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Open Roads – Parlano i registi

Dibattito alla Casa Zerilli-Marimò sul cinema italiano

 

New York – Il cinema italiano è in gran forma e gode di un momento di grande creatività e fermento culturale.
Sono d’accordo su questo giudizio i registi italiani protagonisti della rassegna “Open Roads 2010” al Lincoln Centre di New York che durante il dibattito organizzato dalla Casa Zerilli-Marimò di New York hanno parlato dei film presentati all’annuale rassegna e dello stato di salute del cinema italiano. Innanzitutto, accanto ai grandi nomi del cinema italiano ci sono molti giovani esordienti che si stanno facendo avanti con grandi soggetti e sceneggiature, portando sugli schermi opere originali. Lo dimostra anche il fatto che quest’anno l’Open Roads ha scelto una selezione di film mettendo insieme i classici autori dell’establishment cinematografico italiano con i giovani filmakers. Una scelta portata avanti con orgoglio, come sottolineano Richard Pena e Antonio Monda, direttore il primo e organizzatore il secondo della rassegna al Lincoln.
Quest’ultimo ha sottolineato la necessità di un linguaggio più moderno e universale senza rinunciare alla grandezza e alla tradizione che da sempre caratterizza il cinema italiano. Nonostante la crisi e i tagli, c’è molta voglia di fare e di raccontare un paese, l’Italia, che in questo momento sta attraversando una particolare situazione economica e sociale.
“Il problema del cinema italiano- interviene Gabriele Salvatores- è non tanto in chi lo fa quanto in che modo riusciamo a comunicare le nostre storie all’estero. Il cinema italiano è famoso in tutto il mondo grazie a due elementi: il neorealismo e la commedia italiana. Ora però dobbiamo porci il problema di superare questa grande eredità culturale e di raccontare qualcosa di nuovo”.
Su questo concorda anche il regista Giorgio Diritti che esorta il pubblico americano a dare maggiore fiducia al nuovo cinema italiano.
Ma la creatività non basta. Infatti è di questi giorni la notizia, oltre che la polemica, sui tagli alla cultura, che la nuova finanziaria ha messo in atto. In maniera particolare il cinema è stato fortemente penalizzato con il rischio che, una grande istituzione come il Centro sperimentale cinematografico di Roma, dove molti nuovi registi si sono formati, potrebbe essere chiuso a causa dei tagli.
Valerio Mieli,giovane regista che si è formato proprio al Centro cinematografico sperimentale, mette in evidenza la sproporzione tra la capacità e le potenzialità degli artisti a fare dei grandi prodotti cinematografici e le possibilità economiche che un paese, come l’Italia, possa offrire.
“Ma c’è di buono che la crisi, come dice Alessandro Aronadio, anche lui al primo film, spinge ad una maggiore creatività e all’arte di arrangiarsi”. “La stessa crisi, economica, culturale e sociale, offre uno spunto interessante per molti soggetti cinematografici, dice il regista Alessandro Angelini”.
“L’Italia sta cambiando- afferma Angelini- e questo cambiamento viene intercettato in maniera inequivocabile dal cinema che racconta sempre le contraddizioni e le crisi di questo paese”.
Carlo Verdone esalta ed esorta la nuova generazione di cinematografi e continuare nella loro produzione e nella loro creatività. “Il cinema italiano, dice il regista romano, sta vivendo un periodo di grande splendore e di grande creatività. Sento molta energia in questi giovani registi e molta voglia di scommettere, nonostante tutto”. E al pubblico, numeroso ed entusiasta, che chiede se è necessario questo superamento dell’eredità neorealista, i registi rispondono che non si può fare a meno di fare riferimento ogni volta alla tradizione neorealista, grande patrimonio letterario e cinematografico. Ma nello stesso tempo il cinema italiano si sta evolvendo molto nel linguaggio e nella cifra registica. Prova ne sono i numerosi premi e riconoscimenti, non ultimo quello a Cannes dove è stato premiato Elio Germano come miglior attore. Una vera e propria renaissance che nasce in risposta, dicono i registi, alla sterilità politica e sociale.
 
 

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