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Sottotitoli, scelte artistiche e opportunità professionali tra lingue e linguaggi: una giornata di studi alla Montclair University

L'Inserra Chair in Italian and Italian American Studies ha organizzato un incontro dedicato all'arte dei sopra- e sottotitoli per film e spettacoli dal vivo. Un settore complesso, multidisciplinare e dibattuto in cui si insegue l'equilibrio tra traduzione e rispetto dell'originale e in cui non mancano le opportunità professionali

Ottima conoscenza delle lingue straniere, consapevolezza del contesto culturale, sensibilità estetica  e capacità tecnologiche ad hoc sono elementi che fanno del sottotitolaggio e il sopratitolaggio un possibile settore professionale ideale per gli studenti di Art and Humanities con specializzazione in lingua straniera.

Questo uno dei temi principali al centro dell'evento Reading Foreign Voices: Film, Opera, and Theater Sub- and Sur-titles Across Languages, presentato dall'Inserra Chair in Italian and Italian American Studies della Montclair University, in collaborazione con il Dipartimento di Spagnolo e Italiano.

Qual è la rilevanza di un programma universitario in traduzione per audiovisivi e spettacoli dal vivo? E quali sono le opportunità di lavoro che apre a studenti ed insegnanti appartenenti a dipartimenti di lingua straniera, linguistica, comunicazione, media, cinema, musica?

A presentare e moderare l'evento è stata Teresa Fiore, titolare della cattedra Inserra Chair in Italian And Italian American Studies, che ha introdotto l'argomento e i partecipanti alla tavola rotonda: Raúl Galoppe (Department of Spanish and Italian, Montclair State University), Mauro Conti (della società Prescott Studio, Italia), LeAnn Overton (Met Opera Title Caller), Federico Spoletti (Managing Director di Sub-Ti, Londra) e Jedediah Wheeler (ACP/Kasser Theater Director, Montclair State University), i quali hanno trattato il tema attraverso alcuni contenuti specifici, con una particolare attenzione alle prospettive di lavoro nel campo e all'odierna domanda relativa al mercato di sottotitoli e sopratitoli (due definizioni che si riferiscono rispettivamente all'uso delle traduzioni nei film e negli spettacoli dal vivo, dove nel secondo caso si pone l'ulteriore questione della sincronizzazione in tempo reale con l'evento e dell'imprevedibilità di fattori contingenti). 

panel

Teresa Fiore introduce i partecipanti alla tavola rotonda

Nei suoi commenti d'apertura, Teresa Fiore ha ricordato come in Italia, per via della diffusa pratica del doppiaggio, si fruisca il cinema con una gamma di voci limitata. Un esempio è la voce utilizzata per doppiare Charlie Chaplin ne Il grande dittatore che è la stessa che gli spettatori italiani hanno incontrato in 2001 Odissea nello spazio (come H.A.L.9000, il computer della navicella spaziale) nonché la stessa utilizzata per Bambi adulto nel famoso film d'animazione Disney. Tra chi lavora nell'ambito dei sottotitoli, il doppiaggio viene ovviamente visto come una pratica sostitutiva dell'opera originale, quasi una negazione del lavoro registico. 

All'intervento di Teresa Fiore è seguito quello di Fabio Troisi dell'Italian Cultural Institute di New York, che ha sottolineato come “l'importanza delle implicazioni relative all'accessibilità linguistica sia oggi connessa allo sviluppo delle nuove tecnologie digitali”. Internet, infatti, apre ai sottotitoli una serie di nuovi campi di applicazione che vanno dalle notizie dal mondo che passano sui canali online fino ai materiali d'istruzione accessibili da ogni parte del mondo. Troisi ha anche ricordato che “la lingua è uno dei temi di punta nella questione dell'integrazione in Europa, un gruppo di diverse nazioni al momento connesse dal punto di vista economico”. Lo scambio di cultura e culture che la sottotitolzione consente può quindi rappresentare un valido strumento per la costruzione di un'identità europea e globale. 

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Video di Matteo Minasi

 

A seguire, Raúl Galoppe ha condotto un intervento dal titolo A Beautiful Friendship: Subtitles as Art, Subtitlers as Artists, presentando alcune riflessioni emerse all'interno del programma universitario a proposito del tema dell'audiovisual translation (così si preferisce oggi definire il complesso processo di sotto e sopra titolazione), evidenziando come sia “complesso l'argomento della traduzione di un discorso orale in un testo scritto, e da una lingua ed un contesto culturale ad un altro, all'interno di specifiche restrizioni tecniche”.

cartelloneMauro Conti ha parlato dell'argomento Multilingual Titling and Surtitles for the Performing Arts, descrivendo alcune specificità del sopratitolaggio per lo spettacolo dal vivo, in particolare nel contesto del testo musicale dell'opera e del teatro, definendo il sopratitolaggio come “un servizio, un sistema di supporto per la comprensione offerto al pubblico teatrale, creato quindi per favorire la comunicazione”. Conti ha anche affrontato l'argomento della sotto e sopratitolazione per non udenti che segue regole diverse da quelle della traduzione e che dovrebbe trovare una più ampia diffusione in Italia per consentire a sempre più non udenti di fruire anche di spettacoli dal vivo.

LeAnn Overton, nel suo discorso a proposito di Timing and Spacing of Titles for Opera, ha raccontato quali sono i requisiti per fare il lavoro del title caller, paragonando la propria esperienza del sincronizzare i titoli sul respiro del cantante in scena ad una danza: “bisogna amare le parole e la poesia, bisogna conoscere la letteratura teatrale ed essere capaci di entrare nella psicologia del personaggio in scena”.

Federico Spoletti, nel suo contributo dal titolo Subtitling for Cinema, ha parlato dell'ampio mercato dei sottotitoli nell'ambito dei film festival, uno dei punti di forza della sua società. Dal momento che molti film non riescono a circolare al di fuori degli eventi di settore e di conseguenza non giustificano un investimento per la sottotitolazione, è proprio durante i festival che c'è una più alta richiesta di sottotitoli, creati e utilizzati per l'occasione. Spoletti ha poi spiegato quanto sia complesso tradurre un film senza scostarsi dall'intenzione e dal messaggio originali. “L'industria cinematografica e quella delle traduzioni – ha detto Spoletti – attualmente non sono connesse, perché l'accessibilità linguistica viene considerata uno degli ultimi stadi della produzione di un film anziché far parte della progettazione creativa del film sin dall'inizio”.

Infine Jedediah Wheeler, portatore di una posizione piuttosto radicale secondo cui i sottotitoli sarebbero comunque una forzatura e una distrazione, mentre dovremmo fruire dello spettacolo così come è stato originariamente concepito, ha chiuso la tavola rotonda con il suo contributo To Supertitle or Not: An Artistic or Box Office Decision?, ponendo una serie di interrogativi di fondo: ha senso tradurre un film che è stato creato in un ambiente linguistico e culturale diverso? Come raccontare storie cercando di preservare lo scopo e il contesto in cui sono state scritte? E di cosa ha bisogno lo spettacolo dal vivo per includere un pubblico di lingua diversa?

A seguire sono stati proposti due workshops specifici sulla tecnica del sottotitolo e sopratitolo, tenuti da Elena Di Giovanni (cinema) e Mauro Conti (teatro e opera) che hanno coinvolto gli studenti presenti alla conferenza, alcuni dei quali si stanno laureando in spagnolo e hanno un particolare interesse per le possibilità offerte dal mondo della sotto- e sopra- titolazione. “Abbiamo trovato molto interessante conoscere alcuni elementi relativi al sopratitolaggio dello spettacolo dal vivo, e siamo sorpresi del livello di complessità e delle competenze richiesto da un tale ruolo” ci hanno detto alcuni degli studenti. Il settore presenta comunque interessanti opportunità per chi studia le lingue straniere: “Crediamo ci sarà una sempre crescente domanda di traduzioni nell'ambito audiovisivo – ci hanno detto ancora alcuni dei ragazzi presenti all'evento – e in futuro sarebbe anche interessante capire quale potrebbe essere la richiesta di un pubblico giovanissimo rispetto al tema dell'accessibilità linguistica in un contesto didattico multiculturale, come quello in cui ci troviamo sempre più spesso ad agire e muoverci ogni giorno”.

 

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