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A Brooklyn un Tamburlaine di sangue, a Broadway un Cabaret da dimenticare

Foto: Courtesy of Tamburlaine of Theater for a New Audience 

Foto: Courtesy of Tamburlaine of Theater for a New Audience 

Con l'avvicinarsi delle feste cresce la voglia di teatro. Ecco due proposte in due diversi borough della città: Tamburlaine the Great, intepretato dal bravissimo John Douglas Thompson, fa prigioneri gli spettatori portandoli nelle tenebre; mentre a Broadway c'è una versione di Cabaret confezionata su Alan Cumming che vi consiglio di vedere con Emma Stone nei panni di Sally Bowels

 

Con Thansgiving alle porte è difficile scegliere cosa consigliare di vedere nei giorni di festa. Volete distrarvi o seguire qualcosa di bello, ma tosto? Volete riempire il cuore o far danzare lo stomaco? Per darvi opportunità di scegliere, vi segnalerò due spettacoli diversi per genere e persino per zona. 

Iniziamo con Brooklyn e la nuova produzione del Theater for a New Audience. Si tratta di Tamburlaine di Christopher Marlowe. Tamburlaine the Great (in italiano conosciuto come Tamerlano il grande) è un dramma in due parti scritto e rappresentato quando Marlowe aveva poco più di vent'anni. Ispirato alla figura del conquistatore mongolo Timur Lenk, grande terrore dell'Asia, il protagonista è una figura titanica che riempie la scena dal primo all'ultimo atto, eroe violento e sanguinario che aspira a un'illimitata potenza, ma che diventa preda della solitudine e della frustrazione nella seconda parte della tragedia. La regia dell’odierna messa in scena delle due parti è di Michael Boyd, leggendario regista e direttore artistico, fino al 2012, della Royal Shakespeare Company. Protagonista, nel ruolo di Tamburlaine, il bravissimo John Douglas Thompson, uno dei quattri attori a recitare un solo ruolo (e che ruolo) in un cast di ben diciannove elementi che interpretano via via re, regine, schiavi, guerrieri e così via. 

Lo spettacolo, nonostante la difficoltà e la lunghezza dei due testi, coinvolge, non annoia, anzi, fa sì che lo spettatore segua, anche quando non capisce tutto, che venga anche lui preso nel turbine di questa continua violenza. Merito di una regia che significa visivamente, utilizzando tutto lo spazio teatrale. Gli spettatori, almeno quelli attorno al palcoscenico, sono inglobati nell’azione, sedendo praticamente dentro al palco. Gli altri vengono comunque coinvolti, fatti prigionieri, lo ripeto, prigionieri, grazie al disegno luci – e dunque alla regia – che dall’inizio della prima parte fino alla fine della seconda ci porta dentro le tenebre. 

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Foto: Courtesy of Tamburlaine of Theater for a New Audience 

Tamburlaine è un uomo forte, pronto a tutto, che ama la guerra, che ama il potere, che riesce a conquistare il conquistabile. Un uomo capace di passioni estreme: amore tenero e totale per la propria donna e odio violento e animale contro i suoi nemici. C’è una lunga scia di sangue che percorre il testo e lo rende attuale. Il regista rende il sangue segno continuo di tutto lo spettacolo, è il rosso che cala come pioggia, che viene gettato sui personaggi morti, che lega tutti i re, i ciambellani, le mogli, i figli. Quel sangue è quello delle guerre continue che dall’inizio del mondo non si sono mai fermate. La sete di potere e la violenza che questa sete genera è immutabile; cambiano gli abiti, cambiano i modi, ma quel filo rosso si snoda senza vedere una fine. Marlowe però una fine la costruisce: Tamburlaine diventa un animale, folle, tanto da portare sua moglie morta con sé e da uccidere il figlio che si opponeva alla guerra. Tamburlaine diventa il signore di tutte le guerre e non è più umano, fa paura. Come paura fa un mondo bisognoso di guerre. Lo spettacolo va visto, per la regia e la bravura di tutti gli attori (citiamo su tutti, oltre a John Douglas Thompson, Tom O’Keefe, Saxon Palmer, Paul Lazar) e per il testo. Ascoltare parole scritte intorno al 1587 e sentire che parlano a noi è una lezione che fa sempre bene. 

Tamburlaine è a teatro fino al 21 dicembre. Per informazioni e biglietti consultate il sito del Theater for a New Audience

Cabaret on Broadway

Foto: Courtesy of Cabaret on Broadway

Torniamo a Manhattan, anzi, meglio, a Broadway per uno spettacolo che non ha bisogno di grandi presentazioni: Cabaret, titolo famosissimo del film con Liza Minnelli diretto dal regista e coreografo Bob Fosse. Il film del 1972, vincitore di tantissimi premi e ancora vivo nella memoria di tutti, aveva portato sullo schermo il musical omonimo del 1966. La grande differenza fra schermo e palcoscenico è però che il musical si concentra più sulla figura del maestro di cerimonie che su quella di Sally  Bowels. Mi dicono addetti ai lavori che la versione odierna è stata confezionata su Alan Cumming, da anni il maestro di cerimonia per eccellenza. In effetti lui è il protagonista e, nella mia modesta opinione, non si spreca più di tanto in un ruolo che offre tantissimo e che sicuramente risente del fatto che Cumming lo fa da anni. La vera novità, che pare stia facendo alzare le vendite dei biglietti, è Emma Stone nei panni di Sally Bowels. Io ho avuto la sfortuna di vederlo con Michelle Williams, di cui non dico nulla perché preferisco dimenticare; per vederlo con la Stone, invece – probabilmente senza neanche doverlo cancellare poi dalla memoria – ho tempo fino al primo febbraio.

Per i biglietti di Cabaret, potete sia consultare il sito Internet sia provare a cercare i biglietti al TKTS a Times Square. Bisogna fare la fila il giorno stesso, ma si possono trovare biglietti scontati. Magari se non hanno disponibilità per Cabaret, potete trovare altro e andare a teatro a vedere qualcosa di totalmente inaspettato.

 

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