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Musica: il maestro Simone Di Crescenzo e il Belcanto raccontato in TV

Intervista all’autore del programma televisivo appena conclusosi e dedicato a quel patrimonio che rappresenta la cultura musicale italiana nel mondo

Nella foto, Simone Di Crescenzo e Mariella Devia

Il repertorio italiano del primo Ottocento costituisce un tesoro musicale e letterario che attraverso le composizioni di autori del calibro di Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti delinea lo stile vocale di impareggiabile virtuosismo che rende la musica italiana altamente distinguibile nel panorama internazionale e allo stesso tempo un bene immateriale da preservare per l’umanità

S’intitola Il Belcanto il programma televisivo in onda su Classica HD – Sky canale 136 – a partire da lunedì 16 dicembre 2019. Si tratta di una serie di quattro puntate realizzante in collaborazione con il Museo Teatrale alla Scala, in cui viene illustrato il profilo storico dello stile vocale del Belcanto italiano, in auge tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

Vincenzo Bellini

L’autore del programma, Simone Di Crescenzo, pianista, musicologo e profondo conoscitore della musica del tempo, attraverso esempi al pianoforte e immagini di repertorio, guida gli ascoltatori alla scoperta di un mondo musicale in cui la tecnica vocale evolve in termini di omogeneità, agilità, virtuosismo e precisione. Un viaggio lungo il quale è affiancato dalla grande Mariella Devia, limpida voce di soprano che nel corso di più di quarant’anni di carriera ha illuminato con il suo inconfondibile timbro il repertorio italiano delle prime tre decadi del diciannovesimo secolo. Cantante sempre attenta alla pertinenza stilistica dell’interpretazione, Mariella Devia è stata a lungo attiva anche a New York: al Metropolitan Opera House, dove esordì nel ’79, così come alla Carnegie Hall. La prima puntata è dedicata al contesto in cui è maturato il passaggio dall’estetica legata ai canoni del Barocco ai caratteri dello stile che ai nostri giorni definiamo Belcanto. Le successive puntate accendono i riflettori su tre compositori dell’epoca: Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti.

Gioacchino Rossini

Il termine che dà il titolo al programma ha molta storia, la variante bel canto è attestata in una fonte del secolo XIV, un madrigale di Jacopo da Bologna, in cui è già possibile individuarlo come atteggiamento di ricerca, un ideale interpretativo a cui tendere, che ha dato risalto agli aspetti più intrinsecamente musicali della prestazione canora. L’autore ha gentilmente concesso a La VOCE di New York una breve intervista in cui ci ha parlato dell’esperienza televisiva appena conclusasi.

Maestro Simone Di Crescenzo, siamo lieti di averla con noi. Vuole raccontarci come nasce l’idea del programma?

Il programma nasce dalla volontà di portare sul piccolo schermo temi, autori ed opere che fanno parte del nostro grande patrimonio culturale e che rappresentano l’Italia nel mondo. Nello specifico abbiamo raccontato in pillole i tre grandi compositori italiani del primo Ottocento, ovvero Rossini, Bellini e Donizetti. L’importanza di rivalutare e diffondere queste tematiche in maniera scientifica ma con un taglio divulgativo ha permesso un’ottima collaborazione con Classica HD, che ha accolto il progetto con notevole entusiasmo. Mi occupo da molti anni di questo periodo musicale, sia come interprete che come studioso, e quindi per me è stato molto importante poter portare questa esperienza anche in televisione.

Gaetano Donizetti

Lei che ha curato molteplici eventi e rassegne, che idea si è fatto della ricezione da parte del pubblico del melodramma italiano del primo Ottocento?

Il pubblico è sempre molto attratto da questo repertorio. In teatro e durante i concerti ho constatato che gli autori del Belcanto sono sempre i più applauditi, anche se meno rappresentati. Non ci dimentichiamo che una delle caratteristiche di questo stile musicale è proprio il virtuosismo, che anche a distanza di due secoli continua a stupire e meravigliare il pubblico, creando delle vere e proprie tifoserie nelle platee. Il Belcanto è inoltre in grado di commuovere, di incantare, di muovere gli affetti ed i sentimenti attraverso una scrittura musicale ispirata e profondamente emotiva. Il problema non è dunque il pubblico, bensì gli operatori culturali che a volte dimenticano le potenzialità di questo repertorio, affidandosi a scelte artistiche scontate e ripetitive, soprattutto in Italia.

Venendo alla forma poetica del teatro musicale, ai libretti d’Opera, ritiene possano favorire la conoscenza della lingua italiana nel contesto mediatico in cui viviamo?

I libretti d’Opera sono stati da sempre un mezzo per conoscere ed approfondire la nostra lingua. Nell’Ottocento anche le classi proletarie conoscevano versi poetici, proprio grazie ai testi dei libretti, che erano assai popolari, molto più di altre forme letterarie. Ma guardando addirittura più indietro e quindi al Settecento, abbiamo avuto delle vette assolute a livello letterario e drammaturgico in questo campo, primo fra tutti Pietro Metastasio che ha “creato” la lingua per il teatro musicale.

Pietro Metastasio

Il pubblico dovrebbe essere educato alla riscoperta del libretto, come fonte primaria di ispirazione nella creazione dell’Opera. Bisognerebbe conoscere le parole prima di andare a teatro, per poter gustare e capire ogni momento dell’azione. Purtroppo capita che in alcuni casi gli stessi artisti non conoscano bene il libretto. Registi, soprattutto se non italiani, che non padroneggiano i versi, cantanti che non comprendono il significato profondo di alcune espressioni… Anche perché il registro linguistico utilizzato è abbastanza diverso dall’italiano corrente. Tutto questo porta ad un’inevitabile approssimazione anche a livello interpretativo. Il libretto d’Opera è uno strumento preziosissimo per conoscere la storia della nostra lingua e di come si sia evoluta, anche nell’era del digitale.

Come tutti sappiamo, l’approccio alla musica non è mai scontato. Che cosa consiglia a chi vuole avvicinarsi all’Opera? Può suggerire un piano d’azione?

Come ho anticipato nella risposta precedente consiglio di partire dalla lettura del testo e dall’ascolto di una buona edizione dell’Opera che si intende approcciare. A questo punto si è pronti per scoprirla in teatro, vivendo in prima persona tutte quelle emozioni che solo lo spettacolo dal vivo può trasmettere.

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