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La commedia universale di Mario Monicelli a New York

Il Film Forum dedica una rassegna, con 12 film in programma, al maestro della commedia all'italiana, Mario Monicelli. Per l'occasione, la Casa Italiana NYU ha presentato l'ultimo lavoro del regista, un breve documentario realizzato con la moglie, Chiara Rapaccini che ha conversato con il pubblico e raccontato i suoi ricordi

Film Forum, istituzione cinematografica tra le più prestigiose a New York e negli Stati Uniti, rende omaggio al grande Mario Monicelli.

Non solo Neorealismo, possiamo finalmente dire. Sì perché spesso Neorealismo è sinonimo stesso di cinema italiano, di una stagione meravigliosa e lontana del nostro cinema: un cinema importante, certamente fondamentale come espressione di quello che era il nostro paese dopo la guerra e come assoluta novità, di forma e contenuto, rispetto a  quel che era stato il cinema fino a quel momento, in Italia ma non solo. 

Era il cinema fatto da quelli che sono stati i grandi maestri della storia del cinema internazionale, però accanto a Rossellini, De Sica, Visconti, e anche Fellini, c'era e ci sarà sempre Mario Monicelli, con le sue commedie fatte di umorismo tagliente, di critica sociale, politicamente impegnate, compassionevoli e spietate, corrosive, umane, divertenti, profonde, irriverenti, delicate, indimenticabili.

Film Forum rende omaggio al maestro della Commedia all'Italiana con una bella retrospettiva a lui dedicata che si apre venerdì 28 novembre con I soliti ignoti – noto al pubblico americano come Big Deal on Madonna Street – e prosegue fino a giovedì 11 dicembre. 

Ma collegare Monicelli solamente alla Commedia all'Italiana è riduttivo, perché Monicelli, che è stato probabilmente il più grande autore e regista di commedie che il nostro cinema abbia mai avuto (certo, accanto a Risi, Scola, e ai meravigliosi interpreti di quel cinema, da Totò a Tognazzi, da Sordi a Fabrizi, ma anche Gassman e Mastroianni, e la grandissima Anna Magnani) va oltre la Commedia all'Italiana. Monicelli era un profondo conoscitore del cinema, della letteratura, e soprattutto dell'animo umano, di quei caratteri che incontrava per le strade di Roma nel dopoguerra, o che venivano sbattuti in prima linea senza nemmeno saper parlare italiano, che si esibivano sui palcoscenici dell'avanspettacolo senza mai fare fortuna o che sgomitavano per farsi notare davanti alle telecamere della neonata televisione, o quelli che emigravano in America con la valigia piena di salsicce e mortadella, perché quaggiù, chissà, non si sa mai…

Alla vigilia dell'apertura della retrospettiva al Film Forum, la Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU martedì scorso ha presentato Vicino al Colosseo c'è Monti, un breve documentario del 2008 che è stato l'ultimo lavoro di Monicelli, ideato e realizzato insieme alla moglie Chiara Rapaccini, artista e illustratrice, che è anche la curatrice della bella mostra fotografica dedicata al grande regista ospitata in questi giorni alla Casa Italiana. La mostra è composta di foto di scena, ritratti privati e un'opera di Chiara Rapaccini che saluta i visitatori all'ingresso, introducendoli così al mondo cinematografico di Monicelli.

Il documentario racconta il quartiere di Roma dove Mario Monicelli e Chiara Rapaccini hanno vissuto per tanti anni, quartiere che lui amava immensamente e che racconta attraverso le persone che a Monti vivono e lavorano, quelle che lui incontrava ogni giorno uscendo di casa, un pezzetto di Roma risparmiato (in parte) dal turismo, dalla globalizzazione e tutto il resto, fatto di vecchi che giocano a carte, macellai, falegnami, ma anche piccole botteghe, trattorie, chiese, parroci e fedeli che portano in processione la statua della Madonna, “tutte persone che sarebbero potute diventare personaggi dei suoi film” nota il direttore della Casa Italiana, Stefano Albertini, nella sua presentazione. “Persone che conosceva bene e a cui teneva veramente” prosegue Chiara Rapaccini, ricordando come Monicelli “sia stato sempre vicino alla gente, accanto alle persone più fragili, sempre contro ogni forma di potere, che fosse rappresentato da Berlusconi (con cui ebbe infatti una feroce querelle) o dal Vaticano. Ma non solo nei suoi film, Mario era vicino alla gente sempre, anche quando a 93 anni passò una notte di gennaio, al freddo, all'aperto, insieme ai lavoratori che manifestavano”. 

guerra

Una scena de La grande guerra, 1959

O quando nel suo ultimo film Le rose del deserto riaffermava con forza quello spirito pacifista (e socialista) che ha sempre manifestato, a partire da quel meraviglioso film che è stato La grande guerra, lucido ritratto del nostro paese, divertente e tragico, cialtrone e commovente. Lorenzo Codelli – autore fra le altre cose di una bella monografia su Mario Monicelli e consulente della retrospettiva al Film Forum – ha ripercorso i momenti fondamentali della carriera di Monicelli ma anche l'essenza stessa del suo cinema, a partire da quelle radici, culturali e biografiche, nella guerra e nel dopoguerra, nell'avanspettacolo, nel lavoro con Steno, a quella stagione meravigliosa in cui il cinema italiano si incontrava in trattoria a suon di “mezze porzioni”, in cui i film si facevano uno dopo l'altro, e la gente riempiva le sale (a volte sì a volte no), in cui sceneggiatori, registi e attori raccontavano e interpretavano quel che conoscevano meglio: la guerra, la ricostruzione, le periferie, gli anni del boom, le piccole e le grandi miserie del nostro paese. E tanto più con la commedia, e tanto più Monicelli, con le sue commedie che non erano mai fatte solo per far ridere ma facendo ridere scavavano a fondo, andavano dritte al cuore delle cose, facevano pensare. 

Monicelli è meno noto di altri registi (per lo più del Neorealismo e dintorni) all'estero perché è sempre  difficile esportare la commedia, per ragioni linguistiche, culturali, per un diverso sense of humour, ma il pubblico di New York che per la prima volta avrà la fortuna di vedere alcuni tra i capolavori di Monicelli proiettati sul grande schermo al Film Forum sicuramente potrà capire perché, più di altre, le commedie di Monicelli sono universali: per i caratteri archetipici, per le situazioni e le gag, per l'universalità del messaggio dietro e dentro la specificità del racconto, e anche per gli attori che Monicelli ha saputo scegliere, in molti casi scoprire – una fra tutti Claudia Cardinale, come ricorda Codelli, scelta per un piccolo ma importante ruolo femminile ne I soliti ignoti.

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Lorenzo Codelli, Chiara Rapaccini e Stefano Albertini in conversazione alla Casa Italiana NYU

Una conversazione fitta e divertente, quella tra Chiara Rapaccini, Lorenzo Codelli, Stefano Albertini e il pubblico in sala alla Casa Italiana Zerilli-Marimò, per raccontare quello che è stato il maestro del cinema popolare, “quello straordinario cinema che avevamo in Italia accanto al Neorealismo, e di cui Monicelli è stato un grandissimo autore, forse il più grande – racconta Codelli – le cui commedie erano tutte diverse una dall'altra, a differenza degli altri grandi registi della Commedia all'italiana, un regista unico”. Difficile pensare a un suo possibile erede adesso….

Una bella serata di cinema, ricordando Monicelli attraverso i tanti aneddoti, quell'ironia acuta a dissacrante che lo ha reso unico, come regista ma anche come amico, come marito. Un marito ingombrante, come si poteva immaginare, e lo si capisce ascoltando i racconti della moglie, che aggiunge: “Era un grandissimo regista, ma in casa era un marito disastroso, non sapeva cucinare, non era in grado di pagare una bolletta e litigava con la figlia per questioni di cinema e letteratura!”. 

Ultimo ricordo, divertente ed emblematico, è di quando, ormai molto anziano, una sera decise di andare a cena con la moglie da Otello, quella stessa trattoria dove dal dopoguerra si era riunito per anni il cinema italiano. Otello che dava spesso pasti gratis a registi e attori squattrinati, quell'Otello da cui ogni mercoledì sera, fino quasi agli anni Ottanta, andavano Fellini, Scola, Age e Scarpelli, Risi. E Monicelli, appunto. Ricorda Chiara Rapaccini: “Quella sera arriviamo lì, entriamo, e seduti a un tavolo ci sono Scola ed altri, quelli rimasti vivi dopo tutti questi anni insomma… Tutti anziani ovviamente ma molto meno di Mario! Lui li vede ed esclama irritato: 'No, ci sono troppi vecchi, andiamo via!'”.Questo era Mario Monicelli.

Dodici i film presentati al Film Forum (tutti sottotitolati in inglese), fra cui la versione restaurata dello splendido Risate di Gioia / The Passionate Thief, oltre al documentario According to Mario, presentato domenica 30 dicembre alle 12.40, a cui seguirà il Q&A con Lorenzo Codelli e Chiara Rapaccini.

Il programma completo della retrospettiva dedicata a Mario Monicelli, si trova sul sito di Film Forum.

 

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