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Marco Baliani e i cavalieri del teatro di narrazione

Stefano Accorsi e Marco Baliani in Giocando con Orlando (adattamento e regia di Marco Baliani). Foto: Alessandro Moggi

Stefano Accorsi e Marco Baliani in Giocando con Orlando (adattamento e regia di Marco Baliani). Foto: Alessandro Moggi

Un artista di quelli che fanno tutto e bene. In scena in questi giorni a Roma con Giocando con Orlando, spettacolo tratto dall'Orlando Furioso, con Stefano Accorsi. Su un palcoscenico spoglio, rime, favole, amore e attualità. Vederlo è un (piacevole) dovere

 

Marco Baliani è un attore. No, Marco Baliani è un autore. No, Marco Baliani è un regista. No, Marco Baliani è un artista. Sì, ecco, un artista. Avete presente quelli che fanno tutto e lo fanno persino bene? Ecco, quello. Marco Baliani, da anni riempie i palcoscenici con i suoi lavori che partono dalla letteratura per arrivare a farsi teatro grazie al modo in cui Baliani li lavora, li modella, li trasporta in un linguaggio che nasce dalla sua riscrittura e dalla sua eccezionale interpretazione.

Foto: Filippo Manzini

Foto: Filippo Manzini

Baliani è considerato uno dei creatori del teatro di narrazione inaugurato da Dario Fo. Nel 1989, debutta con il suo Kohlhass, tratto dal Michael Kohlhass di Heinrich von Kleist. Si tratta di un monologo in cui l’attore, seduto su una sedia, racconta il testo, diventandone parte. Dopo tanti altri spettacoli capolavori, nel 2012 Baliani dirige Stefano Accorsi nello spettacolo Furioso Orlando tratto dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Sua anche la scrittura teatrale. Lo spettacolo va in turnè in tutta Italia. Evidentemente contenti del risultato, nel 2013 quell’avventura si trasforma in Giocando con Orlando in cui Accorsi divide la scena proprio con il suo regista. Il risultato è esaltante. Il palcoscenico è spoglio, solo piccole strutture – come casse di legno – che creano delle piattoforme elevate e sullo sfondo cavalli colorati creati dall’artista Mimmo Paladino. In mezzo un librone, che Baliani, entrando ad introdurre lo spettacolo, indica essere l’Orlando Furioso. In rima, proprio come è la scrittura dell’Orlando, Baliani spiega cosa andremo a vedere per poi lasciare spazio ad Accorsi. Almeno così pare. Lo spettacolo in realtà prosegue come fosse una tenzone fra i due, a passi di rime dell’Ariosto, attualizzate da quelle scritte da Baliani.

Si parla di amore, ma si parla anche dei nostri politici, delle guerre di religione, di poesia, di filosofia, di favole e naturalmente di Ariosto, che ti viene voglia di andare a rileggere subito, appena usciti da teatro, non solo perchè te lo suggeriscono Accorsi e Baliani in coro prima degli applausi. Uno spettacolo vivo e vero, un gioco, come dice il titolo, fatto col pubblico che viene chiamato a sentire, a capire, a partecipare. Andare a vedere Marco Baliani è un dovere, un piacevole dovere che fa bene, tanto. Menomale che Baliani c’è.

 

Ps. Se siete a Roma, avete tempo fino al 26 gennaio per andare al Teatro Ambra Jovinelli a vederlo. Altrimenti consultate il sito www.marcobaliani.it per vedere dove i cavalieri proseguiranno il loro viaggio.

 

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