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Noise in the Waters. Viaggio negli abissi del dolore

Alessandro Renda, protagonista di Noise in The Waters, in scena a La MaMa. Foto: Jonathan Slaff

Alessandro Renda, protagonista di Noise in The Waters, in scena a La MaMa. Foto: Jonathan Slaff

È un pugno nello stomaco lo spettacolo del Teatro delle Albe, in scena a La MaMa fino al 16 febbraio. Il protagonista, un nevrotico e sgradevole generale che conta i morti, porta gli spettatori nelle profondità del mare, dove i pesci divorano i corpi di chi ha tentato la traversata del Mediterrraneo in cerca di fortuna. Dietro la burocrazia della tragedia, l'impossibilità di accettarne l'assurdo 

 

Occhiali da sole, modi rozzi e sopra le righe, una voce rauca, quasi fastidiosa. É così che si presenta al pubblico de La MaMa il nevrotico generale, interpretato da Alessandro Renda, protagonista dello spettacolo Noise in the Waters (Rumore di acque il titolo italiano). Conta i morti e lo fa con fastidio, con quella insofferenza da burocrate che sembra più preoccupato degli inconvenienti del suo lavoro che della tragedia che quel lavoro rende necessario.

La tragedia è quella delle migliaia di morti in mare, delle vite spezzate dal sogno di raggiungere l'Europa per cercare un futuro migliore. Sui barconi che attraversano il Mediterraneo, pressati e schiacciati, corpi su corpi, braccia su braccia, gambe su gambe, ci sono uomini, donne, bambini, bambine, tutti a inseguire un sogno o una bugia. Ingannati da scafisti senza scrupoli, ingannati dall'ingenua speranza e dal bisogno di fuggire. E quando le barche si scoprono inadatte al viaggio o il mare si rivela nemico o lo scafista si getta in acqua e torna a riva a pochi minuti dall'inizio della traversata, inizia la tragedia annunciata.

generaleIl generale conta i morti. Migliaia. E inventa nomi per le tante vittime di cui ricostruisce le storie, tutte diverse, tutte che vanno a finire nello stesso modo: in fondo agli abissi, dove i pesci, incuranti, divorano i corpi. E allora anche il rude generale si scopre umano e grida e impreca contro il freddo opportunismo degli abitanti del mare come di quelli della terra, di quegli stati che non fanno niente, di quei governi da cui nessuna di quelle vittime può aspettarsi aiuto. La (sconfortante) verità e la (triste) poesia del personaggio creato da Marco Martinelli, autore del testo e regista dello spettacolo, sta proprio in quell'umanità che emerge poco a poco, sotto gli strati di indifferenza costruiti dall'assurdità di un lavoro ripetitivo e meccanico che tuttavia misura vite reali, storie uniche, tutte interrotte. Il generale non è uno che fa simpatia. Razzista e pieno di sé, sembra quasi indifferente al destino di quei numeri cui ripete: “Lo sapevate”. Ma la tragedia è talmente assurda da rompere il suo guscio di cinismo finché anche lui inorridisce di fronte al dolore, alla fame, alla sete, al buio, al freddo e infine a quei corpi risucchiati dalle acque. La sua non è pietà che nasce dal buon cuore o dall'empatia, la sua pietà scaturisce – inevitabile nonostante lui sembri cercare ad ogni modo di evitarla – dall'orrore, innegabile e reale quanto quei corpi in mare. E la sua rabbia è rifiuto, impossibilità di trasformare l'orrore in quotidianità.

Le musiche e le voci dei fratelli Mancuso, che attingono alla tradizione siciliana reintepretandola in chiave personale, acuiscono il dolore. E lo spettacolo è un pugno nello stomaco. Un necessario pugno nello stomaco.

Noise in the Waters (in Italiano, con sottotitoli e alcuni passaggi in Inglese) sarà in scena a La MaMa fino al 16 febbraio. Giovedì 13 febbraio, i fratelli Mancuso terranno un workshop sull'uso della voce e degli strumenti tradizionali siciliani alla Montclair University

 

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