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Lutto, dolore e sorriso amaro per la grande Jennifer Aniston di Cake

Con questo film Jennifer Aniston dimostra di essere un'attrica completa. In Cake, grazie anche a una sceneggiatura calibrata alla perfezione, riesce a far arrivare al pubblico ogni emozione senza mai scivolare nel melenso o nel falsamente melodrammatico

La grandezza di un attore comico è quella di saper fa ridere riguardo questioni per cui solitamente dovremmo piangere. Nella carriera di Jennifer Aniston era sempre mancato questo piccolo ma fondamentale scatto per renderla un’attrice veramente completa. Almeno fino a Cake

La delicatezza e insieme la profondità con cui l’attrice riesce a descrivere il personaggio di Claire Bennett – donna che ha perso tutto o quasi in un incidente – è francamente ammirevole. La Aniston ci mette ovviamente molta farina del suo sacco, ma se ci regala una prova talmente preziosa è soprattutto perché ha potuto lavorare su una sceneggiatura calibrata alla perfezione, capace di far arrivare al pubblico ogni emozione, ogni sentimento rimasto represso, senza scivolare per un singolo secondo nel melenso o peggio ancora nel falsamente melodrammatico. 

Quella di Cake è una vicenda dolorosa che parla di perdita, elaborazione del lutto, dolore fisico e vuoto psicologico. Eppure ogni volta che il tono del film rischia di diventare eccessivamente pesante, ecco che un piccolo twist della storia alleggerisce il tutto senza renderlo superficiale, soltanto più vero. Lo script di Patrick Tobin è l’emozionante fondamento su cui Daniel Barnz poggia una messa in scena efficacissima nella sua semplicità.  Tutto il mondo che ruota intorno alla vita spezzata di Claire è tratteggiato con enorme sensibilità: basta apprezzare ad esempio il personaggio del suo ex-marito Jason, che compare in una sola scena ma pervade l’intero racconto con una dolcezza palpabile, soprattutto nella sua assenza. Ciò è dovuto prima di tutto a una grande scrittura cinematografica.

posterCake è un film piccolo e straziante, una gemma non grezza ma al contrario già lavorata con notevole cura. Oltre alla bravissima Aniston vogliamo accomunare in un unico, sentito applauso anche comprimari umanissimi come Adriana Barraza, Anna Kendrick, Sam Worthington, Chris Messina e Felicity Huffman. Raccontare storie complesse e laceranti come quella che il lungometraggio mette in scena è un’arte che richiede un’enorme dose di lucidità: saper calibrare dramma umano e commedia amara per arrivare a trovare un equilibrio potente come quello sprigionato da quest’opera è un piccolo grande miracolo di cinema. Che merita di essere visto e amato perché purtroppo rappresenta un tesoro sempre più raro.

 

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