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BROADWAY/ Un Charlie Chaplin davvero per tutti

Il musical “Chaplin” (E. Barrymore Th., 243 West 47th Street) è il tipo di spettacolo al quale si può invitare anche chi non capisce l’inglese. Una gioia visiva per bambini, nonni, turisti. Il protagonista è l’agile, simpatico Rob McClure. La sua vita scorre davanti a noi come un sogno (libretto di Christopher Curtis & Thomas Meehan, musica e liriche dello stesso Curtis).

Lo vediamo bambino (Zachary Unger) con la madre Hanna (la bella Christiane Noll) che gli dà vaghi consigli: “Osservi il mondo, forse potrà poi descriverlo”. Primi tentativi come attore; delusioni; Mack Sennett (Michael McCormick) lo invita ad Hollywood. Interessanti le prime scene. Chaplin non ascolta il regista e rischia di essere licenziato. Finalmente, usando il suo istinto, diventa il Chaplin che conosciamo. Particolarmente commovente e riuscita la scena in cui gira il famoso film “Kid” (1921). Ci mostra come sa strappargli le lacrime e la disperazione ingannandolo, facendogli credere che perderà la madre. Eccezionale la sua satira di Hitler ne “Il grande dittatore”. Riesce a ricreare le immagini che abbiamo visto nel film e rivela il suo antifascismo. Sarà accusato poi di simpatie per la sinistra ed espulso

dall’America. Vediamo anche un’abile scena in cui il regista Warren Carlyle mostra la sua sfortuna con le donne avide che gli strappano solo soldi. Poi incontra finalmente la donna giusta (Erin Mackey) ed ha una vita più serena e tranquilla. Le canzoni più notevoli sono “Sennett Song”, “All FallsDown”, “The Exile” e “This Man”. Merita tante repliche. Una strana commedia al teatro Duke (229 West 42nd Street). “House for Sale” di Jonathan Franzen. Il regista Daniel Fish ci presenta decine di sedie allineate. Cinque sono accupate da attori che stanno recitando un lungo articolo di giornale. I cinque attori dovevano recitare un saggio sulla vendita di una casa dopo la morte della madre. Veri eroi (R. Campbell, M. Janson, L. Joyce, C. Rouner e M. Rudko) con buona memoria. Forse c’erano suggeritori. Sul fondo, qualche scena che attirava l’attenzione. Particolarmente, i corpi crivellati da proiettili in “Bonnie and Clyde”. Consigliato a chi ha infinita pazienza. Altra commedia dove succede poco è “A Summer Day” di Jon Fosse, tradotta e diretta da Sarah Cameron Sunde (Cherry Lane Th., 38 Commerce Street). La magnifica, convincente Karen Allen fissa il mare da una finestra. Attende il ritorno del marito. Dietro di lei rivivono la loro storia d’amore la giovane Samantha Soule e Carlo Alban. Ci sono anche le due amiche (giovane ed anziana) che cercano di consolare (Maren Bush e Pamela Shaw). McCaleb Burnett è l’amico riluttante. Non vuole affrontare l’oceano per ritrovare il disperso. Poetico. Un romanticismo che convince. C’è una strana famiglia in “Untying Love” di Peggy A. Willens (Tada Th., 15 West 28th Street). Nella stanza che non vediamo sta morendo una vecchia signora. Nessuno è con lei. Son tutti in cucina a litigare. Due fratelli, una sorella che arriva tardi e il figlio piccolo (John Mateyko) del fratello minore Chip (Simon MacLean). Steven (Jed Dickson) è nervosissimo. Si sente colpevole e non vuole affrontare la madre morente. Solo alla fine va a vederla e lei muore. Lo aspettava. Regia lenta; bravi attori. Specialmente la sorella ritardataria (Marie Marshall) e i due assistenti (Nancy Hess e Rodrigo Lopresti).

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