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Non è mai troppo tardi per diventare quello che vuoi essere

Valentina Vincenzini sul set di

Valentina Vincenzini sul set di

Valentina Vincenzini, 31 anni, nativa di Cefalù, romana d’adozione, e finalmente regista newyorkese del cortometraggio "L'amore corto"

 

Ad inizio 2013  è volata a New York dove ha dato vita ad un progetto made in Italy ‘L’Amore corto’, un cortometraggio che racconta i sogni e i problemi di una giovane coppia di italiani a New York. Un documentario indipendente costruito sul filone della commedia romantica che narra come forse tutto non è possibile ma possiamo quantomeno provarci e vivere esperienze indimenticabili. Così ha fatto lei che ha scritto e diretto una storia che fa riflettere e divertire. Ora si trova nuovamente in Italia dove sta promuovendo il suo progetto. Il suo obiettivo? Ritornare nella Grande Mela.L'amore corto

Lei è Valentina Vincenzini, 31 anni nativa di Cefalù, romana d’adozione. All’età di 18 anni si trasferisce nella Capitale per poi nel 2013 volare a New York per scoprire che i sogni si realizzano se ci credi veramente. 

Credi alla forza dei tuoi sogni e loro diventeranno realtà.
Sergio Bambarén,

Prima dell’esperienza negli Usa, Valentina nel 2012 ha rivoluzionato la sua vita. I suoi “20 anni” sono stati un periodo molto felice, ha frequentato l’università laureandosi con il massimo dei voti, ha conseguito un Dottorato di Ricerca, ha lavorato con il suo Tutor, il Prof. Vito Zagarrio, aiutandolo con la didattica, ha partecipato a festival e convegni, ha trasformato un hobby in lavoro organizzando per anni tornei di Magic the Gathering e lavorando presso una ludoteca, ha viaggiato e fatto molte esperienze.

“Quando ho concluso il Dottorato di Ricerca sentivo che aveva terminato un ciclo della mia vita. Mi apprestavo ad entrare nei famigerati 'trenta'  e, per la prima volta in vita mia, ho dovuto fare i conti con un nuovo status: la disoccupazione”.

Da qui la scelta di lasciare l’Italia come possibilità per avere nuove opportunità. “Amo tantissimo l’Italia e vorrei tanto essere una risorsa per il mio paese. Invece la ricerca del lavoro si è rivelata un’esperienza frustrante, non solo trovavo annunci per lavori mal pagati ma c’era sempre qualcosa che non andava: ero o troppo giovane o troppo vecchia, avevo la laurea sbagliata oppure c’era una lingua che non parlavo o un software che non conoscevo”. Una situazione che colpisce molti giovani in Italia. 

Non è mai troppo tardi per diventare quello che vuoi essere.
George Eliot

Valentina dopo l’ennesima offerta di un lavoro sottopagato che non valorizzava il suo talento e la sua creatività ha deciso di cercare altrove quella soddisfazione che in Italia non trovava. “Ho accettato di fare delle esperienze professionali poco entusiasmanti, la voglia di mettermi alla prova non mi è mai mancata. Dopo un’offerta di poco più di un rimborso spese per un lavoro sottoqualificato ho pensato di valere molto di più di quel che offriva al momento il mercato del lavoro in Italia e ho deciso di partire. Inoltre non avevo motivazioni particolari per rimanere. In quel momento potevo scegliere tra un’offerta di lavoro sottopagata e sottoqualificata oppure mettermi in gioco e vivere un’esperienza all’estero…beh ho scelto bene!”

Così si è informata per ottenere il Visto per gli States. Nel giro di pochi mesi ha fatto le valige ed è partita: “I cambiamenti sono sempre difficili. Non credo sia mai facile lasciare tutto e ritrovarsi ad un Oceano di distanza dalla propria vita ma sapevo ne sarebbe valsa la pena”. Per lei non è stato un atto di coraggio lasciare la sua città secondo lei ci vuole più coraggio a restare: “Forse, in questo momento storico, ci vuole più coraggio a rimanere in Italia. È sempre difficile lasciare famiglia, amici e abitudini per vivere in un paese nuovo che non ti appartiene. Ma un’esperienza all’estero è un’esperienza che ripaga sempre. Ti permette di crescere e di metterti alla prova in situazioni nuove”.

Conta il viaggio che il sogno ti fa fare. Conta non stare mai fermi, non importa dove arrivi, tanto poi devi ripartire. Vasco Rossi

ValentinaVolando a New York ha riscoperto l’entusiasmo, la passione, l’importanza della collaborazione e della condivisione di un progetto comune. Appena atterrata nella City si è sentita subito a casa. “La prima volta che ho passeggiato a Manhattan ho pensato 'ma perché non sono venuta qui prima?' allo stesso tempo ho convissuto per mesi con la sensazione di aver già vissuto queste strade e questi luoghi”.  Luoghi che le hanno insegnato molto su se stessa: “Mi sento molto più consapevole delle mie capacità. Prima avevo paura dei cambiamenti, adesso vedo nel cambiamento l’opportunità per un miglioramento. Prima vedevo il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, adesso vedo semplicemente che può ancora essere riempito”.

Il viaggio più lungo è il viaggio interiore. Dag Hammarskjöld

La Big Apple non è una città per tutti. E’ una città selettiva, dura che si ammorbidisce solo quando entri in intimità con lei dimostrando la tua caparbietà rialzandosi tutte le volte che ti fa cadere. Pensiero condiviso da molti anche da Valentina che dice: ”Beh, si dice 'se ce la fai qui ce la fai ovunque'. Immagino che questo detto abbia più di un fondo di verità. Di certo a New York non mancano le occasioni per misurarsi con se stessi. Qui non contano le parole, contano i fatti. Non conta quanti anni hai e che titoli hai, conta quello che sai fare. Potenzialmente puoi arrivare a qualsiasi risultato ma puoi anche perderti a metà strada. Dipende da quanto credi in quello che stai facendo”. Lei ci ha creduto fino alla fine nonostante diverse difficoltà superate grazie al sostegno della famiglia e di amici: “Ci sono stati dei momenti in cui ho messo in discussione tutta la mia vita. Ma sentire la mia famiglia e gli amici più cari pronti a sostenermi anche se solo via skype mi ha sempre ridato la forza di andare avanti”. Poi, nei momenti di sconforto le bastava aprire la porta di casa ed uscire per scoprire fuori quella vitalità che in alcuni momenti lasciava spazio a paure e scoraggiamento. “Questa città è un continuo fermento, le cose si muovono, volendo c’è tanto da fare. Il solo uscire di casa ti mette nelle condizioni di incontrare delle persone, scoprire delle cose nuove, avere mille idee e la voglia di realizzarle. Non importa se sei qui per turismo, per studiare o per lavoro. Ti capiterà sicuramente di fare qualcosa che non avresti mai immaginato”. 

In seguito al suo ‘assaggio’ alla vita newyorkese consiglia a chiunque lo desidera di fare un’esperienza oltreoceano il prima possibile: “Vivere per un periodo a NY dovrebbe essere una tappa obbligatoria. Tenendo presente che la vita a NY è 'estrema'. Le condizioni metereologiche, i ritmi, lo stress, il costo della vita, il senso di solitudine. Non credo ci sia un’altra città che ti metta nelle condizioni di misurarti con te stesso come New York. Da un punto di vista pratico, invece, consiglio di scegliere bene dove vivere, il quartiere giusto/sbagliato ti cambia la vita. E soprattutto non camminare senza avere una business card, non sai mai chi puoi incontrare ed è importante avere con sé la propria business card!” 

I newyorkesi camminano più in fretta, parlano più in fretta, pensano più in fretta.
Non è necessario esserci nati per essere newyorkesi,
ma dopo sei mesi tu camminerai parlerai e penserai più in fretta.
E da quel momento anche tu potrai considerarti un newyorkese. Edward I. Koch

Valentina arrivata in America non avuto nessun problema di inserimento perché come dice lei, “A New York non ci si inserisce, ci si catapulta!”. Inizia a frequentare gli italiani che lavorano nell'industria cinematografica indipendente e tra un giro in metropolitana e l’altra per andare da una parte all’altra della città per passare il tempo scrive "L'Amore Corto" il suo primo cortometraggio. Un progetto nato in coincidenza dell’Anno della Cultura italiana e con lo scopo di sostenere l’idea dell’ “italianità” in America tracciando quelli che sono i luoghi, le istituzioni e i punti di riferimento degli italiani che vivono a New York.

In attivo, Valentina, ha anche un sito Farespettacolo.it una specie di database di profili artistici. Un sito nato da una conversazione casuale dopo essersi resa conto di conoscere molti artisti indipendenti o esordienti che vivono a Roma nella speranza di affermarsi ma quasi nessuno cura la comunicazione sul web. Ci ha pensato lei metterli on line. “Spesso vengo a conoscenza di concerti, eventi ecc.. solo grazie al passaparola. Da li l’idea di creare un canale di comunicazione adatto e un sito che funzioni un po’ come un database di profili artistici per permettere alle persone di trovarsi e collaborare. Anche se siamo ancora lontani dall’obiettivo che ci eravamo posti, stiamo lavorando molto a questo progetto credendoci molto”.

Grazie anche al suo sito ha incontrato, conosciuto e intervistato molti artisti italiani a New

Vincenzini con attori

La regista Valentina Vincenzini tra gli attori Nicole Cimino e Jacopo Rampini

York con i quali ha poi dato vita al suo cortometraggio.  “L’amore corto” racconta la storia di Giulia (interpretata da Nicole Cimino) e Lorenzo (Jacopo Rampini), due ragazzi italiani che vivono a New York. La situazione di partenza è molto classica: due ragazzi al primo appuntamento che chiacchierano bevendo un caffè, solo che Giulia e Lorenzo sono due personaggi consapevoli di trovarsi in un cortometraggio e la loro condizione è una metafora della vita contemporanea. Desiderano “fare un lungometraggio come hanno fatto i genitori” e “un amore senza timeline”, per questo hanno lasciato l’Italia e hanno inseguito il sogno di una vita migliore, ma anche a New York si scontrano con la realtà che li vuole condannati ad una esistenza fatta di cortometraggi indipendenti senza budget.

“Ho scritto la storia di Lorenzo, un ragazzo che invece di arrendersi prova a darsi una possibilità e alla fine… beh, la fine non te la racconto. Ti racconto come invece questo scritp è diventato un vero cortometraggio nell’arco di appena un mese! A luglio scorso ho scritto la sceneggiatura che ho fatto leggere ad alcuni ragazzi italiani conosciuti a New York. Mi aspettavo dei suggerimenti o semplicemente un giudizio. Invece mi hanno risposto calorosamente motivandomi a realizzarlo davvero. Nell’arco di una settimana avevo già trovato “Giulia”, un direttore della fotografia e una producer/assistente alla regia! Tutti ragazzi professionisti che lavorano e vivono a New York da diversi anni e che hanno messo a disposizione la propria professionalità semplicemente credendo in questo progetto. Con un team del genere mi sono sentita in dovere di fare del mio meglio dandomi come deadline il 22 agosto. Data in cui abbiamo girato tutti i dialoghi, ho scritto il progetto, messo online il sito dedicato al corto e le pagine sui social network. Poi ho attivato una campagna per il crowdfunding e contattato alcuni ristoranti italiani. In poche settimane abbiamo raggiunto 300 like su facebook, raccolto dei fondi grazie al supporto di amici, colleghi e parenti (quasi tutti dall’Italia), fatto i casting e trovato il nostro “Lorenzo”. Luigi Benvisto e Laura Gasperini hanno trovato il resto della crew e si sono occupati della logistica e dell’attrezzatura mentre io e Francesca Cuccovillo abbiamo definito le location 'italiane': I Trulli, Sfilatino Italian Gourmet, Numero 28, Ribalta e Fabbrica”.

In poco tempo “L’Amore Corto” è diventato un progetto tutto italiano: una storia che parla di due italiani, realizzato da italiani in luoghi italiani…con una bellissima cornice: New York! 

Nel frattempo al progetto si sono aggiunti altri italiani come ad esempio Davide Fiore, un ragazzo conosciuto a New York che raggiugerà a Torino per occuparsi insieme della post-produzione. “Questa esperienza mi ha permesso di mettermi in gioco: mettere su carta le mie idee e realizzarle in così poco tempo puntando al massimo. Non sarebbe stato possibile senza l’entusiasmo delle persone che ci hanno creduto e che mi hanno aiutato in questa folle impresa. Così come non sarebbe stato possibile senza il sostegno della mia famiglia che non ho mai sentito così vicina come in questa circostanza, nonostante il momento difficile segnato dalla perdita di mio nonno. In particolare l’incoraggiamento di mia sorella e il vivere da una così tale distanza un lutto così doloroso mi hanno spinto a realizzare quello che è diventato qualcosa di più di un semplice cortometraggio. 'L’Amore Corto' è diventato un po’ l’emblema della mia esperienza newyorkese, un modo bellissimo per concludere un viaggio e iniziare un nuovo capitolo della mia vita".

Hanno collaborato al progetto: Luigi Benvisto (cinematographer), Laura Gasperini (Assistant Director), Davide Fiore (Editor), Jacopo Messina (Sound Designer), Simone Ferraresi (Music), Francesca Cuccovillo (Producer Manager) e Andrea Lodovichetti.

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