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Uno spettacolo impegnativo al BAM, teatro impegnato off-off-Broadway

Una scena di The Iceman cometh di Eugene ‘O Neill, in programma al BAM fino al 14 marzo

Una scena di The Iceman cometh di Eugene ‘O Neill, in programma al BAM fino al 14 marzo

Un testo famoso e uno nuovo, un teatro mainstream e uno off-off-Broadway. Al BAM c'è un 'O Neill con una regia che non rischia e non emoziona. Al Theatre for the New City, Eduardo Machado parte dal mondo cubano per parlare di politica e di come eravamo

 

Due spettacoli – un testo famoso e uno nuovo – in due teatri all’opposto – uno Mmainstream, uno off-off Broadway. 

Il primo è al BAM, Brooklyn Academy of Music, ed è considerato uno dei capisaldi della letteratura teatrale Americana. Si tratta di The Iceman cometh di ‘O Neill. Conosciuto con il titolo di Arriva l’uomo di ghiaccio in Italia, il testo fu messo in scena allo Stabile di Genova da Luigi Squarzina nella stagione 1965-66 con protagonista il grande Tino Buazzelli. 

1A New York, nel 2015, arriva nella versione di Robert Falls, direttore artistico del Goodman Theatre di Chicago dove lo spettacolo ha debuttato nel 2012. Scrive Falls nelle note del programmma: “Non c’e’ scrittore di teatro più complesso, ingombrante e cupo di O’Neill. Fra tutti i suoi testi, The Iceman Cometh, scritto contemporaneamente a Long Day’s Journey into Night, è decisamente il più impegnativo”. Falls continua ricordando come sia stato grazie all’amico Brain Dennehey, nel cast, e poi a Nathan Lane, anche lui nel cast nel ruolo principale, che questo spettacolo ha visto la luce.  

Impegnativo è dire poco, visto che lo spettacolo dura ben 5 ore, inclusi tre intervalli necessari non solo al pubblico, ma anche ai tecnici per cambiare le scene. Il testo è molto interessante, anche se la versione portata al BAM è molto poco innovativa. Il testo è detto più che vissuto e gli attori sembrano belle statuine di un presepe di vite senza speranza. La regia non rischia nulla, anzi si affida ad attori, come Dennehey e Lane, che hanno un loro prestigio personale e che non emozionano e non coinvolgono più di tanto. Il dramma di Hickey (Nathan Lane), che alla fine svela di aver ucciso la moglie per troppo amore, rimane, ad esempio, un dramma solo detto, anzi urlato, ma non sentito. Deve essere così secondo O’Neill? Forse. 

Il dubbio resta e quel che ci si porta a casa sono solo le belle luci e la scena finale in cui tutti i personaggi, completamente sbronzi, sono ciascuno a un tavolo, illuminati come con flebili candele, fermi in una sorta di torpore alcolico. Le loro vite continueranno a trascorrere nell’alcol in cui si sono rifugiati per dimenticare. Lo spettacolo va avanti fino al 14 marzo. Per informazioni chiamare il 718-6364100 ext 1, oppure consultare il sito Internet della BAM

2Il secondo spettacolo è di casa al Theater for the New City, uno spazio off-off fra i più famosi della città. Si tratta di Rosario and the Gypsies scritto dallo scrittore cubano-americano Eduardo Machado, molto conosciuto nell’ambiente teatrale newyorcjese. Machado crea da svariati decenni testi che raccontano l’esperienza latina negli Stati Uniti. Rosario and the Gypsies parte dal mondo cubano per parlare di politica, ma anche di un come eravamo che interessa coloro che sono ora sessantenni. 

Scritto nel 1982 come atto unico, Machado lo ha ora trasformato in un testo di circa 90 minuti. La storia è quella di Rosario, una ballerina di Flamenco, che negli anni '60, durante la contestazione, gestisce un locale a San Diego, in California. La politica è il pane quotidiano di quegli anni e Rosario impone al suo gruppo di parlare di temi scottanti, nonostante i suoi colleghi siano restii perché quel tipo di argomenti allontanano il pubblico. 

Lo spettacolo si snoda fra coppie che si uniscono e dividono, fra recriminazioni, abbandoni e ripensamenti, fra musiche, canzoni e balli. La fine è un voltarsi indietro in cui quel che è stato sembra essere stato inutile. Eppure il gruppo si ritrova e in qualche modo, dopo varie violente discussioni, riesce non solo a rimettersi insieme, ma anche a guardare al tempo che fu con un sorriso e senza rimpianti. Rosario è un testo che parla di una generazione che, come è successo anche in Italia, ha lottato con forza per un mondo migliore e che ha dovuto accettare la sconfitta. Vederlo al Theater for the New City che è uno dei pochi centri figli di quegli anni ancor attivo, consegna al testo e allo spettacolo una forza maggiore. Per tutti i nostalgici di un’epoca di speranze e battaglie – e anche per tutti gli altri – c’e’ tempo fino all’8 marzo. Per informazioni chiamare il 212-2541109 oppure consultare il sito Internet del teatro

 

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