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Trascendence o la banalizzazione del cinema di fantascienza

Per il suo esordio alla regia il direttore della fotografia, Will Pfister vola troppo alto e porta sugli schermi un film sballato e presuntuoso nelle premesse. Mancano verosimiglianza, efficacia della trama e ritmo della narrazione. Evidentemente avere senso dell'immagine non significa necessariamente avere senso del cinema

Grazie alla straordinaria collaborazione artistica con Christopher Nolan, che ha portato a quattro nomination all'Oscar consecutive e addirittura alla statuetta per Inception, Wally Pfister è diventato uno dei più importanti direttori della fotografia del cinema contemporaneo. Il suo passaggio alla regia era dunque attesissimo, e l'interesse si è moltiplicato esponenzialmente quando è iniziata a circolare la notizia che il suo film di esordio sarebbe stato un thriller sulla realtà virtuale e la manipolazione del reale. 

Fin dalle primissime scene di Trascendence si intuisce che per il suo esordio Pfister ha purtroppo deciso di volare troppo alto. Per riuscire credibile, un tema come quello che regge il film richiedeva una verosimiglianza molto specifica, in grado di garantire una sufficiente sospensione dell'incredulità. Le premesse che invece vengono poste sono eccessivamente vaghe e soprattutto settate in maniera lentissima. Il ritmo della prima mezz'ora, fondamentale per immergere lo spettatore nella storia, si rivela totalmente farraginoso, esponendo così le incongruenze presenti nella sceneggiatura. Al posto dell'immedesimazione quindi ci si trova costantemente a chiedersi quali sono le motivazioni che muovono le azioni dei personaggi in scena. Tutto il sottotesto filosofico che Trascendence avrebbe voluto sviluppare con grande forza propositiva risulta pomposo e artefatto, proprio perché esposto con approssimazione. Alla fine, qualsiasi tentativo di approfondire argomenti in partenza interessanti si tramuta in banalizzazione.

posterAvere senso dell'immagine non significa necessariamente avere senso del cinema, questo dimostra l'esordio di Pfister. Oltre che dell'estetica del prodotto bisogna avere anche il controllo della narrazione e della sua presa emotiva. Ecco che allora la responsabilità del fallimento di Trascendence deve essere condivisa anche con il cast di attori. Se infatti la dimensione romantica e più drammatica del film non funziona è soprattutto perché Johnny Depp e (quasi) tutti gli altri non riescono a dare forza ai loro personaggi. La star di Pirates of the Caribbean (Pirati dei Caraibi) e dei grandi film di Tim Burton dimostra di essere in un periodo di evidente crisi creativa, tanto da apparire inefficace, quasi svogliato nella parte dello scienziato Will Caster. Non gli è purtroppo da meno la coprotagonista Rebecca Hall, attrice che sembra aver perduto negli anni tutta la freschezza e la spontaneità lasciata intravedere a inizio carriera. Unico a salvarsi di un cast complessivamente sottotono è Paul Bettany, capace almeno di "riempire" un paio di primi piani con forza drammatica.

Trascendence è un lungometraggio sballato, molto presuntuoso nelle premesse e conseguentemente incapace di tradurle in una storia minimamente credibile. La fantascienza se vuole essere di serie A – e proprio Nolan avrebbe dovuto essere degno maestro di Pfister – deve essere costruita su due basi fondamentali: efficacia della trama e ritmo della narrazione. Come già scritto, questo film non possiede nessuna delle due, fallendo così sia come riflessione sul rapporto tra umanità e virtuale che come puro intrattenimento cinematografico. 

 

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