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TEATRO/ Dalle Marche un’Antigone dei giorni nostri

Ultimamente molte Regioni italiane mandano missioni a New York. Fra le più attive: Sicilia, Calabria e Campania. Tocca ora alla Regione Marche.

Han mandato Gilberto Santini (AMAT) con materiale, pubblicità e cibi prelibati (dettagli da IItaly). Hanno anche mandato una originalissima tragedia, creata dal gruppo Motus (Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande). Quattro eccellenti attori (S. Calderoni, V. Aleksic, B. Steinegger e A. Sarantopoulou) ci fanno rivivere il dramma di Antigone che sfida l’autorità di Creonte, volendo onorare il fratello Polinice. Ribellione è il tema portato ai nostri giorni, dove giovani “indignati” occupano le piazze di tante città. In “Alexis. A Greek Tragedy” rivive un conflitto in Grecia in cui un sedicenne venne ucciso dalla polizia. Migliaia di giovani occuparono la piazza per onorare il caduto. Viene creato qui un chiaro parallelo con il movimento “99 contro Uno”. Energia, ritmo, stile. Ed un finale perfetto. Viene invitato il pubblico a salire sul palcoscenico. Più di trenta partecipano con entusiasmo.

L’autrice Daniela ci ha detto che in Francia, una sera, ben 108 si sono uniti agli attori. Un bel successo per una nuova forma di teatro italiano.

Abbiamo una ripresa del musical “On a Clear Day You Can See Forever” al teatro St. James (246 West 44th Street). Musica di Burton Lane, liriche di Alan Jay Lerner. Con un nuovo libretto di Peter Parnell. Una storia che incuriosisce. Mark (Harry Connick Jr.) è uno psichiatra che pensa ancora alla moglie morta. Non sa consolarsi finché non trova una paziente insolita. Melinda (Jessie Mueller) ha una doppia personalità quando è sotto ipnosi. Torna a un passato sessualmente ambiguo. Diventa in scena, davanti ai nostri occhi, una giovane fiorista gay. David (David Gamble) è gentile e femminile. Quando scompare dietro un divano, appare come la bella paziente Melinda. Mark è affascinato e impaurito, allo stesso tempo. Attratto dalla doppia personalità. Pronto a baciare sia la donna sia l’uomo. Succede. E’ confuso. Canta “She Isn’t You”. Melinda risponde con la bella canzone “Open Your Eyes”. Avranno poi altri duetti “Too Late Now” e “You’re All the World to Me”. In quest’ultimo appaiono le due versioni della donna-uomo di cui si sta innamorando. Ci sono altri personaggi interessanti. La convincente Kerry O’Malley adora Mark; lui non se ne rende conto. Drew Gehling è amico fedele di un David vago che si sta innamorando del dottore, specialmente dopo il bacio. Buona coreografia di JoAnn M. Hunter che collabora col regista Michael Mayer. Altre applaudite canzoni sono “Love with All the Trimmings” e “Come Back to Me”. Molti applausi.

Tre atti unici al teatro Brooks Atkinson (256 West 47th Street). Diversi, divertenti. Cominciamo con le lodi. Belle, scene costose di Santo Loquasto. Sedici eccellenti attori, ben diretti da John Turturro.

Ed ora passiamo ai contenuti. Leggeri e scherzosi. Si ride, di tanto in tanto. “Talking Cure” di Erthan Cone – Lo psicanalista Jason Kravits è in un istituto per malattie mentali. Intervista un paziente difficile (Danny Koch). Viene minacciato ed aggredito. Le parole non bastano.

Vediamo poi la coppia Allen Lewis Rickman e Katherine Borowitz. Litigano. Non si risolve nulla con dialoghi trasversali.

Secondo atto unico: “George Is Dead” di Elainen May – Carla (Lisa Emory) è una gentile moglie che attende a casa il ritorno del marito. Arriva invece una loquace svanitella (Marlo Thomas) che annuncia che il marito è morto. Può dormire da lei?

Non ha preparato nulla per il funerale. Deve pensarci Carla. Torna il marito ed è furioso (Grant Shaud). Non vuole a casa quella peste di Doreen.

Nessuna pietà. Litiga e se ne va. Arriva Nanny ( P a t r i c i a O’Donnell). Ignora Carla e mostra tanto amore per la svanitella. Ultima frase di Carla, che ha perso la pazienza: “Bruciate il morto!” Il terzo atto unico è “Honeymoon Hotel” di Woody Allen. E’ quello che ha strappato più risate. Dieci personaggi bizzarri che litigano e dicono barzellette in attesa della pizza che li sfamerà. Si ride a continue scoperte. I due sposi sono Nina (Ari Graynor) e Jerry (Steve Guttenberg).

Lui è in verità il padre dello sposo che arriva all’ultimo momento ed abbraccia sua madre con amore (Caroline Aaron e il fragile Bill Army). Molti insulti a base sessuale. Donne che accusano uomini di non saper amare. Arriva la coppia Mark Linn-Baker e July Kavner. Sono i genitori della sposa infuga. Confessano tradimenti anche loro. Arriva finalmente il saggio rabbino (Richard Libertini) con retorici ammonimenti e Sal che consegna la pizza (Danny Hoch). Analizza tutti. Molti applausi ai volenterosi attori.

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