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Di uomini e mostri nella macchina dell’intrattenimento. Arriva al cinema il nuovo Godzilla

Un film che funziona magnificamente nonostante non riesca nella dichiarata intenzione di raccontare personaggi veri e psicologie complesse. Un grandissimo spettacolo cinematografico, visivamente portentoso, in cui Gareth Edwards costruisce un'efficace suspance e dà vita a un film elegante e un po' old-style. Puro intrattenimento, ma ben organizzato

Dalla prima stesura della sceneggiatura all’ultimo giorno di postproduzione un film può cambiare completamente anima, trasformarsi in qualcosa di diverso, se non addirittura opposto, all’idea iniziale. Il nuovo Godzilla diretto da Gareth Edwards – recuperate assolutamente il suo primo, toccante Monsters – sembra aver attraversato questa metamorfosi. Quando siamo stati sul set a Vancouver lo scorso giugno ognuno dei partecipanti al progetto aveva fortemente sottolineato la dimensione “umana” del film, il fatto che oltre allo spettacolo si stava tentando di raccontare una storia con al centro personaggi veri, psicologie complesse, rapporti interpersonali più sfaccettati e toccanti di quelli che solitamente si trovano in un blockbuster come questo.

posterEbbene la visione di Godzilla ha confermato che, a parte la discreta caratterizzazione del complesso rapporto padre/figlio tra Joe (Bryan Cranston) e Ford Brody (Aaron Taylor-Johnson), i personaggi messi in scena sono diventati puramente funzionali allo svolgimento della trama, figure piuttosto monodimensionali che non permettono allo spettatore un’adeguata empatia con le loro vicende.

Ma la vera grande sorpresa di Godzilla è che, nonostante questa mancanza, il film funziona magnificamente. Perché soprattutto è grandissimo spettacolo cinematografico.

Memore di grandi classici come Lo squalo o Alien, Gareth Edwards sfrutta al meglio il meccanismo della suspence e ci svela Godzilla poco a poco, costruendo nella mente dello spettatore un processo di attesa che cresce man mano che il film si dipana. Grazie a un ritmo di montaggio sincopato e molto fluido, che talvolta preferisce assecondare l’agilità della narrazione piuttosto che la sua logica, il film scorre come un meccanismo oliato alla perfezione, divertente e spigliato. A livello narrativo il rimando è senza dubbio all’originale del 1954, dove i vari personaggi cercavano di dipanare il mistero legato all’apparizione del “mostro” e soprattutto contenere la sua potenza distruttiva. Sotto questo punto di vista il film possiede un fascino d’altri tempi, quasi old-style, che lo rende qualcosa di comunque più elegante dall’odierna concezione di blockbuster pieno di effetti speciali e ironia spicciola. Questo è un giocattolone assolutamente spettacolare ma “serio”, non cerca di accattivarsi il pubblico con strizzate d’occhio superficiali o riferimenti geek alla cultura giovanile contemporanea.

E poi più di tutto Godzilla è un film visivamente portentoso. Gli effetti speciali sono improntanti al massimo realismo possibile e funzionano egregiamente. Sia nelle scene notturne che in quelle ambientate alla luce del sole l’estetica rimane invariabilmente di altissima qualità. In questo modo si arriva alla sequenza finale grazie a un crescendo cinematografico di notevole fattura. Puro intrattenimento, per carità, ma organizzato a meraviglia.

Il consiglio è dunque il seguente: un po’ come successo con il recente Pacific Rim di Guillermo Del Toro, godetevi anche questo nuovo film di mostri con la dovuta dose di popcorn e Coca Cola. Il divertimento è garantito, Gareth Edwards ha costruito un’opera capace di intrattenere dal primo all’ultimo fotogramma. Ci sono alcune sorprese, ovviamente, nel film, ma ci guardiamo bene dallo "spoilerarle"… Buona visione!

Il film uscirà nei cinema americani il 16 maggio.

 

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