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TEATRO VALLE/ L’attore in… ginocchio

La locandina dello spettacolo "La Confessione" di Walter Manfré

La locandina dello spettacolo "La Confessione" di Walter Manfré

Al Valle di Roma la singolare iniziativa di Walter Manfré che, dopo l’esordio a Taormina, sta girando mezzo mondo

E’ l’immagine scelta per questa speciale edizione de “La confessione” – memorabile spettacolo di Walter Manfré – ma vuole essere anche un’immagine emblematica di questo preciso momento storico. “La ‘Confessione’ – dice Manfré – fin dal suo debutto , fu definito uno spettacolo rivoluzionario. Ed in effetti ancora lo è. Purtroppo però, l’emblematica figura dell’attore in ginocchio che chiede scusa per essere assetato di poesia, rappresenta la sconfitta dei ragazzi di allora che non seppero preparare la strada a quelli di oggi che sono ancora assetati di Poesia”.

L’allestimento prevede il coinvolgimento degli attori occupanti e sostenitori del Teatro Valle Occupato, mentre il coinvolgimento di nuovi autori della scena contemporanea nazionale e internazionale punta invece ad una ulteriore rigenerazione di questa raccolta con nuovi testi scritti per l’occasione.

“La Confessione” oltre essere un’indagine di vent’anni e su scala internazionale sul tema del peccato, è da sempre per sua natura un ponte diretto fra l’attore e l’autore, e in questo caso specifico fra gli attori occupanti del Valle Occupato e la nuova drammaturgia contemporanea, anche per questo motivo il Valle Occupato si rivela la sede più giusta per questa speciale edizione dello spettacolo in quanto futuro centro nazionale della drammaturgia italiana.

Lo spettacolo debutterà mercoledì 3 maggio 2012 al IV ORDINE DEL TEATRO VALLE OCCUPATO, mentre domenica 6 maggio lo spettacolo si sposterà SUL PALCOSCENICO del teatro per una NON STOP di quattro repliche consecutive.

“La Confessione" di Walter Manfré è un esperimento teatrale che gioca sulla curiosità tutta umana di spiare i peccati degli altri. Lo spettatore uomo diventa confessore di una peccatrice femmina, viceversa le spettatrici confesseranno i peccati degli uomini. Ci sono due file con dieci inginocchiatoi: da un lato siedono gli spettatori per fare da confessori muti in ascolto, e dall’altro si avvicenderanno i dieci personaggi "peccatori". Lo spettacolo nasce al Festival di Taormina nel 1993, viene ospitato nel 1994 al Piccolo Teatro di Milano per volontà di Giorgio Strehler, è presentato al Festival di Avignone nel 1999, nel 2000 viene messo in scena nel prestigioso Théatre du Rond Point sugli Champs-Elisées a Parigi. “La Confessione” gira il mondo (Santiago del Cile, Buenos Aires, Avignone, Parigi, Madrid e Londra) e si arricchisce di volta in volta di nuovi peccati.

Venti monologhi per venti personaggi, tutti diversi tra loro, nei panni e nell’indole, scritti appositamente per questo spettacolo da: Giuseppe Manfridi, Rocco Familiari, Umberto Simonetta, Valeria Moretti, Edoardo Erba, Aurelio Grimaldi, Dacia Maraini, Vincenzo Consolo, Angelo Longoni, Maria Leconte, Raffaele Esposito, Giancarlo Montesano, Ugo Chiti, Vittorio Franceschi, Michele Serra, Duccio Camerini, Enzo Siciliano, Beatrice Monroy, Michele Serio, Rocco Familiari, Stefano Benni, Giampiero Bona, Remo Binosi, Luca De Bei, Alberto Bassetti, Giuseppe Fava, Ghigo De Chiara, Roberto Russo, Aldo Nicolai, più altri testi scritti per l’occasione da M.Vittoria Solomita, Angelo Pavia, Giovanna Amato, Claudio Vettraino, Primo De Vecchis e Serena Manfrè.

Sono oltre 200 testi raccolti negli anni dall’ideatore e regista dello spettacolo e vengono selezionati volta in volta in base al contesto in cui si svolge lo spettacolo. In alcune edizioni i testi vengono scritti dagli autori stranieri del paese in cui viene rappresentato lo spettacolo.

Un’immagine del Teatro Valle (Roma) occupato

Indipendentemente dalla lingua si tratta sempre di peccati "della mente e della mano, di lussuria della carne e delle idee" per parafrasare il monologo del prete folle che accoglie gli spettatori all’inizio dello spettacolo. Nell’edizione italiana rimarrà sempre impresso e impressionante più degli altri il volto emaciato e incavato di un’attrice che interpreta un travestito ricoperto di drappi bianchi, come un lebbroso e un fantasma, il quale confessa la sua disperazione. Rimangono impresse e impressionanti le parole di un anatomo-patologo che possiede tutte le donne morte che deve sezionare. Rimane impresso il grido di una donna che a suo modo scandisce il tempo dell’intera rappresentazione nel bisbiglio di tutte le altre confessioni etc. etc.

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