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Il drammaturgo venuto da Wall Street

Incontro con Dennis Loiacono, manager finanziario con la passione per la storia dell'immigrazione italiana in America recuperata attraverso il teatro. La scorsa estate il suo "Terrannova", per la regia di Theresa Gambacorta, è stato un successo che proverà a ripetere con un'altra storia drammatica

Dennis Loiacono è un distinto signore che incontriamo per un lunch in un diner di Manhattan, qualche tempo dopo aver visto il suo prima dramma, titolato “Terranova”. Loiacono spunta vestito in giacca scura e cravatta in perfetto stile Wall Street, insomma all’apparenza non ci sembra un drammaturgo. Non lo è, o meglio, non lo era mai stato fino a pochi mesi fa. Infatti dal 1982 Dennis lavora proprio a Wall Street, per una delle più importanti istituzioni finanziarie d’America – “but please don’t mention in this article the name of my company, I could run into trouble” ci prega dopo averci dato quasi per istinto quel biglietto da visita con su scritto Vice President, Financial Advisor… Ok, niente nome della big company.

“Da ragazzo suonavo la chitarra e al college ho continuato con la musica. Poi però ho messo su famiglia, avevo bisogno di un lavoro che mi facesse guadagnare e mantenere i miei. Così sono a Wall Street da quasi trent’anni”.

Quando la bolla finanziaria scoppia sul mercato Usa nell’estate del 2008, Loiacono dorme poco di notte, ma non perché è terrorizzato dalla borsa in picchiata – ne ha viste tante di “crisi” in trent’anni – ma perché ha appena scoperto una storia che lo affascina, anzi ormai lo ossessiona, e ne vuole scrivere a tutti costi una sceneggiatura. Su internet, googlando qua e là, insegue la sua passione per la storia, soprattutto quella italoamericana, e si imbatte per caso in quella di una giovane ragazza immigrata siciliana, Josephine Terranova, che nella New York degli inizi del secolo, venne processata per aver ucciso gli zii che la ospitavano da anni. Quel delitto e il susseguente processo, terrà con il fiato sospeso le prime pagine dei giornali d’America per mesi: Josephine, reo confessa, ha ucciso per vendicarsi e sfuggire alle continue violenze dello zio subite fin dalla più tenerà età con la complicità della zia. Durante il processo, si assiste allo scontro tra due culture inconciliabili, quella americana e quella più “tradizionale” della società siciliana, che mal si adatta ai “tempi moderni” degli inizi del Ventesimo secolo, ma che è invece ancora radicata nel sangue dei protagonisti della tragedia di Terranova.

“Ho capito subito che era una storia che doveva diventare o un film o un play. Ma io non ho mai scritto per il cinema o il teatro, allora ho contattato una mia lontana cugina, Pam Monk, che sapevo aveva avuto delle piccole esperienze Off-Off-Off Broadway. Così ho cominciato a raccontarle la storia, è stato difficile convincerla ad aiutarmi, all’inizio non voleva partecipare”.

Alla fine la cugina aiuta Dennis dandogli consigli di scrittura per il teatro, così il dramma è buttato giù agli inizi di Dicembre del 2008. A questo punto il rapporto tra i due comincia a complicarsi: “Lei mi aveva subito parlato di una regista che le sembrava adatta, così decidemmo di incontrarci, ma appena dopo dieci minuti di colloquio, capì subito che questa giovane regista non era adatta a ‘Terranova’. Mia cugina invece pensava il contrario. Intanto avevamo anche deciso di proporre il play al New York International Fringe Festival, mentre condideravamo anche altri festival”.

La storia pensata da Dennis e scritta con l’aiuto della cugina colpisce gli organizzatori del famoso festival newyorkese del teatro: “Gli abbiamo mandato Terranova a febbraio, a marzo abbiamo saputo che era stato preso per il 2009 Fringe Festival. A questo punto dovevamo subito iniziare con la produzione, ma mia cugina insisteva con quella regista che io invece non ritenevo affatto adatta. Così lei mi dette un ultimatum: o la sua regista oppure lei non avrebbe voluto avere più nulla a che fare con la produzione, sarei rimasto da solo. A quel punto non avevo scelta, decisi di andare avanti, sentivo che questa storia italoamericana realmente accaduta doveva essere raccontata e divulgata, non potevo certo abbandonarla”.

Nel maggio del 2009 Loiacono fonda la Monreale Production LLC (dal nome della cittadina alle porte di Palermo da dove la sua famiglia partì per l’America) e si mette in cerca del regista e degli attori per la sua prima opera. “Metto un annuncio per un regista, sperando che qualcuno risponda. Ne intervisto molti, ma nessuno mi sembra adatto. Nessuno riusciva veramente a capire, a sentire il dramma che avevo scritto. Alla fine chiamo l’ultimo nome nella lista: Theresa Gambacorta (Ricordate? bravissima anche come attrice, chi scrive l’ha ammirata un paio di anni fa nel monologo “Magnani”). In quell’incontro Theresa per circa un’ora mi mette sottosopra ‘Terranova’, personaggio dopo personaggio, scena dopo scena. Ad un certo punto la fermo e gli chiedo se sta recitando una parte o se veramente gli piace il dramma che ho scritto. Mi dice che non sta recitando affatto, che veramente vuol far vivere Terranova. Ho capito all’istante che lei era la regista, il lavoro era suo”.

Anche per la scelta degli attori, Gambacorta vuole accanto Loiacono, si fida del suo instinto. “Appena ho visto Laura Lamberti ho subito riconosciuto Josephine Terranova, era proprio lei. E lo stesso è capitato con Lucia Grillo, venne all’audizione vestita proprio come immaginavo vestisse Concetta Reggio, la zia di Josephine. E così gli altri attori, tutti bravissimi nel far rivivere quei personaggi che mi vivevano in testa da mesi”. Ecco i nomi degli altri attori e la loro parte: Margo Singaliese as Maria DeAngelo, John Gazzale as William Randolph Hearst, Steve DiNardo as John Palmieri, Joe Larocca as Gaetano Reggio, Raissa Dorff as Dorothy Dix, Emlio Tirri as Giuseppe Terranova.

Nell’agosto del 2009 “Terranova” apre con cinque spettacoli e sono tutti sold out, “con una fila all’entrata che non finiva mai e chi era senza biglietto doveva essere mandato via! Così il festival ci fa tornare in settembre con altri cinque spettacoli all’off Brodway The Actors Playhouse. ‘Terranova’ si rivela non solo un successo ma un’esperienza indimenticabile per me. Così mi sono messo a scrivere un altro dramma, e questa volta, ancor prima di finirlo, ho già la regista che lo dirigerà, Theresa ovviamente. Lei ha accettato entusiasta di occuparsi di un altra storia italoamericana veramente accaduta. Il dramma tratta di una famiglia che ha perso un bambino. Il nome provvisorio del play è ‘Mancari’, ma potrebbe cambiare a lavoro ultimato”.

E a Wall Street che succede intanto? Dennis Loiacono ogni giorno entra nei lussuosi saloni della grande compagnia di cui è vice presidente, e affronta le montagne russe dei mercati in questi tempi di crisi. Nervi saldi, tenere a freno le emozioni, anche questi momenti difficili passeranno. Ma di notte il cuore di quel nipote di emigranti da Monreale, batte forte solo per ripassare in testa quei drammi di vite sofferte e troppo presto dimenticate ma che, grazie al suo talento, ora resuscitano nella magia del teatro.

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