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Il Biotech Italia all’Istituto di Cultura di New York

di Gió Graffia

 

 

Nella tavola rotonda svoltasi all’Istituto Italiano di Cultura a New York il 22 giugno scorso, ospiti Giorgio Mosconi, CEO di Formula Pharmaceuticals, e il dr. Francesco M. Senatore, responsabile del Business Development di Toscana Life Science Foundation, si è discusso di biotecnologie, cioè l’applicazione tecnologica della biologia. L’Italia è terza in Europa per numero di imprese dopo Germania e Regno Unito, e dai dati presentati si è appreso che il settore delle biotecnologie in Italia non solo gode di buona salute ma è costantemente in crescita, sia per numero di imprese, che di fatturato. E questo nonostante la congiuntura economica molto difficile.

 

 

 

Il numero delle aziende biotech è raddoppiato negli ultimi 10 anni (attualmente circa 400) ed il settore impiega circa 5000 unità. La maggior parte sono piccole o micro imprese, ma trovano un ambiente favorevole anche realtà più grandi o internazionali come Menarini, Novartis, Lilly, Esaote a altre.

 

Tra i fattori che hanno contribuito all’affermarsi del biotech in Italia sono la ricchezza del patrimonio scientifico che il nostro paese può vantare, le competenze ed il know-how per i quali non siamo secondi a nessuno, e, non ultimi, la nostra creatività e il nostro spirito di iniziativa, oramai proverbiali.

Come ribadito più volte dagli ospiti della tavola rotonda, le maggiori difficoltà si incontrano nel traslare l’innovazione e la ricerca in aziende che possano offrire un prodotto competitivo sul mercato internazionale. Se da una parte le capacità e la preparazione dei nostri operatori scientifici sono al massimo livello, manchiamo di quel quid necessario a tradurre l’innovazione in un prodotto vincente. Mancano i manager, manca il sostengo a livello governativo, e più di tutto manca l’abitudine a fare impresa. I casi di successo cominciano ad essere più numerosi e come sottolinea il dr. Mosconi, che ben rappresenta il connubio tra competenze scientifiche e capacità manageriali, l’entusiasmo è un fattore

 trainante.

 

 

 

Le regioni con la maggiore concentra zione di aziende biotech sono Lombardia, Lazio, Toscana, Sardegna, laddove, a livello di governo regionale, si è manifestato interesse verso questo settore, sia mettendo a disposizione risorse finanziarie, che con la creazione di infrastrutture. Distretti, parchi scientifici, ed incubatori favoriscono e supportano la nascita di startup. In Toscana, la Fondazione “Toscana Life Sciences”, dice il dr. Senatore, si avvale di capitale della Regione Toscana, di sponsor privati tra i quali il Monte Paschi di Siena, nonché del supporto dell’Università.


 

In una virtuosa sinergia di attori e competenze diverse la Fondazione ha creato il Distretto Toscano Scienza della Vita che ad oggi, con circa 100 imprese, ha generato un fatturato di 5,2 miliardi di Euro e ha prodotto 775 brevetti. C’è da rilevare, purtroppo, che il settore pubblico, e le politiche a livello di governo centrale non hanno colto la necessità di supportare, con strumenti sia di tipo finanziario che fiscale, il grande potenziale del biotech di generare occupazione e ricchezza. L’industria biotech richiede grossi investimenti, ed è ai privati che si chiede di credere nelle persone, credere nelle idea e prendere dei rischi per investire in un settore che promette grandi possibilità di ritorni.

 

 

 

 

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