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Foibe: i buchi (carsici) della memoria

Un momento dello spettacolo dedicato alla storia degli esuli giuliani,

Un momento dello spettacolo dedicato alla storia degli esuli giuliani,

Come delle Atlantidi perdute nel mare della storia italiana, le storie delle popolazioni giuliane sotto il regime di Tito sono state per troppo tempo dimenticate. Al consolato di New York, ci celebra il ricordo delle vittime delle foibe e degli esuli istriani, dalmati e fiumani

 

Non tutti conoscono la storia dei giuliani nel mondo. È stato solo dieci anni fa, infatti, che il Parlamento italiano ha riconosciuto loro un “giorno del ricordo”, consacrando il 10 febbraio giornata dedicata a un dramma troppo spesso dimenticato. Quel giorno, nel 1947, un’Italia appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale firmò la pace con gli alleati e lasciò alla Jugoslavia, allora sotto la dittatura del comunista Tito, la parte dell’Adriatico Orientale, come prezzo da pagare dopo il conflitto. Ciò che è successo in quelle terre è ancora oggi poco documentato. Anni ed anni di violenze inflitte agli italiani che vivevano in quelle zone sono stati nascosti per troppo tempo. L’associazione Giuliani nel Mondo è nata proprio con lo scopo di ricordare e rendere note queste violenze.

È così che il 18 febbraio al Consolato generale di New York, l’associazione Giuliani Nel Mondo ha commemorato, con un leggero ritardo dovuto alle bufere di neve che hanno colpito New York negli ultimi giorni, la memoria delle catastrofi inflitte agli italiani delle zone di Fiume, Zara, delle isole del Quarnaro e della Dalmazia, di gran parte dell'Istria, del Carso triestino e goriziano, e dell'alta valle dell'Isonzo sotto il controllo jugoslavo.

“Il giorno del ricordo è diventato un’occasione per condividere e per capire, dopo anni di silenzio, la tragedia delle foibe e dell’esodo, uno dei momenti più tristi della storia del nostro Paese – spiega il Console Generale di New York, Natalia Quintavalle – Non sono tanto i numeri, che sono ancora incerti, a misurare la portata di questa tragedia, ma la drammaticità di quell’orribile vicenda è nella strage di popolazioni indifese, nell’inserirsi della violenza politica programmata su un terreno di contrapposizioni etniche e ideologiche fra le popolazioni dell’area dell’Adriatico orientale”.

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Il Console Generale Natalia Quintavalle

Ciò che caratterizza questa giornata del ricordo, infatti, spiega il console, “è la memoria storica che ogni popolo ha il dovere di coltivare e raccontare per rafforzare la propria identità anche sulle tracce della sofferenza del passato, la ricerca della verità e della consapevolezza di ciò che è accaduto”.

È il console generale aggiunto, Roberto Frangione, spiega Quintavalle, che durante gli anni, insieme a Eligio Clapcich, presidente dell’associazione Giuliani nel mondo del New Jersey, continua a portare avanti la tradizione della commemorazione della giornata del ricordo a New York, iniziata da una collaborazione con il predecessore di Frangione, il console aggiunto, Laura Aghilarre. “Per rispetto delle generazioni future abbiamo il compito di trasmettere la conoscenza della storia, una realtà che, se pure dolorosa, ci consente di ripartire e di costruire un futuro dove l’odio dei popoli sia solo un ricordo – commenta Frangione sulla missione di questo evento.

Eligio Clapcich, presidente dellÔÇÖassociazione Giuliani Nel Mondo

Eligio Clapcich, presidente dellÔÇÖassociazione Giuliani nel mondo

L’esodo di istriani, dalmati e fiumani è un evento che non molti conoscono come delle Atlantidi scomparse nel mare. Negli ultimi tempi a fare un po' di luce sulle catastrofi di quegli anni è stato lo spettacolo Magazzino 18, ideato dal cantante romano Simone Cristicchi. Magazzino 18 è il nome di un magazzino del porto di Trieste, “dove venivano raccolte le masserizie degli esuli in partenza dall’Italia” spiega Frangione. Il musical è andato in scena in Italia e in Croazia, nella città di Pola, e in entrambi i casi ha provocato reazioni forti: alcune positive, altre meno. Lascia perplessa la reazione dell’Italia: dopo essere stato mandato in onda dalla Rai, lo spettacolo è stato censurato “a causa di critiche da parte di centri sociali come l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani”, spiega Clapcich. Sono state necessarie petizioni mondiali e nazionali per mandare nuovamente in onda il musical il febbraio scorso.

Magazzino 18 ricorda le storie di chi con speranza di tornare, lasciò oggetti di ogni tipo, da pianoforti, quaderni, piatti, divani, nei magazzini del porto di Trieste. Lo spettacolo mette in luce anche la tragedia delle foibe, le quali anni fa erano riconosciute sui dizionari come “cavità carsiche”. Nel video mostrato durante la commemorazione al Consolato, la voce narrante di Cristicchi, racconta invece come in queste cavità “a forma di imbuto rovesciato”, venissero gettati in massa italiani, alcuni connessi ai fascisti, altri no, dopo essere stati torturati e violentati dai militari titini. All’evento erano presenti i coniugi Fides Monti e Ferruccio Gerin, originari di quei luoghi. Entrambi persero il padre nella tragedia delle foibe. “Mio padre lasciò cinque figli – racconta Fides Gerin – ci dissero di andare a Pola ma presto ce ne dovemmo andare anche da lì”.

All'evento a sorpresa è arrivato Piero Fassino, sindaco di Torino, che, in visita a New York, è intervenuto per portare la sua solidarietà alle comunità Giuliano-Dalmate: “C’è stato un periodo della mia vita politica, tra il ‘96 e il ‘98, dove sono stato incaricato di restituire identità storica alle vicende della Dalmazia. Credo che questa scelta di costituire la giornata del ricordo sia stata particolarmente giusta perché questa tragedia per un lungo periodo è stata ignorata e negata per ragioni di realpolitik. Non è vero che le tragedie quando si consumano creano di per se gli anticorpi per cui non si ripetono. I Balcani sono stati nella metà degli anni ‘90 territorio devastato da pulizie etniche tremende”.

“La celebrazione di oggi vuole cercare di chiarire nei limiti del possibile e dare un volto a quello che successo — conclude Quintavalle — Non possiamo pensare di costruire la nostra società e il futuro per i giovani, senza capire quello che è successo, non assumendoci la nostra responsabilità, perchè quello che è successo alla fine della Seconda Guerra Mondiale non si ripeta più”.

 

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