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Si alza il sipario sul teatro italiano. Torna In Scena!

Inauguriamo uno spazio dedicato al festival di teatro italiano a New York che dal 9 al 25 giugno porterà in città tanti spettacoli made in Italy. Abbiamo intervistato Laura Caparrotti, direttore artistico della manifestazione che qui ci racconta di come è arrivata a realizzare un sogno

Quando si sente parlare di teatro italiano a New York, c’è quasi sempre lo zampino di Laura Caparrotti. Instancabile pozzo di idee, Laura è ideatrice, fondatrice e direttore artistico del festival In Scena! primo festival di teatro italiano presentato in tutti i cinque distretti di New York.. E a lei vogliamo dedicare la prima puntata di questo viaggio nel festival cui questo spazio è dedicato.

Laura Caparrotti ha studiato con i migliori, tra cui Dario Fo e Annie Girardot. Recita, dirige e produce in Italia e negli Stati Uniti, dove nel 2000 ha fondato KIT-Kairos Italy Theater Inc. ed è tra i fondatori del World Wide Lab, una collettiva di dodici registi di otto paesi diversi. Ha tanto da raccontare, ma qui le chiediamo di parlarci della più bella delle sue creature, In Scena!

Come nasce questo festival e perché?

In Scena! nasce da un mio desiderio, il famoso sogno nel cassetto di molti anni fa. Sono quasi vent’anni che mi dedico a portare il teatro italiano a New York (e non solo) e mentre all’inizio c’era qualche timido tentativo di proporre un festival di teatro italiano (ci fu per un paio di anni quello organizzato dalla rivista Sipario) poi fu il nulla. A New York ci sono festival teatrali di tante nazioni, possibile – pensavo – che non ci sia nulla che rappresenti il nostro paese? Così, quando ne ho avuto la possibilità, ora che la compagnia è cresciuta e siamo riconosciuti come la compagnia teatrale italiana a New York, ho fatto il gran passo e messo in pratica uno dei miei grandi sogni.

Una storia recente, ma appassionante, quella di questa manifestazione. Raccontaci come sono andati questi primi anni.

mario fratti

Laura Caparrotti insieme a Mario Fratti

La storia è al momento breve, è un bimbo che sta compiendo i primi passi anche se devo dire che sembra avere una eccellente capacità di crescita. Come molti dei lettori sapranno, il 2013 è stato l’anno della cultura italiana negli Stati Uniti. Ho pensato che non ci sarebbe stato migliore anno per far partire questa bella pazzia di riportare un festival di teatro italiano a New York. A New York, sottolineo, intesa come città composta da cinque distretti. Infatti ho sempre pensato, vivendo questa magnifica città, che non ci si dovesse limitare a Manhattan. Siccome è indubbiamente il luogo più importante, gli altri distretti ricevono meno attenzione, soprattutto dall’estero, soprattutto dall’Italia. Insomma, nella mia testa, il festival avrebbe dovuto coinvolgere i cinque distretti e così è stato. Con molta paura, ma con l’appoggio di tante istituzioni che credono nel lavoro che stiamo facendo da anni, siamo partiti il 10 giugno 2013 con un festival che è durato dieci giorni. Abbiamo portato tre spettacoli dall’Italia, presentato quattro letture di testi italiani in traduzione e alcuni eventi speciali, fra cui una messa in scena di testi di Mario Fratti, realizzata da una compagnia di New York, la Mare Nostrum Elements, in cui ci sono degli italiani. Il risultato è stato ottimo, davvero ottimo. Sale piene, pubblico contento, noi felicissimi. Quest’anno abbiamo già raddoppiato in termini di spettacoli dall’Italia – sono ben sei – e di letture ne abbiamo sette. In più abbiamo un’opening night, nel Bronx, con Iaia Forte, attrice de La Grande Bellezza, e una serata di chiusura dedicata all’edizione 2014 e a quella 2015 (e qui tremano davvero le gambe) e poi un incontro per addetti ai lavori e non, su come si debbano affrontare i sopratitoli in teatro. Infine, abbiamo anche istituito un premio: il Premio Mario Fratti per la drammaturgia italiana. Il premio, oltre alla traduzione del testo vincitore, sarà un’opera realizzata appositamente da Victoria Febrer, un’artista che realizza dipinti col vino. Il bello sai cos’è? È che siamo pochi a fare il lavoro di moltissimi. A New York ci siamo io e Carlotta Brentan, che fa da executive producer, e a Roma c’è Donatella Codonesu. Poi certo abbiamo stagisti, collaboratori e, nei vari distretti, persone e istituzioni che collaborano attivamente e con forza con noi. Però la macchina la spingo io insieme a Carlotta e Donatella e devo dire che queste tre donne sono proprio in gamba. E sì, me lo dico da sola!

Credi che ci sia interesse a New York nei confronti del teatro italiano?

New York è una piazza privilegiata, ci sono molte etnie e molti teatri in lingua o che comunque presentano autori di altri paesi. Però – ed è un però grande come una casa – gli addetti ai lavori sono molto nazionalisti e si interessano soprattutto o completamente di autori americani, inglesi – hanno senso di inferiorità nei confronti del teatro inglese – e irlandesi, in parte. Gli autori di altri paesi non sono considerati. Non ho ancora capito se è paura di non capirli, se è pigrizia, se sono conservatori nel senso che temono di fallire, quale che sia la causa, la realtà è che ci sono spazi molti limitati per i teatri e i gruppi che lavorano su teatri che non siano già all’origine in lingua inglese. Il pubblico secondo me c’è, anche numeroso, ma dovrebbe essere guidato, informato, coinvolto. Dicevo che sono vent’anni che porto il teatro italiano negli Stati Uniti. Ricevo tanti complimenti, ma la fatica è sempre immane. Inoltre, sento continuamente parlare della necessità di programmi bilingue per le scuole, per favorire l’apprendimento della lingua e della cultura italiana, ma ben poco accade. Noi, sono vent’anni che proponiamo programmi bilingue, le scuole le contattiamo una a una noi personalmente, senza che ci sia un sistema organizzato che faccia sì che gli studenti possano usufruire dei programmi bilingue che offriamo. Quando vengono sono tutti contentissimi e ci chiedono di fare di più. Ci vorrebbe più collaborazione fra tutti, organizzata e reale. Allora sì che il teatro italiano, che è così tanto parte della nostra cultura, si affermerebbe davvero negli Stati Uniti. Ne sono sicura.

Quali sono gli elementi più interessanti di questa edizione?

lauraDifficile dirlo, sinceramente. È una bella selezione della tipologia di teatro che gira in Italia e in certi casi all’estero visto che Mutu ha vinto il premio come miglior spettacolo straniero all’Avignon Off in Francia. Sì, penso proprio che l’elemento in assoluto più interessante sia proprio che tramite questa piccola selezione sia possibile intuire cosa il nostro paese abbia da offrire teatralmente parlando. Inoltre, alcune compagnie provengono da varie parti d’Italia, e sono testimoni di cosa succede al di fuori dei grandi centri come Roma o Milano. Infine, abbiamo nomi importanti come Iaia Forte che presenta un testo di Paolo Sorrentino, entrambi protagonisti de La Grande Bellezza, film vincitore della Statuetta per miglior film straniero agli Oscar. Iaia è un’attrice di teatro e di cinema che ha lavorato con molti grandi registi, vincendo premi e calcando i maggiori teatri italiani. All’interno delle letture di testi italiani tradotti, c’è Roberto Saviano, l’autore di Gomorra per intenderci, che ha fornito la storia su cui è costruito Santos, e c’è Oriana Fallaci, soggetto del testo di Emilia Costantini Fallaci, una donna contro. E poi ci sono le sezioni dedicate al calcio, gli eventi su Edoardo de Filippo, il Premio Mario Fratti… Come dicevo all’inizio, è difficile dirlo… abbiamo un calendario di cui possiamo davvero andare fieri! Speriamo che il pubblico la pensi come noi.

C’è una grande rappresentanza del Sud. Da cosa nasce questa attenzione?

Qualcuno direbbe dal fatto che io sono di origini soprattutto meridionali! A parte gli scherzi, molte delle proposte avute tramite bando sono arrivate da Roma in giù. So che l’Italia teatrale è attiva ovunque, però al Sud, dove ci sono molte più difficoltà, forse per contrastare uno stato di cose spesso fermo e paludoso, per dire poco, la scena teatrale è attivissima e molto interessante. Detto ciò, non abbiamo voluto dare una connotazione meridionale… semplicemente molte proposte sono arrivate dal Sud. In più, è stato interessante notare che le proposte sono state quasi tutte di sapore politico o sociale, che molte delle proposte provenienti dal Sud parlavano di mafia (e, infatti, noi le abbiamo tutte, per non far torto a nessuno) e che ormai il dialetto è diventato parte del nostro teatro. In effetti, è però vero che ci sono quasi tutte compagnie da Roma in giù. Speriamo di rifarci negli anni a venire. Magari iniziamo fin d’ora ad appellarci alle compagnie da Roma in su: appena esce il bando per l’edizione 2015 – probabilmente a metà settembre 2014 – mandate tante proposte!

Per informazioni e biglietti: www.inscenany.com oppure www.kitheater.com.

 

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