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Casa Italiana Zerilli-Marimò/ Faletti: film e danza del linguaggio

Nella foto, l’incontro con Giorgio Faletti (a sinistra dietro il podio) alla Casa Italiana Zerilli-Marimò @ NYU

Nella foto, l’incontro con Giorgio Faletti (a sinistra dietro il podio) alla Casa Italiana Zerilli-Marimò @ NYU

Lunedì 18 giugno, prima di chiudere le sue porte per le vacanze estive, la Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU ha offerto ai suoi ospiti un ricco programma di presentazioni e discussioni. L’evento è stato composto di due parti principali e sebbene il tentativo di combinarli sia stata un’impresa ambiziosa, gli organizzatori hanno vinto la sfida e non hanno deluso il pubblico. 

La serata si è aperta con la proiezione dei film Senza aggiunta di conservanti di Maria Tilli e Mexican Cuisine di Fran Guijarro, vincitore nella categoria di miglior film, preceduta da una breve introduzione della direttrice dell’IMA Festival Committee, Elena Maria Manzini. In questo modo si è concluso l’IMAF International Migration Art Festival a New York, focalizzato quest’anno attorno al tema del cibo e l’immigrazione. In seguito alla proiezione di alcune parti dei due film, Fran Guijarro ha parlato della sua esperienza di regista, le sfide con cui i giovani artisti devono affrontarsi e l’esperienza specifica di creare Mexican Cuisine.

 

Come ha affermato Guijarro, la dimensione globale della società moderna viene evidenziata prima di tutto nell’alimentazione – potere mangiare una pizza in un ristorante messicano, per esempio, prova a che punto le culture, tanto diverse solo alcuni decenni prima, s’infiltrano e si permeano oggi. Infine la Manzini ha concluso le presentazioni attorno all’IMA Festival con una conversazione molto piacevole con Heba Madkour, vincitrice del premio “Migliore racconto breve”, in cui la giovane milanese ha condiviso con il pubblico la sua affascinante e complessa esperienza di crescere come egiziana in Italia.

Dopo il pubblico ha avuto il piacere di trascorrere la seconda ora dell’evento in compagnia del versatile Giorgio Faletti. Qualunque cosa dicessimo per introdurlo, non sarebbe così precisa e adatta come le parole che il Prof. Stefano Albertini, direttore della Casa Italiana, ha scelto per introdurre l’ospite: «Quando lui decise di scrivere, il suo primo libro vendette più di tre milioni di copie, quando decise di cantare, giunse a Sanremo e quando scelse di recitare, ricevette la parte principale in uno dei film più famosi in Italia, “La notte prima degli esami”. Sembra che quest’uomo non sbagli mai».

 

Con il suo incantevole senso dell’humor Faletti ha conferito un tono di sensualità artistica alla discussione sulla sfida di tradurre e sull’importanza enorme della traduzione nella letteratura contemporanea. Purtroppo oggi si parla poco dei problemi della traduzione – un mestiere incredibilmente esigente e difficile che però sembra di non ricevere il riconoscimento che merita. Ci sono vari scrittori internazionalmente rinomati, cui traduttori quasi nessuno conosce. Tuttavia il successo internazionale di uno scrittore è strettamente legato alle capacità del suo traduttore: se non ben tradotta, qualunque opera letteraria perde parte della propria qualità e viene seriamente danneggiata perchè non trasmette più il talento dell’autore. Per questo, come ha detto Faletti, “la traduzione è cruciale. Una buona traduzione non è un letterale trasferimento linguistico. E’ piuttosto una danza, un’interpretazione bella e credibile della storia”.

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