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Anniversari: la cantante jazz Billie Holiday a sessant’anni dalla scomparsa

Riflessioni su un'artista che ha fatto la storia del jazz trasmettendo ad un genere musicale d'intrattenimento un' inedita nota di lirismo poetico

Billie Holiday in concerto al club Bali in Washington DC

Eleanora Fangan nota come Billie Holiday o Lady Day viene ricordata e celebrata sessant’anni dopo la sua morte. Un'archetipo dell'artista disadattato e spinto ai margini della società, Billie Holiday è riuscita, malgrado tutto ad imporsi sulla scena musicale mondiale a dispetto degli episodi di prostituzione e di dipendenza dalle droghe che sono parte della sua biografia

“Amare è anche soffrire e soffrire è necessario per amare” questo è uno dei pensieri rilevanti della straordinaria Billie Holiday, star influente della musica jazz e blues degli anni trenta/quaranta. Era una donna volubile, complessa e vulnerabile con un passato travagliato influenzato da genitori assenti, episodi di prostituzione, uso di sostanze stupefacenti e problemi con la giustizia.

Si dice che quando non si ha nulla da perdere è più facile rischiare soprattutto in condizioni di precarietà, affitto da pagare, una madre malata e l’ansia del domani; così era scandita la giornata della giovane Billie che una sera come un’altra decise di cimentarsi in uno squallido locale sulla centotreesima strada del quartiere di Harlem a New York. E proprio lì trovò la sua fortuna nella musica, arma vincente che aveva già contraddistinto la sua infanzia grazie all’ascolto dei dischi del padre, suonatore di banjo e della madre ballerina. Un successo iniziato con 57 dollari sviluppato poi su scala internazionale promosso dalla casa discografica Columbia Records con la collaborazione di Benny Goodman e del compositore Abel Meeropol autore della canzone “The Strange Fruit” che fu uno dei suoi maggiori successi.

Una canzone dal testo molto significativo perché è una delle prime denunce contro il razzismo e per la difesa dei diritti civili degli afroamericani. Di conseguenza i brani interpretati dalla Holiday sono la testimonianza di un’epoca di cambiamenti postbellici e di evoluzioni culturali in cui i neri non potevano interagire con i bianchi, l’alcool e le droghe erano spesso una scusa per cristallizzare le minoranze di colore nel ruolo di emarginati sociali e la voglia di far sentire la propria voce era scambiato per un atto di irriverenza.

Lady Day incarnava questo esempio di ribellione con quella maturità vocale che, a soli vent’anni era già così sensuale languida. Quando si ascolta una canzone di Billie Holiday accompagnata dal pianoforte e dal sassofono sembra quasi di essere trasposti in un’altra dimensione un po’ nostalgica e un po’ romantica come un film in bianco e nero. Si raccontano temi sociali, amori mancati, mancanza di figure di riferimento tra dispiaceri e amarezze ponendosi interrogativi esistenziali. Come raggiungere la felicità? Come far restare un uomo accanto? Dove si trova il coraggio quotidiano? La risposta è una meditazione personale che ha trasformato il jazz, musica da ballo nata con una connotazione da intrattenimento, in impegno sociale e di affinità elettive.

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