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BROADWAY & DINTORNI/ Conosci mio marito?

Nella foto, Lois Markle con Rosemary Prinz in “She’s of a Certain Age” (© B. Hider)

Nella foto, Lois Markle con Rosemary Prinz in “She’s of a Certain Age” (© B. Hider)

Giochi di memoria, età avanzata e dubbi su infedeltà coniugali in una commedia di Susan Charlotte. Nina Raine e i litigi in famiglia

C’è a New York la “League of Professional Women” nel teatro; più di cento preparate, abili produttrici, autrici, registe, attrici. Sono sempre più presenti sui palcoscenici di Manhattan. E molte sono persistenti, presentando almeno un’opera ogni anno. Da notare fra loro la commediografa Susan Charlotte. Presenta questo mese una “prima mondiale” del suo testo “She’s of a Certain Age” al teatro Beckett (410 West 42nd Street). Delicati ritratti di due donne non più giovani che cominciano a perdere la memoria e sono spesso confuse. Testo diviso in tre scene. In “Did You Know My Husband?”, Sylvia (la poetica Rosemary Prinz) chiede ripetutamente a Dottie (Lois Markle) se conosce suo marito. Dottie è sorpresa e confusa. Si ha il sospetto che una moglie abbia scoperto la segreta amante di un marito infedele. Teso, interessante dialogo. La sorpresa è un’altra. In “Living for Design” Dottie sta preparando un ricevimento a sorpresa per Sylvia che però lo sa. Quindi… cercano ragioni per la festa. In “Come On”, Jim (il simpatico Robert Newman) usa quella frase almeno cento volte cercando di convincere la bella Julia (Drena De Niro) ad andare a letto con lui. Julia è energica e decisa. Rifiuta e se ne va. Jim confessa poi alla madre Sylvia che ama Julia veramente, onestamente. Molti applausi ai quattro attori ed ai due registi Antony Marseliis e Christopher Hart.

Due magnifiche attrici hanno vinto il premio “Outer Critics Circle”: Tracie Bennett in “End of the Rainbow”, la tragedia di Judy Garland, al teatro Belasco (111 West 44th Street) e Spencer Kayden in “Don’t Dress for Dinner” di Marc Camoletti (adattamento di Robin Hawdon) al teatro American Airlines (227 West 42nd Street). Del primo abbiamo già scritto con lodi. Il secondo lo consiglio a chi vuol ridere per due ore. Non avevo mai visto Spencer Kayden recitare. E’ meravigliosa in un ruolo simpatico ma difficile. Nell’elegante scena di John Lee Beatty, Bernard (Adam James) è un marito felice. La moglie sta andando in vacanza e la sua amante sta per arrivare. Ma come in una frenetica farsa di Feydeau tutto va a rotoli. Tanti equivoci e guai. La moglie è pronta con la valigia ma intercetta una telefonata. Sta per arrivare, ospite di suo marito, il suo amante Robert (Ben Daniels). In effetti Bernard aveva invitato anche il suo miglior amico per coprire la sua infedeltà. Ma anche la moglie, la bella Jacqueline (Patricia Kalember), è infedele e va a letto con il miglior amico del marito. Decide di restare. Arriva la deliziosa Suzette (la Kayden) che è stata assunta come cuoca. La scambiano per l’amante e la costringono a mentire su tutto. Arriva poi la vera amante Suzanne (la florida Jennifer Tilly) e le cose si complicano. La trasformano in cuoca. Si ride per due ore. Consigliata.

Chi vuol poi analizzare le ragioni per cui si litiga in famiglia deve vedere “Tribes” di Nina Raine, diretta dall’abile David Cromer al teatro Barrow Street (Sheridan Square). Un pa dre urla continuamente contro moglie e figli. Tante ragioni. La principale è che il figlio Billy (Russell Harvard) è muto. Porta la fidanzata (Beth – Mare Winningham) e si parlano a segni. Tensione. Il fratello Daniel (Will Brill) è un ribelle che urla e non accetta il comportamento degli altri. Tenta anche di baciare Beth. La ragione? Non vuole che Billy lasci la casa. Non vuole nella sua “tribù” una straniera. Tutti perfetti. Anche Jeff Perry, Susan Pourfar e Gayle Rankin. Caldi applausi. Un bel successo.

Al teatro 59E59 ci sono sempre tre novità ogni mese. “Take What Is Yours” di Erica Fae e Jill A. Samuels, diretto dalla Samuels.

La regia è veramente eccezionale, insolita. Pannelli che si muovono per indicare i limiti della prigione dove la protagonista è relegata.

L’attrice e autrice Erica Fae si basa sugli scritti di Alice Paul che narra le difficoltà delle suffragette che dovettero battersi con ener gia per ottenere il diritto al voto. Molte finirono in prigione e usarono la minaccia dello sciopero della fame. E’ il caso in questo dramma. Un paziente inquisitore (il bravo Wayne Maugans) cerca di convincere la prigioniera (Erica Fae) ad accettar cibo e compromessi. Ma Erica è inflessibile. Come dice il titolo “dobbiamo prendere quel che ci è dovuto”. Vengono citate le ridicole ragioni per cui le donne non dovrebbero votare. Un documento scritto da uomini nel 1915 indica ragioni assurde, risibili. Solo cento anni fa non si aveva il minimo rispetto per le donne.

Un testo utile. Ci ricorda le tante difficoltà per portare giustizia in un paese come l’America. Un paese che è, dopo tutto, spesso all’avanguardia. Nel secondo teatrino c’è Here I Go” del gruppo Monk Parrots. E’ una compagnia d’avanguardia che sor prende con bizzarre innovazioni. Molto originali.

Difficili da seguire nella regia di Luke Leonard (testo di David Todd). Inizia con bei filmati su Dolly Parton, nota per la sua “country music”, per i suoi enormi seni e per il suo senso dell’umorismo. Lynette, quattro attrici di diverse età, narrano la passione di una donna che vuol forse commettere suicidio.

L’uomo che ascolta e balla, di tanto in tanto, è Michael Howell. Le donne delle viverse età sono Gates L. Leonard (6), M. Ilardi-Lowy (16), Jessica Pohlman (26) e Nathalie Leonard (60). C’è anche un’attrice con testa di cavallo. Cucinano, ballano, cantano. Brave. Testo troppo moderno per spettatori anziani. Manca chiarezza.

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