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BROADWAY & DINTORNI/Che vinca il migliore

Nella foto, Kerry Butler, Eric McCormack e Angela Lansbury in “The Best Man” di Gore Vidal (© Joan Marcus)

Nella foto, Kerry Butler, Eric McCormack e Angela Lansbury in “The Best Man” di Gore Vidal (© Joan Marcus)

La corsa e le lotte a colpi bassi per raggiungere la Casa Bianca in “The Best Man” di Gore Vidal: cosa non si fa per il potere?

Tre eccellenti produzioni a Broadway. Ritorno del noto “The Best Man” di Gore Vidal. Molti produttori guidati da Jeffrey Richards. Teatro G. Schoenfeld (236 West 45th Street). Ci ricorda le lotte per la Casa Bianca. Lotta spietata tra politici ambiziosi. Nella bella scena di Derek McLane, vediamo le due sezioni dove si daranno battaglia i due candidati di un partito non indicato. Ma si pensa subito al partito repubblicano che per mesi, ora, ha mostrato odio e violenza. Si accusano senza ritegno. Ciò che è solo la possibile vittoria alle elezioni di novembre. Russell (John Larroquette) si porta dietro la moglie che non ama più e che ha tradito più volte. La dolce Alice (Candice Bergen) lo ama ancora, con devozione, e vuole aiutarlo. Il suo accanito rivale è Cantwell (Eric McCormack). Vuole usare tutti i mezzi a sua disposizione per sconfiggere Russell. Sparge la voce che ha avuto delle crisi di nervi ed è mentalmente instabile. Una menzogna, naturalmente, ma potrebbe funzionare. Ci sono molti esempi di sconfitte per candidati accusati di vacillamenti psicologici. Jensen (consigliere di Russell – Michael McKean) suggerisce di usare fango contro fango. Ha un testimone che può dimostrare che Cantwell ha avuto esperienze omosessuali.

Russell è fondamentalmente onesto e non vuole usare metodi sporchi. Cantwell, circondato da amici, sua moglie (Kerry Butler) e sua madre (Donna Hanover) non si scoraggia e cerca l’aiuto telefonico di un generale che lo conosce bene e lo stima. Confronto diretto. Nessuno dei due cede. Sorpresa finale. Russell annuncia che rinuncia a favore di un terzo candidato. Meglio un volto quasi sconosciuto di un volgare, ambizioso Cantwell. Altri personaggi interessanti sono la saggia decana delle donne in politica (la convincente Angela Lansbury) e l’anziano ex-presidente (James Earl Jones). Quest’ultimo suggerisce di usare la religione come necessario ingrediente per essere eletti. Molti applausi. Un bel successo. Speciale per chi vuole capire meglio gli intrighi della politica. Commedia nuovissima è “End of the Rainbow” di Peter Quilter (al teatro Belasco (111 West 44th Street). La bravissima Tracie Bennet ci fa rivevere gli ultimi mesi nella vita di Judy Garland. Ha studiato bene i gesti e i movimenti della grande, amatissima Judy ed ha una voce potente. Ci convince per quasi due ore. Nella prima scena la vediamo innamorata del giovane Mickey (Tom Pelphrey). Vuole che diventi il suo quinto marito. Mickey è paziente e cerca di soddisfare tutti i capricci della diva. Vuole alcohol e droghe. Mickey ed il pianista Anthony (Michael Cumpsty) fanno di tutto per distoglierla. Ma a volte devono cedere. Lei minaccia di non andare in scena se non le danno le pillole. Dalla stanza in albergo andiamo spesso in teatro, ad assistere alle sue recite.

Si teme sempre che possa cedere, sbagliare, svenire. Si è confusa spesso in verità e si è fatta desiderare arrivando tardi. Ci tiene in sospeso e temiamo per lei. Ma riesce quasi sempre a dare ottimi concerti. Bravissimo Anthony che ha il ruolo di un musicista omosessuale. Ma è in verità innamorato di lei. La bacia; le offre di andar via con lei, per una vita serena in campagna. La prega di non sposare l’ambiguo Mickey. Lei non accetta la proposta. Le cose peggiorano e Mickey cede. Le dà ormai tutte le pillole che vuole. La sta ovviamente uccidendo. Si sposa no. Quinto marito. Felice, si spera, per tre mesi. E poi muore nel 1969 a 47 anni. Una vita tragica, ben presentata. In tre ruoli minori, il versatile Jay Russell. Ben diretto da Terry Johnson. Applausi a scena aperta. Abbiamo poi al Lincoln Center (65th Street & Broadway) una piacevole commedia della giovane Amy Herzog, “4000 Miles”. Toni gentili e umani in un incontro fra un giovane ventenne e un’anziana donna. Leo (Gabriel Ebert) arriva in bicicletta dopo un lunghissimo viaggio. Viene a riposarsi nella casa della nonna, una dolce signore che vive sola ed è felice di vederlo ed ospitarlo. Vera (Mary Louise Wilson) ascolta con pazienza le confessioni del giovane. Nella famiglia che ha lasciato aveva una sorella adottata. Se ne era innamorato. Scandalo. Ha dovuto andar via dopo che han scoperto che si sono baciati. La fidanzata di New York è Bec (Zoe Winters). Viene a trovarlo. E’ dura e crudele. Forse lo ama ancora un po’ ma non lo vuole più nella sua vita. Giorni dopo gli porta a casa una bella cinese, la giovane Amanda (Greta Lee). E’ una donna modernissima che odia la Cina e l’ha lasciata perché non permettono amore libero. Si offre, si spoglia, stanno per amarsi. Arriva la timida nonna ed i desideri spariscono. Amanda non è più interessata a questo giovane che è forse comunista come la nonna. Ha trovato libri che lo dimostrano. Forse è vero. La nonna aveva idee socialiste. L’intera famiglia era impegnata nella lotta per la giustizia sociale. Questo non piace ad Amanda. Se ne va per sempre. Il povero Leo ha quindi perduto tre donne, tre occasioni di amore. Non è facile, oggi, la vita dei giovani. Troppi dubbi ed incertezze. Ben recitato da un’affiatata compagnia. Ben diretto da Daniel Aukin.

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