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Caccia alla Palma d’Oro: al via il Festival di Cannes

Oltre 10.000 presenze attese e più di 1.500 proiezioni; in barba alla crisi, tra polemiche e cali di popolarità, il Festival di Cannes rimane una manifestazione ricca di fascino perchè, fortunatamente, il cinema si fa e si guarda ancora

Si apre oggi la 67ª edizione del Festival di Cannes, come sempre all'insegna del glamour e del cinema d’autore, e come sempre tra mille polemiche, più o meno consistenti, e più o meno salottiere. Quest’anno la polemica è in apertura, ed è tutta per Grace, il controverso biopic di Olivier Dahan (che nel 2007 aveva diretto il pluripremiato La vie en Rose, con Marion Cotillard), interpretato da Nicole Kidman.

Fortemente criticato dai Grimaldi, che lo trovano superficiale, pieno di inesattezze e forzatamente commerciale, tanto che nessuno della famiglia reale monegasca sarà presente a Cannes.

Ma la polemica non finisce qui, in quanto ci si è messo anche Harvey Weinstein, (probabile) distributore del film negli Stati Uniti, che si è visto rifiutare da Dahan i tagli e i cambiamenti che aveva richiesto. E qui emerge il conflitto che è da sempre in seno al festival francese: arte vs mercato, o meglio, cinema europeo vs Hollywood, e se il conflitto c’è e può esserci, e anche vero che è sempre stata una delle anime del festival, che da una possibile contraddizione ha sempre saputo trarne una risorsa: far sfilare i grandi maestri del cinema europeo accanto a star e starlette, selezionando l’impegno sociale insieme e accanto al luccichio degli abiti da sera.

Tornando a Grace, al di là delle polemiche rimane il fatto che Grace Kelly è stata un’interprete straordinaria del cinema internazionale (Alfred Hitchcock ha un ruolo chiave nello spaccato di vita raccontato dal film di Dahan) e un’icona di un cinema e di un mondo che non ci sono più e per cui irrimediabilmente rimane una certa nostalgia, tanto più sul lungomare di Cannes, dove Grace e Ranieri di Monaco si erano conosciuti nel 1955.

Incompresa, Asia Argento a Cannes

Il poster del film Incompresa, di Asia Argento, in concorso a Cannes.

Diciotto i film in concorso, tra cui l’italiano Le meraviglie, di Alice Rohrwacher, alla sua seconda regia dopo il bellissimo Corpo celeste, un film su cui più che l’Italia (ahimè) ha scommesso il direttore del Festival di Cannes Thierry Frémaux, che in quest’edizione dimostra una particolare attenzione per il cinema italiano. Oltre a Le meraviglie, il Festival presenta anche, nella sezione Un certain regard, Incompresa, terza regia di Asia Argento, ritratto di famiglia che vede come protagonista una giovanissima Aria, come giovanissima è anche l’interprete del film della Rohrwacher, e giovanissimo il protagonista di un altro film italiano, questa volta nella Semaine de la Critique, Più buio a mezzanotte, del catanese Sebastiano Riso.

Nella selezione ufficiale, accanto ad Alice Rohrwacher, ritroviamo grandi maestri come Ken Loach, con Jimmy’s Hall, sull’attivista irlandese degli anni Trenta Jimmy Gralton; Mike Leigh, con Mr. Turner, una scelta inaspettata per il regista inglese (che proprio a Cannes aveva vinto la Palma d’Oro nel 1996 con il meraviglioso Secrets and Lies) quella di raccontare il maestro della pittura del Romanticismo inglese; e, immancabilmente, l’ottantaquattrenne Jean-Luc Godard, con Adieu au langage. Con loro, tra gli altri: Tommy Lee Jones, alla sua seconda regia a Cannes, con The Homesman, epopea western che ha fra gli interpreti Meryl Streep e Hilary Swank; il canadese Atom Egoyan con The Captive; Olivier Assayas con Clouds of Sils Maria (girato in parte sulle montagne dell’Engadina), con Juliette Binoche e Kristen Stewart; i fratelli Dardenne con Deux jours, une nuit e David Cronenberg con Maps to the Stars (feroce critica di Hollywood), interpretato da Robert Pattinson che è anche, insieme a Guy Pearce, protagonista del futuristico The Rover, di David Michod. E ancora The Search, di Michel Hazanavicius, Saint Laurent di Bertrand Bonello, Mommy di Xavier Dolan, Foxcatcher di Bennett Miller e Wild Tales di Damian Szifron, il russo Leviathan di Andrey Zvyagintsev, il turco Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan, Timbuktu del mauritano Abderrahmane Sissako e Futatsume no mado (Still Water) della giapponese Naomi Kawase, unica altra donna nella selezione ufficiale accanto ad Alice Rohrwacher.

La giuria del concorso è presieduta dalla neozelandese Jane Campion, la sola donna ad avere mai vinto la Palma d’Oro, ormai ventun anni fa con Lezioni di piano, che non perde occasione per lanciare un’accusa: “Mi sembra che la mia presenza qui come presidente della giuria sia più che altro un risarcimento per il fatto che a Cannes sono sempre pochissimi i film diretti da donne, e in generale nel cinema c’è scarsa attenzione alle autrici e viene dato loro pochissimo spazio”.

Senza citare numeri e percentuali (che danno infatti ragione alla Campion), risponde Frémaux che è una pura questione statistica. Ma anche questa è una polemica che ritorna ciclicamente e fa parte del colore di Cannes così come di altri festival, sebbene faccia riflettere: il cinema (star a parte) è ancora fortemente maschile, maschile è lo sguardo come maschile è l’industria, in Europa come in America. E questo non può che essere un male. Della giuria fanno parte quattro uomini e quattro donne, oltre alla presidente, quindi almeno in questo caso la maggioranza, seppur di poco, è femminile. È una giuria fatta di grandi nomi del cinema internazionale: una diva del cinema francese come Carole Bouquet, il regista cult del cinema di genere Nicholas Winding Refn, la talentuosa Sofia Coppola, un giovane attore (e regista di talento) fra i più noti e interessanti di questi anni, Gael Garcia Bernal, e un attore ormai veterano sebbene mai diventato una vera star come Willem Dafoe. E poi le attrici Jeon Do-yeon (Corea del Sud) e Lelia Hatami (Iran), e il regista cinese Jia Zhang-ke, vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia 2006 con Still Life. Difficile prevedere a quale film andrà la preferenza di una giuria così eterogenea per formazione, personalità, provenienza e tendenze artistiche.

Paolo Trapero

Il presidente della giuria Un certain reguard, Paolo Trapero

Accanto alla selezione ufficiale, come sempre a tutti i festival, le sezioni forse più interessanti dal punto di vista artistico, del linguaggio e dello sguardo del cinema sul mondo. Un certain regard, la cui giuria è presieduta dall’argentino Pablo Trapero, si apre con Party Girl, diretto da Marie Amachoukeli, Claire Burger, Samuel Theis e vede film e autori tra i più vari e interessanti di questo momento: tra i 20 film presentati, oltre a quello di Asia Argento, troviamo The Disappearance of Eleanor Rigby di Ned Benson, e poi Rolf de Heer (regista anni fa del bellissimo The Tracker) con Charlie’s Country, Wim Wenders che assieme a Juliano Ribeiro Salgado dirige The Salt of the Earth, e soprattutto, amatissimo e attesissimo, l’attore Ryan Gosling qui al suo esordio alla regia con Lost River, favola nera sulla disperazione di una città da salvare – la città è Detroit, come dichiara lo stesso Gosling, l’altra faccia del sogno americano. E ancora la Quinziane des réalisateurs, che presenta sguardi molteplici di registi, generi e paesi, aperta da Bande des Files di Céline Sciamma, che vede 17 film tra cui un thriller d’autore come Cold in July, di Jim Mickle, tratto dall’omonimo romanzo di Joe Lansdale, autore amatissimo e geniale, e Queen and Country, di John Boorman. Infine, la Semaine de la Critique: 11 i film selezionati (fra cui Più buio a mezzanotte) di cui 4 sono proiezioni speciali.

C'è tanto, tantissimo cinema a Cannes: ci sono titoli, formati e tendenze; premi, giurie, attori e registi, e poi giornalisti, fotografi, fan e intrusi, sales agent e produttori, file interminabili e affollatissime conferenze stampe, proiezioni speciali e party.

Undici i cortometraggi in concorso per la giuria presieduta da Abbas Kiarostami, come anche la selezione di Cinéfondation – 16 film diretti dagli studenti delle scuole di cinema di tutto il mondo, tra oltre 1.600 film pervenuti, tra cui l’italiano Lievito Madre di Fulvio Risuleo. Tra le proiezioni speciali, un classico dell’horror restaurato come The Texas Chainsaw Massacre (Non aprite quella porta) di Tobe Hooper, accanto alla miniserie TV di Bruno Dumont P’tit Quinquin.

Loren, Cannes

Sofia Loren e Marcello Mastroianni in Matrimonio all’italiana.

E ancora la Queer Palm, assegnata a film di tematica LGBT da una giuria guidata da Bruce LaBruce, scrittore e regista canadese, e la prestigiosa Camèra d’or assegnata dalla giuria presieduta dalla regista e attrice francese Nicole Garcia, mentre Sofia Loren presenterà la versione restaurata (a cura della Cineteca di Bologna) di Matrimonio all’italiana. E infine un tributo, quest’anno a Sergio Leone, con la proiezione della “Trilogia del dollaro”, a cinquant’anni dal suo primo capitolo, Per un pugno di dollari, in un evento presentato da Quentin Tarantino.

C'è chi si stupisce che in piena crisi economica il mercato di Cannes (il principale al mondo) quest’anno preveda oltre 10.000 presenze e più di 1.500 proiezioni. Ma la verità è che la crisi persiste in così grande misura solo in Italia e qualche altro paese europeo, mentre altrove è passata o sta passando, e paesi in rapida crescita come la Cina e l’India costituiscono anche due tra i maggiori bacini di pubblico al mondo, per non parlare della ripresa del mercato americano. Certo, c’è il web, ma questa è un'altra storia.

Sebbene negli ultimi anni sia un po’ sceso quanto a numeri, presenze e popolarità, il Festival di Cannes rimane una manifestazione imponente e ricca di fascino, non solo per la sicurezza sempre più numerosa schierata sulla Croisette, per i fan assiepati davanti al Palais, e per le star che sfilano e sfrecciano sul red carpet (tanto per dare un po’ di numeri, quest’anno sono previsti 127.000 visitatori, ci sono 30.000 professionisti del cinema accreditati, 4.000 giornalisti, 700 tecnici). Insomma, fortunatamente il cinema si fa e si guarda ancora.

Per chiudere sull’Italia, un tributo in occasione dei 90 anni di Cinecittà, che rischia però di avere il sapore del necrologio, viste le condizioni in cui versa da anni lo storico stabilimento sulla Tuscolana, ridotto ormai a studio televisivo e poco più, messo in ginocchio da tagli e compravendite selvagge e risollevato, solo a tratti, da dubbie e colossali produzioni televisive straniere.

Ma accanto a questo, Cannes dedica un importante omaggio che è anche un meraviglioso ricordo: l’immagine ufficiale del Festival di Cannes vede un bellissimo primo piano di Marcello Mastroianni tratto da 8 e ½ di Federico Fellini, per richiamare sempre “un cinema libero e aperto al mondo, riconoscendo ancora una volta l’importanza artistica del cinema italiano ed europeo attraverso una delle sue figure più rappresentative”, come afferma il direttore del Festival.

Cinema, fascino ed eleganza: è bello quando è questa l’immagine degli italiani nel mondo, e almeno questa volta, all’entrata del Palais e sul lungomare di Cannes, sembra essere proprio così…

 

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