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Giorno del Ricordo con un pensiero a chi non ha ancora riconosciuto gli errori

Una fucilazione in Jugoslavia da parte dell'esercito italiano

Una fucilazione in Jugoslavia da parte dell'esercito italiano

All'Istituto di Cultura di New York, la celebrazione del Giorno del Ricordo, per ricordare le vittime delle foibe, è stata un momento per riflettere su una storia ancora troppo poco nota e per chiedere che gli stati dell'ex Jugoslavia riconoscano pubblicamente i crimini commessi

 

Con un mese di ritardo sulla tabella di marcia, il 10 marzo si è tenuta la commemorazione del Giorno del Ricordo, all'Istituto Italiano di Cultura di New York. L'iniziale appuntamento del 10 febbraio era stato infatti cancellato a causa del maltempo, come molti altri eventi di questo rigido inverno newyorchese.

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L’intervento all’Istituto di Cultura di Tommaseo, presidente della sezione di New York dell’Associazione Giuliani nel Mondo

Un momento di ricordo e riflessione intenso ed emozionante, non solo nelle parole del console generale Natalia Quintavalle, ma anche in quelle di Ellis Tommaseo, presidente della sezione di New York dell'Associazione Giuliani nel Mondo, che fra i tanti uomini, donne e bambini costretti a lasciare le proprie case e la propria terra per vivere per anni in malsani campi profughi italiani, nell'indifferenza generale, ha ricordato Marinella, una bambina di pochi mesi morta di freddo nel campo profughi di Padriciano, alle porte di Trieste. E nelle parole commosse di Eligio Clapcich, presidente dell'Associazione Giuliani del Mondo del New Jersey, che, ricollegando la drammatica vicenda dei giuliano dalmati ai tanti genocidi odierni, ha sottolineato come ci siano voluti 58 anni di silenzio sepolcrale prima che di esodo e foibe si cominciasse finalmente a parlare apertamente, prima che l'Italia, nel 2004, facesse pubblica ammenda istituendo il Giorno del Ricordo.

Clapcich ha proseguito però dicendo che, se ora è un momento tragico della storia degli italiani d'Istria, Dalmazia e di Fiume che viene riconosciuto e ricordato nel nostro Paese, è pur vero che è ancora poco noto fuori dai nostri confini. Insieme ad alcuni dei presenti che quell'esodo l'hanno vissuto (e altri che hanno visto finire nelle foibe familiari e amici, al di là e oltre a ogni polemica storia e politica su nomi, numeri e colpe), si è chiesto come mai gli Stati nati dalla dissoluzione della Jugoslavia non abbiano ancora riconosciuto pubblicamente gli errori e i crimini commessi.

La storia purtroppo si ripete, come ha sottolineato il professor Ernest Ialongo, storico dell'Hostos Community College-CUNY: “bisogna aspettare a lungo perché uno Stato riconosca colpe ed errori e ripaghi il dolore e i danni subiti dalla popolazione in casi come questo, nei casi di esodi e genocidi, lo vediamo anche oggi. E bisogna purtroppo tener conto che questo momento potrebbe anche non arrivare mai”.

Natalia quintavalle

Linternvento del console generale Natalia Quintavalle

La console Quintavalle, cogliendo gli interventi e il rammarico dei presenti su questo punto, in occasione della Giornata del Ricordo del prossimo anno, si è impegnata a invitare i rappresentanti di quei paesi che, anche se ancora non hanno fatto pubblica ammenda, potrebbero riconoscere, almeno qui, quello che l'esodo è stato, quello che sono state le foibe, e quelle che sono state le responsabilità di ognuno.

Nell'occasione, è stato presentato Quel giorno che no gavemo più podesto pregar nela nostra lingua, breve documentario di Fabrizio Pizzioli ed Enrico Maria Milic sul dopoguerra a Lussingrande (nella meravigliosa isola di Lussino), quello che è stato per i tantissimi italiani che sono dovuti partire – molti dei quali sono arrivati qui sulla East Coast, come testimoniano alcuni dei presenti – e anche per i tanti che sono rimasti.  

 

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