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L’ultima ruota del carro o l’Italia eccezionale di un uomo normale

Il nuovo film di Giovanni Veronesi ha aperto il Festival Internazionale del Film di Roma. Un ritratto dolce del nostro passato in cui Elio Germano si carica sulle spalle la storia di un italiano qualunque. Pur con qualche momento di stanchezza, la pellicola mostra vizi e virtù di un paese che cambia

È la vicenda di Ernesto Marchetti, di estrazione popolare, di professione traslocatore, a cui il padre aveva predetto un futuro da "ultima ruota del carro". Ma per lui fare il traslocatore, muovendosi con il suo camion per tutta Italia, conoscendo le case, le vite, le situazioni altrui lungo un viaggio durato circa quarant'anni, ha un valore speciale. Attraverso i suoi occhi e a quelli del suo migliore amico Giacinto (Ricky Memphis) riviviamo le fasi cruciali della storia del nostro paese dagli anni ’70 ad oggi. Con uno sguardo sempre attento ed ironico sui vizi e le virtù dell’Italia e degli italiani.

Film ispirato ad una storia vera, L'ultima ruota del carro ha aperto, fuori concorso, l'ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, dove ha riscosso un discreto successo. Il film si riallaccia al grande filone della commedia all'italiana. Giovanni Veronesi, ci regala infatti un’opera corale incentrata sulle vicissitudini normali e al contempo eccezionali di un eroe dei nostri tempi.

ultima ruota del carro

Dalle vicende del protagonista si evince che egli non ha avuto un'esistenza particolarmente eccezionale, come tutti ha attraversato le diverse fasi della storia italiana, vivendo gli alti e bassi della propria esistenza in coincidenza con gli alti e bassi del Paese. Un film in cui non può non balzare all’occhio l’evidente bravura di Elio Germano, protagonista assoluto non tanto per ruolo o minutaggio quanto per capacità di far orbitare intorno a sé qualsiasi altro personaggio e condurre anche le scene più ordinarie con una partecipazione emotiva non comune. Partendo dal 1967 fino ai giorni nostri, Elio Germano si carica sulle spalle la storia di un uomo qualunque e dell'Italia tutta.

C’è da dire che ad una prima parte di film, brillante, ben narrata e ottimamente montata, segue una seconda parte del film, complice forse anche un finale dove l’utilizzo del trucco che invecchia gli attori rende il tutto poco credibile, che perde in freschezza e si concede momenti di stanchezza.

Rivivere alcuni dettagli di quotidianità passata ha comunque un dolce sapore, seppur la narrazione e la fotografia non calchino la mano sull'effetto nostalgia: ecco la Ritmo 60, le canzoni dei Duran Duran, le musicassette da duplicare per gli amici, i mondiali del 1982, la parsimonia nelle telefonate interurbane, la carta da parati ai muri, i video games dell’epoca e le prime puntate del Maurizio Costanzo Show, fino ad arrivare ai plastici di Porta a Porta.

Tra sorrisi lievi e qualche lacrima, Veronesi ci racconta la storia piccola e grande d'Italia che ognuno di noi ha vissuto in prima persona o si è fatto raccontare e che non va comunque mai dimenticata in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi.

 

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