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Perchè il tempo non può essere solo denaro

di La Voce NY

La lezione del prof. Claudio Magris all’Istituto Italiano di Cultura di New York, in cui ha affrontato il difficile rapporto tra tempo e denaro con esempi tratti dalla letteratura

L’espressione “Time is money” –letteralmente il tempo è denaro- fu coniata da Benjamin Franklin nel 1748, in un saggio intitolato Advice to a Young Tradesman. Al tempo, Franklin scriveva dando consigli ad un giovane che voleva diventare imprenditore, esponendo una serie di principi alla base della moderna mentalità capitalistica. In un momento storico come questo però, in cui i soldi scarseggiano forse questo modo di dire, è arrivato ormai all’estremo. L’espressione il tempo è denaro infatti, rappresenta probabilmente l’elemento che ha iniziato a logorare parte del nostro modo di essere, e certamente il nostro stile di vita.

Claudio Magris nella sua lezione di martedì all’Istituto Italiano di cultura di Park Avenue (NYC) intitolata Time is no Money: Idleness, Work and Slowness in Middle-European Literature ha affrontato la complessa relazione tra tempo e denaro attraverso la letteratura europea. Partendo da Franz Werfel, durante la lezione introdotta dal presidente dell’IIC Riccardo Viale, Magris ha tratto esempi dalla letteratura sottolineando come il processo di civilizzazione dell’Europa centrale ha portato alla comprensione- per lo meno nelle popolazioni del vecchio continente- che il tempo non deve essere utilizzato solo per fare soldi, ma, semmai, dovrebbe essere “speso” per godere di più dei guadagni del duro lavoro. Apparentemente gli europei se ne sarebbero accorti subito che il tempo è denaro, ma anche che i guadagni vanno spesi per piacere.

Un momento della lecture del prof. Claudio Magris all'Istituto Italiano di cultura di New York

Magris, letterato e professore universitario prima all’Università di Torino, poi a Trieste, ha studiato a lungo questa tematica. Autore di più di 35 libri, tra cui il best-seller Danubio (1986), che è stato tradotto in 20 lingue diverse, Magris è anche opinionista del Corriere della Sera ed altre testate giornalistiche europee. Il professor Magris è stato anche Senatore per il Senato Italiano dal 1994 al 1996.

Con una carriera come la sua dunque, ascoltarlo è stato un vero piacere per l’audience presente in sala martedì. Gli animi si sono anche scaldati poi, quando è arrivato il momento delle domande dal pubblico. E non stupisce, l’argomento denaro sta a cuore un po’ a tutti in questo periodo di crisi. Un signore dal fondo interviene urlando contro le politiche economiche di Obama sulla occupazione, una signora seduta nelle prime file invece, obietta che la lezione di Magris è sicuramente interessante, ma forse un po’ lontana dalla realtà, in cui si vede adesso molta povertà e disoccupazione persino nella nazione, da sempre conosciuta come quella del benessere, ovvero gli USA.

Magris ha messo in evidenza anche l’aspetto “demoniaco” del denaro, forse quello più spaventoso. Per farlo il professore fa riferimento al celeberrimo Faust ed altri lavori ispirati al tema faustiano, in cui i personaggi cioè sono salvati o dannati a seconda della loro relazione col denaro. C’è da dire però che gli europei proprio perché si “godono” un po’ di più la vita, spesso in America sono additati come pigroni. Magris ha affrontato anche questa tematica durante la sua lezione, parlando della “poltroneria” a volte positiva o negativa che caratterizza alcune popolazioni. Magris ha centrato il punto quando ha parlato del fatto che, alcune civiltà si sono rifiutate fin dal principio, di mettere l’economia al primo posto, ponendola cioè come cosa più importante rispetto anche allo stile di vita o alla società. L’economia, il lavoro e quindi il denaro sono necessari per organizzare alcune attività all’interno dello Stato, e per creare soprattutto condizioni di vita ideali, in cui ognuno può liberamente esprimersi come persona. Non ci sono vinti o vincitori in questa riflessione di Magris, solamente differenze culturali e politiche che riguardano gli USA e l’Europa, inevitabili e che saltano agli occhi quando si tratta di parlare di lavoro o di soldi.

Un vecchio proverbio indiano recita così: “Quando l’ultimo albero morirà, l’ultimo fiume sarà avvelenato e l’ultimo pesce catturato, allora ci renderemo conto che non possiamo mangiare denaro”. Vivremo tutti meglio dunque, se dessimo il giusto valore al tempo e di conseguenza, anche ai nostri soldi.

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