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“Words on Screen,” la letteratura italiana nel cinema. Il tradimento nel rispetto della trama

Un momento della discussione del film Bellas Mariposas alla Casa Italiana. Da sin. il regista Salvatore Mereu, Antonio Monda e Cecilia Valmarana

Un momento della discussione del film Bellas Mariposas alla Casa Italiana. Da sin. il regista Salvatore Mereu, Antonio Monda e Cecilia Valmarana

Anica, AIE e Ministero per lo sviluppo economico portano la manifestazione che promuove la produzione cinematografica italiana a New York

 

Ogni volta che leggiamo un libro, immaginiamo scorrendo con la fantasia le pagine, personaggi, luoghi e situazioni. Ogni elemento ci trasmette una sensazione, forte, indifferente, bella, brutta che sia, che ci rimane.
Il lavoro dei registi che decidono di portare sul grande schermo i romanzi che più amiamo, non è quindi per niente semplice. Sono sempre combattuti tra un senso di tradimento -inevitabile quando si trasforma un contenuto scritto in immagini- ed un grande rispetto della trama, che i lettori hanno già bene impressa nella mente. Alcuni però, riescono a farne dei prodotti di grande successo, che piacciono molto anche ai più esigenti. 
La manifestazione Words on screen. New Italian Literature Into Film – Parole sullo schermo. La nuova letteratura italiana nel film- promossa dalla società ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali), dall'AIE (Associazione Italiana Editorie) e dal Ministero per lo sviluppo economico, ha l'obiettivo di lanciare la produzione cinematografica italiana e pubblicizzarla in occasione dell'anno della cultura italiana negli Stati Uniti. 

Words on screen organizzato anche con la collaborazione della Fondazione Cinema per Roma ha previsto dal 3 al 4 giugno a New York una serie di proiezioni e dibattiti, con registi che ispirati da romanzi e libri italiani, hanno deciso di portarli sul grande schermo. 
La manifestazione è iniziata ufficiosamente il 2 Giugno, in occasione della Festa della Repubblica, con la visione di tre cortometraggi di Ermanno Olmi. 
Il 3 giugno invece, il direttore della Casa Italiana Zerilli Marimò Stefano Albertini ed il giornalista e docente all'Università di New York presso la Tisch School of the Arts Antonio Monda, hanno retto le redini di un dibattito più ampio, che ha visto come protagonisti registi e scrittori italiani, che sono riusciti in questa grandiosa commistione, tra narrativa e cinema.

La conferenza stampa tenutasi alla Casa Italiana Zerilli Marimò della NYU lunedì, si è incentrata proprio sulla trasformazione che la letteratura subisce quando diventa film. 
Alla discussione con i giornalisti, hanno interagito il regista sardo Salvatore Mereu, autore del film Bellas Mariposas basato sul romanzo di Sergio Atzeni, Cecilia Valmarana di Rai Cinema, Mario Gianani e Kylee Doust produttori di Io e te di Bernardo Bertolucci basato sull'omonimo romanzo di Niccolo Ammaniti; Nicolai Nilin, autore della Educazione Siberiana portato al cinema da Gabriele Salvatores, Gina Gardini producer di Cattleya e Simone Lenzi autore del libro La Generazione, trasformato poi nel film Tutti i santi giorni da Paolo Virzì.
 Durante la conferenza stampa si sono toccati molti tasti "dolenti" per scrittori e registi che intraprendono questa complicata strada.

Per gli autori generalmente, il timore più grande è costituito dallo stravolgimento dei contenuti e delle storie dei loro libri; per i registi invece la difficoltà sta proprio nel non voler distruggere l'immaginario del lettore, che -come si precisava in principio- ha già bene impresso nella mente il romanzo e che potrebbe rimanere deluso, da ciò che vede poi proiettato al cinema. Ma quanto deve essere coinvolto lo scrittore in un progetto di produzione cinematografica?
Nicolai Nillin durante la conferenza stampa ha espresso la sua preoccupazione iniziale, quando cioè gli venne proposto di portare al cinema l'Educazione Siberiana e c'erano molti registi pronti a mostrare solo alcune parti del libro, lasciando nell'ombra altre.

"Nel mio romanzo cito storie personali. Quando ho ricevuto le prime proposte, soprattutto dal grande cinema, ho capito che volevano mostrare solo una parte del libro, quella degli scontri armati, dei traffici illegali, dei tatuaggi. Io volevo affidare la mia storia a qualcuno che potesse capire, a chi mi ha dato poi l'opportunità di partecipare al processo".

Salvatore Mereu invece, regista di Bellas Mariposas — Belle Farfalle — un film duro, reale a tratti comico, basato sul romanzo di Sergio Atzeni, ha evidenziato altre problematiche ieri durante la discussione moderata da Antonio Monda, "trattandosi di un adattamento del testo letterario, c'è una grande difficoltà nel sostituirsi all'immagine che ci si è fatti da lettori" ha dichiarato il regista.
 Il film di Mereu è riuscito a portare sullo schermo una storia tutt'altro che facile, quella di una giovane adolescente sarda che vive in un quartiere popolare di Cagliari.

"In modo naif cerco di dare corso alle emozioni che può dare un libro, poi inizia un'avventura che può durare due, tre anni per realizzare un film. Per cui è importante partire da un libro che si ama, così da poter affrontare tutte le difficoltà legate a produzione e montaggio. Ai film non viene dato spesso il tempo fisiologico di essere conosciuti, del passaparola" ha dichiarato Mereu. L'ulteriore difficoltà che il regista si è trovato ad affrontare nel girare Bellas Mariposas, sta nel fatto che il testo in questo caso sfuggiva letteralmente alla narrazione cinematografica, visto che il libro è un monologo della ragazzina che racconta la sua vita. "C'è stato tradimento ma nel rispetto della trama del libro" ha affermato Mereu in conferenza stampa.  Cecilia Valmarana di Rai Cinema invece, ha raccontato come avviene il lavoro di selezione dei potenziali prodotti adattabili al grande schermo.

"C'è sempre un po' di tradimento ma nel rispetto della narrazione." ha dichiarato in conferenza stampa per quanto riguarda il marketing ha detto poi " mantenere il titolo del romanzo aiuta nella promozione. La familiarità del titolo è utile. Si possono usare in questo modo altri canali di promozione, fare dei collegamenti tra titolo, romanzo e film". Il problema più grosso per la produzione cinematografica italiana è ancora la distribuzione, e come ha sottolineato la Valmarana una "profonda crisi delle sale, e della critica cinematografica". Le sale deserte non aiutano certo il cinema e la sua produzione. La manifestazione continuerà nella giornata di martedì con la proiezione seguita da discussione di Tutti i santi giorni di Paolo Virzì sarà presente per la conferenza Simone Lenzi, autore del romanzo La Generazione. 
 A questo appuntamento, seguirà lo screening della Educazione Siberiana, a cui parteciperà lo scrittore dell'omonimo libro Nicolai Lilin e la produttrice Gina Gardini di Cattleya. Per ulteriori info si può visitare il sito della Casa Italiana Zerilli Marimò della NYU

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