modena di Palmanova, e attacca: Se io fossi un angelo… Ron canta Dalla, a cui è stato legato da profonda amicizia e lungo sodalizio artistico. Il cantante bolognese è scomparso nel 2012: quest’anno avrebbe compiuto 75 anni.

Due ore di intensi ricordi sul filo di parole immortali: Dice che era un bell’uomo e veniva dal mare, parlava un’altra lingua ma sapeva amare.  Pensi all’estate quando tu eri straniera e lui era straniero e l’amore era al di là del mare. Prese mia madre sopra un bel prato… E ricordi qualche amica rimasta incinta e una morta per un aborto illegale. Eh sì, pillola anticoncezionale e aborto legale ce li siamo conquistati.

Ron racconta: “In questa canzone Lucio fa l’elenco di tutte le cose che avrebbe voluto essere per amore: un vestito, un rossetto, una spiaggia, il mare…” e intona: Tu, tu dolce terra mia, dove non sono stato mai… Così non ci lasceremo mai, neanche se muoio e lo sai. Lucio da bambino passava ore a guardare fuori dalla finestra, come abbiamo fatto tutti, ma lui lo faceva pure per evitare che i parenti in visita gli chiedessero: “Cosa vuoi fare da grande?” E ascoltando Piazza grande, appaiono Bologna, i suoi portici, i suoi amici che erano come i nostri.

Lucio Dalla rimane orfano di padre a 7 anni e sarà legatissimo alla madre. A modo mio avrei bisogno di sognare anch’io, a modo mio avrei bisogno di carezze anch’io…

A Budapest scrive: C’è una casetta piccola così… Amore mio, non devi stare in pena, questa vita è una catena… Attenti al lupo… Quella volta il lupo era il comunismo nei Paesi dell’Est Europa. Mi rivedo quindicenne a novembre con papà in una Budapest ricoperta da una coltre di nebbia grigia che non faceva trapelare né luci né colori né sorrisi. E la musica zigana al ristorante metteva il magone. Mai come ora, che ci crediamo liberi, dobbiamo cantare Attenti la lupo per non sprofondare in un altro tipo di dittatura. Dittatura delle coscienze morte, a causa dell’ignoranza imperante, che ci farà rifare gli stessi errori del passato. Chissà, chissà domani su che cosa metteremo le mani… Nostro figlio non avrà paura del domani. Così speravamo.

E sognò la libertà, e sognò di andare via… Prendere di notte un areoplano… Ma l’America è lontana, dall’altra parte della luna…

Tutto questo volevamo e molto abbiamo avuto. Eppure la meta è sempre sconosciuta e non è come te l’eri immaginata. Si può però tornare indietro e giocare a come eravamo, ci suggerisce Dalla in un  paio di frasi che sono il suo testamento: “Bisogna giocare per essere liberi. Bisogna sparire per rinascere di nuovo. Lucio”.

Confessione: io adoro Ron e sono andata a sentire lui, non Dalla. Vorrei incontrarti fra cent’anni…

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