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Tomorrowland, un film a metà

Dopo averci abituati a grandi narrazioni contemporanee, nel suo ultimo film Brad Bird delude. Tomorrowland è un film con il fiato cortissimo dalla trama povera e la visione polverosa che si arena su canoni estetici e narrativi fatti degli stilemi più abusati del cinema fantastico 

Quando orami più di dieci anni fa un capolavoro come The Incredibles portò alla ribalta il nome di Brad Bird si intuì immediatamente che si sarebbe trattato di uno dei grandi narratori dell’epica cinematografica del nostro tempo. Ratatouille e Mission: Impossible – Ghost Protocol, le sue opere successive, pur non raggiungendo la vetta del primo film realizzato per la Pixar confermarono la visione di cinema e lo spessore del loro autore.

E’ dunque più che sintomatico constatare che Tomorrowland, nuova attesissima fatica di Bird, fallisce il bersaglio principalmente in ciò per cui il suo autore era più forte: la narrazione per immagini. Perché rispetto a dieci anni fa il cinema fantastico e più in generale mainstream – diretto cioè a un pubblico più vasto possibile – si è inaridito a tal punto da lasciare ( speriamo quasi) a secco la fontana dell’originalità. 

Dopo un inizio che non promette certo originalità ma almeno intrattenimento di livello, Tomorrowland si arena in canoni estetici e narrativi che ripropongono tutti gli stilemi più abusati del cinema fantastico senza minimamente rielaborarli. La povertà della trama e la visione polverosa con cui Bird mette in scena il “fantastico” in questo lungometraggio fanno sospettare che il cineasta abbia avuto seri problemi in fase di elaborazione dell’idea stessa. Un film nato con una visione e successivamente ridimensionato in fase di produzione/realizzazione?  L’impressione è questa, altrimenti non si spiega come Tomorrowland sembri in tutto e per tutto un’opera a metà, un prologo noioso a qualcosa che in verità non accade mai. Un film con il fiato cortissimo, in cui si ha costantemente la sgradevole sensazione che manchi qualcosa per diventare spettacolo accettabile.

Incastrati in una trama dal nerbo praticamente inesistente e conseguentemente in personaggi volatili come gli stereotipi, George Clooney, Hugh Laurie, Britt Robertson e tutti gli altri non risollevano le sorti di Tomorrowland, e d’altronde non era compito loro farlo. Rendere questo film un prodotto degno della sua filmografia precedentemente eccelsa era dovere di Brad Bird, cineasta che a questo punto pare pericolosamente essere rimasto indietro di un passo rispetto all’intrattenimento cinematografico per famiglie. Il fatto è che il “malessere” narrativo e la povertà di immaginazione evidenziati con Tomorrowland appartengono in realtà alla stragrande maggioranza del cinema fantastico a grande budget che oggi ci viene propinato. La differenza è che altri e senza dubbio più furbi cineasti contemporanei riescono a nasconderlo dietro un tripudio di effetti speciali, battute da commedia degli equivoci e icone del nostro tempo. Brad Bird, che probabilmente è un autore troppo intelligente e sensibile per essere veramente furbo, ha semplicemente evidenziato con Tomorrowland il vuoto di significato che lo sci-fi di oggi sta attraversando. Peccato per lui, ma forse a noi spettatori il suo film totalmente non riuscito potrebbe aver fatto un favore…

 

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