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Diritti umani nel mondo: al via Human Rights Watch Film Festival

Un'immagine del film No Land's Song di Ayat Najafi

Un'immagine del film No Land's Song di Ayat Najafi

Il coraggio dei singoli e il potere dell’arte; piccole storie per raccontare da un punto di vista inedito i grandi conflitti. Human Rights Watch Film Festival ogni anno, da 26 ormai, per dieci giorni arriva a New York con l’impegno di fare il punto della situazione sullo stato dei diritti umani nel mondo

Torna, puntale ormai da 26 anni, il Human Rights Watch Film Festival e lo fa raccontando storie che non riescono a trovare posto nei media, quelle di persone normali che ogni giorno lottano contro il crimine e le inuguaglianze. La corruzione del governo in Guatemala, la primavera araba in Egitto, l’Iran e il ruolo delle donne, il conflitto tra Israele e Palestina, la disuguaglianza giudiziaria negli Stati Uniti: dietro ogni grande conflitto, ci sono volti di persone coraggiose che combattono. “Perché – come ha detto lo stesso John Biaggi, direttore creativo del Festival – quest’anno, lo HRWFF è concentrato sulla sfida allo status quo e i film mostrano il bisogno e la determinazione dei singoli individui di riformare i sistemi politici, culturali e sociali in tutto il mondo”.

E allora, anche chi pensa di sapere tutto sul conflitto tra israeliani e palestinesi, resterà sorpreso dal documentario Wanted 18, la storia, vera, dell’esercito di Tel Aviv che ha perseguitato 18 mucche, usate dai palestinesi per la produzione di latte da distribuire nel villaggio, perché considerate “una minaccia per la sicurezza nazionale dello Stato di Israele”. Documentario brillante e ironico realizzato da Amer Shomali e Paul Cowan attraverso l’uso di interviste, riprese e cartoni animati. L’odissea di queste mucche che vengono portate da un posto all’altro per scampare ai militari diventa l’odissea del popolo palestinese, impossibilitato a vivere una vita libera e indipendente.

E di questo conflitto si parla ancora in This is My Land. Qui la regista Tamara Erde, di origini israeliane, fa un’inchiesta per capire come nelle scuole, in Israele e Cisgiordania, viene raccontata la storia agli studenti. Sono i giovani, le loro idee e convinzioni, i protagonisti di questo documentario, non la violenza o le decisioni politiche già abbondantemente riportate dai media.

Si parla anche di Primavera Araba, attraverso il racconto del coraggio e della determinazione di un gruppo di donne egiziane pronte persino a morire in carcere pur di non arrendersi davanti all’impunità che accompagna le violenze sessuali al Cairo. The Traials of Spring, oltre a includere questo documentario, è un progetto multimediale che vuole riportare in prima linea, attraverso sei micro-film, il ruolo che le donne hanno avuto nella Primavera Araba, non solo in Egitto, ma anche in Libia, Yemen, Bahrain e Siria.

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Beats of the Antonov

Quest’anno al Human Rights Watch Film Festival (che fa capo all’omonima organizzazione non governativa impegnata nella difesa dei diritti umani) saranno trasmessi, nella sala del Film Society of Lincoln Center’s Walter Reade Theater e del IFC Center, 16 documentari accompagnati quasi tutti dall’incontro con i registi arrivati a New York per l’occasione. I filoni principali di questo festival di cinema sono tre: Arte e Oppressione, Giustizia e Pace e Changemakers, i protagonisti del cambiamento.

L’arte quest’anno ha uno spazio speciale. Ed è commovente vedere quanta forza possa dare la musica nelle situazioni più disperate. Lo vediamo in Beats of the Antonov, vincitore al Toronto Film Festival. Ambientato in Sudan, racconta come la popolazione indigena del Nilo Blu riesca ancora a vivere e celebrare il proprio patrimonio musicale anche sotto i bombardamenti del governo.

La musica come strumento di ribellione anche in Iran. In No Land’s Song, la regista Ayat Najafi racconta il progetto e tutte le difficoltà della sorella Sara, musicista, nell’organizzare, nonostante sia proibito, un concerto di donne soliste a Tehran. È fonte di ispirazione il suo coraggio, la sua determinazione insieme a quello di tutte le altre cantanti.

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Un’immagine del film 3 ½ Minutes, Ten Bullets

Ci sono anche documentari che riguardano gli Stati Uniti. In 3 ½ Minutes, Ten Bullets, viene raccontato il processo seguito all’uccisione in Florida di un ragazzo nero, Jordan Davis da parte di un bianco, Michael Dunn. Il regista racconta i fatti oggettivi, ma anche soprattutto il dramma della famiglia del giovane. Nella serata di chiusura sarà poi proiettato il documentario sulle Pantere Nere: The Black Panthers: Vanguard of the Revolution. In quella iniziale invece un film che racconta la guerra legata ai cartelli della droga in Messico: Cartel Land. Durante il festival si parlerà anche di Guatemala, attraverso il profilo della prima procuratrice generale impegnata a perseguire l’ex dittatore Efrain Rios Montt per il suo ruolo nel genocidio di circa duecentomila Maya (Burden of Peace). Life is Sacred invece si concentra sulla lotta contro la violenza quotidiana in Colombia e What Tomorrow Brings ha per soggetto la prima scuola tutta al femminile in un villaggio afgano.

Il calendario è molto più ampio di quello appena descritto e comprende anche eventi che si affiancano alla proiezione dei documentari. Tra questi una mostra fotografica, Turkana, in cui il fotografo Brent Stirton documenta le sfide che ogni giorno la popolazione turkana in Kenya deve affrontare per aver accesso a diritti base, come l’acqua e la sanità.

 

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