Cerca

SpettacoloSpettacolo

Far From the Madding Crowd, quando un classico della letteratura diventa contemporaneo

Il danese Thomas Vintenberg interpreta Thomas Hardy in maniera personale e sfrontata. Fedele all'originale e al tempo stesso in contraddizione con lo stile composto richiesto dalla rappresentazione, Far From the Madding Crowd è uno dei film in costume più originali delle ultime stagioni

 

Può l’adattamento cinematografico di un classico della letteratura britannica del diciannovesimo secolo essere al tempo stesso fedele al testo di partenza e esplicitamente contemporaneo? Far From the Madding Crowd, il nuovo film di Thomas Vintenberg, regista che si è fatto conoscere per Festen e poi The Hunt (La caccia), risponde a tale quesito con sorprendente efficacia. Una volta superato infatti l’impatto inevitabile con i costumi e le scenografie d’epoca ci si rende conto che l’idea di messa in scena del cineasta danese interpreta Thomas Hardy in maniera del tutto personale, quasi sfrontata. 

Fin dalle prime inquadrature Vintenberg sembra voler scientemente contraddire lo stile composto che la rappresentazione richiederebbe e osa sporcare le inquadrature con scelte di taglio asimmetriche e movimenti nervosi. Anche se la stagione di Dogma per lui (e per tutti noi) è ormai lontana e tramontata, qualcosa di quel momento di rottura è rimasto nello stile sfrontato e Far From the Madding Crowd lo conferma in pieno, anche se in maniera più sotterranea. E per questo forse ancor più emozionante. La collaborazione con il direttore della fotografia Charlotte Brunn Christensen continua nel migliore dei modi: in alcuni momenti il lungometraggio raggiunge livelli di intensità cromatica che da sola basta ad emozionare. Quando poi viene accompagnata dalla densissima colonna sonora di Craig Armstrong ecco che l’effetto melodrammatico è poderoso.

Attraverso un’interpretazione simile a quella che Martin Scorsese fece con Edith Wharton e The Age of Innocence (L’età dell’innocenza) – tenute le debite proporzioni, sia ben chiaro – Thomas Vintenberg adatta l’opera di Hardy scegliendo la via del cinema come mezzo capace di veicolare sentimento e messaggio attraverso le sue specificità. Non appare di certo un caso che al centro di entrambi i romanzi ci sia una donna decisa a lottare con tutte le proprie forze – anche se in contesti sociali del tutto differenti – per la meritata emancipazione psicologica e sessuale. Come la Contessa Olenska anche Bathsheba Everdene è un personaggio estremamente contemporaneo, indipendente, iconoclasta. Grazie all’audacia di Hardy nel raccontare temi e strutturare figure di rottura per i dettami dell’epoca – si può apprezzarlo in praticamente ogni trasposizione cinematografica da un suo testo, da Tess di Polanski allo splendido Jude di Michael Winterbottom – Vintenberg ha potuto lavorare sull’estetica di Far From the Madding Crowd con una libertà artistica sufficiente a sprigionare un cinema nerboruto e insieme estremamente romantico. Merito della riuscita del film è anche ovviamente del cast: più della protagonista Carey Mulligan, comunque abbastanza efficace, meritano segnalazione le prove misuratissime eppure folgoranti di Matthias Schoenaerts e Michael Sheen, il quale dopo la serie TV Masters of Sex dimostra di avere trovato un timbro di recitazione davvero encomiabile.

Ottimo esempio di come il cinema in costume di matrice letteraria può non essere soltanto riproposizione calligrafica di un testo, Far From the Madding Crowd di Thomas Vintenberg è uno dei film in costume più originali e meglio riusciti delle ultime stagioni di cinema.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter