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Anche i supereroi e i superattori soffrono

Appena uscito nelle sale americane, Captain America: The Winter Soldier dà una rinfrescata all'eroe più polveroso del gruppo degli Avengers. Il film parte in maniera stentata ma cresce col passare del tempo, in presa emotiva e spettacolarità. Ma i registi non riescono ad essere efficaci nella direzione degli attori, tutti un po' spaesati e sotto le proprie possibilità

Quando un sequel viene meglio dell’originale c’è sempre il rischio di sopravvalutarlo a causa del paragone col primo episodio. Soprattutto se si tratta di prodotti della Disney/Marvel. 

Era successo infatti con Thor: The Dark World, intrattenimento appena più compatto del tremendo primo episodio targato Kenneth Branagh. Sta succedendo anche con Captain America: The Winter Soldier, seguito del film di Joe Johnston che aveva fato storcere il naso a molta della critica internazionale. 

Vista la trama esplicitamente orientata verso la spy-story, c’è addirittura chi, con paragoni inappropriati, ha “scomodato” i grandi thriller degli anni ’70 per analizzare questo lungometraggio. C’entra forse la presenza nel cast di Robert Redford? Seppur labile questa appare onestamente l’unico accostamento possibile con capolavori come Three Days of the Condor (I tre giorni del Condor) o All the President's Men (Tutti gli uomini del presidente), perché a livello di costruzione narrativa, complessità del discorso e rimandi socio/politici all’attualità, siamo lontani anni luce da quel modo di fare e soprattutto intendere cinema. 

pJoe e Anthony Russo, approdati al timone del blockbuster, hanno l’indubbio merito di aver dato coerenza visiva e deciso vigore alla confezione. Captain America: The Winter Soldier è infatti un film che parte in maniera stentata ma cresce col passare del tempo, sia nella presa emotiva che nella spettacolarità delle sequenze d’azione. Alcuni duelli corpo a corpo tra i vari antagonisti sono visivamente accurati e risultano notevoli le coreografie di battaglia. Se va attribuito ai due cineasti il merito di aver dato una decisa rinfrescata al supereroe più “polveroso” del gruppo degli Avengers, bisogna però allo stesso tempo dire che come registi d’attori non sono di certo riusciti a fare miracoli, anzi: a partire dal protagonista Chris Evans, imbalsamato come al solito, tutto il cast del film sembra recitare una spanna (in alcuni casi anche di più) sotto le proprie possibilità. Caratteristi affidabili come Anthony Mackie e il veterano Samuel L. Jackson vagano per il film inefficaci, così come una Scarlett Johansson che invece nei precedenti prodotti Marvel, in cui aveva vestito i panni di Black Widow, aveva dato prova di aver almeno ritrovato il fascino di un tempo. La stessa icona Robert Redford sembra capitata nel film quasi per sbaglio. 

Se quindi non lo si sovraccarica di significati inesistenti e lo si prende per quello che è – puro intrattenimento – Captain America: The Winter Soldier si dimostra uno spettacolo discretamente efficace. L’ironia sbarazzina che la Marvel ultimamente sta distribuendo con ostentazione, vedi lo stesso The Avengers e la trilogia di Iron Man, in questo caso è stata centellinata a dovere, dando alla confezione un’atmosfera più seria e drammatica. Il risultato è godibile, senza dubbio più coerente. Da qui però a dire che si tratti di un film completamente riuscito ce ne passa… 

 

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