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Il teatro al tempo della guerra in Ucraina: Hitting Bedrock a La MaMa

Uno spettacolo che nasce da una storia vera e racconta esperienze vere. Quelle di Donetsk, città quasi scomparsa sotto i colpi di una guerra che la gente comune non ha voluto ma subisce e in cui Hitting Bedrock, in scena al La MaMa fino all'8 marzo, trasporta gli spettatori come ostaggi

Il teatro è azione, è condivisione, è intrattenimento. Fa sorridere, ridere, piangere, pensare. Il teatro emoziona, coinvolge, stravolge o lascia estranei. Il teatro, quel luogo in cui attori e pubblico s’incontrano, non conosce tempo o spazio, ma solo la magia di un racconto fatto hic et Nunc, come dicevano gli antichi. Il teatro si trasforma, quando i tempi cambiano, perché sente la necessità di essere testimone del suo tempo. Il teatro si fa politico e costringe lo spettatore a guardare in faccia il mondo e a chiamare le cose con il proprio nome. Questo teatro oggi è di scena a La MaMa Earth grazie ad un pezzo creato dallo Yara Arts Group. 

Hitting Bedrock non doveva essere un pezzo sulla guerra in Ucraina, bensì un lavoro sui sogni dei giovani di Donetsk, fatto in collaborazione con Luba Mykhailova dell’Izolyatsia Platform for Cultural Initiatives della cittadina ucraina. Nel giugno 2014, la compagnia Yara è pronta ad andare a Donetsk da Kiev. Chiamano per avvertire. Gli viene detto di non andare: il centro è infatti stato occupato dai separatisti e tutti coloro che ci lavorano sono stati fatti ostaggi. Virlana Tkacz, fondatrice e direttrice dello Yara Group decide che il loro spettacolo diventerà la voce di coloro ora sotto una guerra, che, come spesso accade, non hanno voluto o pensato. 

12Questa premessa viene fatta al pubblico prima di iniziare quello che sembra un poeticissimo spettacolo di marionette. Mentre il pannello illuminato scopre la silhouette di una ragazza che racconta un sogno, colei che ci ha fatto entrare e che ci ha molto gentilmente offerto i programmi, interrompe lo spettacolo. Sappiamo che è ancora teatro, ma siamo tutti stupiti. Veniamo chiamati, sei, otto alla volta, condotti per scale, corridoi, stanze. Ci dicono cosa fare, ci fanno aspettare, siamo ostaggi, siamo rifugiati, siamo anche noi dentro quella guerra. L’effetto è difficilmente descrivibile. Sappiamo tutti di essere in un teatro, di vedere un play eppure quella finzione in cui siamo coscienti di essere ci catapulta nelle parole dei racconti che stanno per arrivare. In fondo a noi nulla accade, ma è quello che ci dicono gli attori di lì a poco che rimarrà sulla pelle proprio grazie a questa passeggiata imprevista. 

Le storie sono tutte vere e sono state riadattate per il palcoscenico da Tkacz e dalla compagnia. Le poesie di Serhiy Zhadan sono state tradotte, alcune musicate e inserite nel testo quasi a legare le storie. Immagini, silenzi, suoni, tutto crea il senso di una città che viene distrutta e di un popolo che scompare. L'uccisione di un ragazzo che faceva tatuaggi riferita dalla ragazza che aveva incontrato, la distruzione di un grande edificio raccontata dall'ingegnere che lo aveva costruito, le bombe, una donna che scopre che il suo uomo è diventato un soldato che viene pagato a seconda di quante persone uccide. Prima di lasciarci, il cast ci porta indietro nel tempo, quando Donetsk, sotto l'Unione Sovietica, era Stalin e poi Stalino e ancora prima, nel 1869 Yuzivka quando John Hughes, un businessman inglese, creò una piantagione e varie miniere, tanto che un grande numero di persone dalla zona Wales si trasferirono nel piccolo nucleo in Ucraina. 

Alla fine del secolo, Yuzivka contava ben 50.000 abitanti e nel 1917 venne elevata al grado di città. Ora Donetsk non c'e' più o ben poco ne rimane. Per quanto importante – molto – sia il fatto che questa città sia stata quasi eliminata dalla faccia della terra, quello che rimane di questo spettacolo è quanto le guerre, mondiali, locali o sottorranee, siano tutte uguali e a farne le spese sono coloro che dette guerre non le hanno iniziate, ma che ci si ritrovano in mezzo, impotenti, confusi e pronti a sopravvivere, nonostante tutto.

Hitting Bedrock rimane a La Mama Earth, First Floor Theater, fino all'8 marzo. Andate se potete, questo spettacolo va visto, va vissuto, va sentito. Forse farete come uno spettatore che alla fine ha cominciato a urlare il suo dolore: “Il mio cuore sanguina per la bellezza e la forza dello spettacolo”, ha detto chiedendo che gli attori, Marina Celandar, Andrew Colteaux, Sean Eden, Chris Ignacio, Julian Kytasty & Maria Pleshkevich, rimanessero in scena per parlare col pubblico e ricevere applausi. Per informazioni, consultare il sito Internet de La MaMa o telefonare al 646-4305374.

 

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