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Da non perdere sui palcoscenici della Grande Mela

In vista delle feste le sale si riempiono. Ecco una carrellata del meglio del teatro a New York in questa stagione. Becket, Pinter, un musical su Billie Holiday e un Amleto Off-Broadway

Le vacanze si stanno avvicinando velocemente e i teatri si riempiono ancora di più. In giro c’è voglia di divertirsi o anche solo di rilassarsi, di dare spazio a quei desideri che la quotidiana frenesia non accetta. Allora, ecco per i miei lettori de La VOCE di New York, una breve, personalissima guida ai teatri. Vale a dire, quello che ho visto ultimamente e che mi è piaciuto, tanto. Iniziamo da Broadway, regina del teatro. 

No man's land Cito solo due nomi: Ian McKellen e Patrick Stewart. I due giganti del teatro inglese (e del cinema e della televisione di tutto il mondo) regalano al pubblico newyorchese due spettacoli in repertorio, Waiting for Godot di Samuel Beckett e No Man’s Land di Harold Pinter al Cort Theatre (148 W 48 Street), entrambi diretti da Sam Mathias. Due testi importantissimi scritti da altrettanti giganti del teatro. Waiting for Godot è la storia di un’attesa, mentre No Man’s Land, il testo sicuramente più ermetico, è la storia di un rapporto fra sconosciuti. Entrambe le opere presentano un dialogo fra persone che potrebbe essere un soliloquio. La parola ha un senso diverso, un peso differente, un significato storpiato dalla stonatura dei rapporti fra le persone. 

Se entrambi i testi possono apparire difficili, la prova attoriale di McKellen e Stewart vale l’andata a teatro. Una delle frasi più celebri di Fred Astaire parlava della sua naturalezza in scena dovuta alle grandi prove e certamente al talento. Questi due spettacoli, rodati in una lunga tournée inglese, presentano due attori che sono incredibilmente naturali nelle loro assurdità di personaggi. Il tempo trascorre velocemente guardando questi puri talenti in scena e si esce dagli spettacoli più leggeri come se l’aver avuto la possibilità di vedere del genio ci renda persone migliori. 

Lady Day

Sempre a Broadway, ma un po’ più a West, al Little Shubert Theatre (422 W 42 street) c’è Dee Dee Bridgewater in Lady Day, il musical sulla storia di Billie Holiday, diretto da Stephen Stahl. Si tratta di quello che viene chiamato Juke-box show. In sostanza, con la scusa della vita di un cantante o musicista, si riempie lo spettacolo di canzoni, inframmezzate di momenti di vita. Nelle neanche due ore dedicate alla Holiday, si ascoltano circa venticinque canzoni, interpretate magnificamente dalla Bridgewater. In realtà, la cantante si rivela essere una bravissima attrice che interpreta la Holiday in maniera discreta e piena. La sua voce si trasforma, sembra davvero di vedere Billy davanti ai propri occhi. Solo alla fine la Bridgewater svela la sua vera voce e il pubblico rimane ancora più strabiliato per quanto la cantante/attrice dimostri di sapersi trasformare. 

Hamlet

Infine, torno a una delle compagnie che amo di più e che ha appena debuttato Off Broadway. Parlo dei quattro ragazzi di Bedlam. Dopo un rapido e meritatissimo successo Off-Off Brodway, Eric Tucker, Ted Lewis, Tom O’Keefe e Andrus Nichols sono approdati al Lynn Redgrave Theater, già 45 Bleecker street, già Culture Project. Anche loro in repertorio, propongono Hamlet di Shakespeare e St. Joan di Bernard Show entrambi diretti da Eric Tucker e entrambi interpretati dai quattro. Se Ian Mckellen e Patrick Stewart simbolizzano cosa dovrebbe essere un attore, i quattro di Bedlam danno vita a quello che dovrebbe essere il teatro. Parola, talento, corpo. Nient’altro. 

Per informazioni:

Waiting for Godot di Samuel Beckett e No Man’s Land di Harold Pinter al Cort Theatre (148 W 48 Street) – fino al 2 marzo 2014 – www.twoplaysinrep.com

Lady Day regia di Stephen Stahl con Dee Dee Bridgewater al Little Shubert Theatre (422 W 42 street): www.ladydaythemusical.com

Bedlam’s Hamlet e St Joan al Lynn Redgrave Theater (45 Bleecker Street): www.theatrebedlam.org 

 

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