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I Cavalli di battaglia di Gigi Proietti

Mentre festeggia cinquant'anni di carriera, nella Cavea dell'Auditorium di Roma Gigi Proietti porta il suo Cavalli di battaglia, uno spettacolo in cui il celebre artista romano ripropone i suoi pezzi più celebri, quelli di una vita intera, messi in fila uno dopo l’altro come se il tempo non fosse mai passato. Uno spettacolo in cui si piange dalle risate

Quanto tempo era che non andavo a teatro e mi mettevo a piangere dalla risate? È quello che è accaduto qualche sera fa, quando sono andato a vedere lo spettacolo Cavalli di battaglia di Gigi Proietti. L’anfiteatro all’aperto dell’Auditorium disegnato da Renzo Piano era stracolmo, più di tremila e seicento persone. Tutti erano andati lì per risentire ancora una volta i celebri pezzi dell’artista romano, quelli di una vita intera, messi in fila, uno dopo l’altro, come se il tempo non fosse mai passato. Invece il tempo è passato eccome, visto che Proietti celebra proprio adesso i suoi cinquant’anni di carriera e quasi quaranta da quel A me gli occhi, please, che fu realizzato esattamente nel 1976, sotto il Teatro Tenda di piazza Mancini. Era quello non solo uno dei primi teatri tenda, ma anche uno dei primi one man show, uno spettacolo in cui l'attore restò da solo in scena per quasi tre ore e, coadiuvato dai testi e dalla collaborazione con lo scrittore Roberto Lerici, recitava poesie, sketch, monologhi, cantava, ballava, imitava. Insomma praticamente tutto. Esattamente ciò che ha fatto l’altra sera. Tutto, ma proprio tutto.

È un po’ quello che lui insegnava agli attori della sua celebre scuola, “Il Laboratorio di Esecitazioni sceniche”: gli diceva che un attore doveva saper fare proprio qualunque cosa in scena. Istituito nel 1978 all’interno del cosiddetto Brancaccino, una sala prove del Teatro Brancaccio, il Laboratorio, oltre a Proietti, aveva un gruppo di docenti eccezionali, con Ugo Gregoretti, Annabella Cerliani e Sandro Merli. Divenne una delle migliori scuole di recitazione nazionali, sfornando uno dopo l’altro giovani attori destinati a diventare in seguito affermati come Enrico Brignano, Massimo Wertmuller, Rodolfo Laganà, Giorgio Tirabassi, Pino Quartullo, Chiara Noschese, Francesca Reggiani, Sandra Collodel, Flavio Insinna, Gabriele Cirilli, Liliana Eritrei e Silvio Vannucci. E poiché la burocrazia ha sempre pensato di affossare le cose che vanno bene, la Regione Lazio, ad un certo punto, decise di chiudere la scuola, senza dare troppe spiegazioni in merito. E chi s’è visto, s’è visto: niente più Laboratorio.

All’Auditorium, in scena l’altra sera c’erano con lui le sue due figlie Susanna e Carlotta, molto brave entrambe e l’attore e autore Claudio Pallottini, spalla validissima e collaudata per l’amato “maestro”, insieme al collega Marco Simeoli.

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Gigi Proietti con le figlie Carlotta e Susanna (Fonte: dagospia.com)

Ed ecco quindi rivivere di nuovo il famoso e irresistibile sketch tratto da La dama delle camelie in cui un attore povero in canna e anche parecchio sordo, cerca in qualche modo di portare a compimento una scena di cui non conosce il testo e di cui non afferra neanche bene le parole sussurrate alle spalle dal giovane suggeritore, appunto il bravissimo Pallottini. Ecco poi di nuovo apparire il personaggio di Pietro Ammicca, con le dita nel gilè, ed i suoi buffi intercalare che il pubblico conosce così bene da recitarli insieme all’attore e, addirittura, a volte, sostituendosi a lui. Si passa quindi ad un altro bel tipetto famoso nel repertorio Proiettiano e cioè Narciso Vanesi e si arriva inevitabilmente al narciso più noto di tutti e cioè il Gastone che ha donne a profusione e che fu portato al successo dal sommo Ettore Petrolini. La versione di Proietti è stavolta molto delicata, addirittura in punta dei piedi, quasi un omaggio rispettoso al sommo comico romano degli anni ’30.

Anche se la satira politica non è mai stata nelle corde del nostro Gigi, non poteva mancare, dati i tempi, una frecciatina ai guasti di Mafia Capitale, con un sonetto scritto di suo pugno, in cui propone di sostituire la storica lupa, ormai consumata e depredata da tutti, con una più consistente e nuova vacca, il cui latte è ancora tutto da attingere.

Proietti ha sempre amato cantare e suonare. Fin da bambino era appassionato di musica e sa suonare la chitarra, la fisarmonica e il contrabbasso. Ha iniziato ad esibirsi giovanissimo nelle feste studentesche, nei bar e poi, anche, nei night club. I repertori quindi li conosce tutti, ma i generi che ama di più sono sicuramente le celebri canzoni romane e lo swing. Entrambe le cose non potevano mancare in questo spettacolo. Eccolo allora all’opera sul palcoscenico con un classico come Er barcarolo e ancora nei tradizionali swing anni ’40 americani, accompagnato da una grande orchestra di ottimi professionisti diretta dal maestro Mario Vicari.

“Il mio lavoro negli anni può essere suddiviso in settori: dapprima la sperimentazione e l’avanguardia con Il dio Kurt di Moravia, diretto da Calenda, che fu il mio lancio nell’ambiente più intellettuale, poi la popolarità con Alleluja brava gente di Garinei & Giovannini, che ricordo sempre con gratitudine, e lo spartiacque costituito da A me gli occhi, please, in cui mescolai tutto insieme e mi accorsi che riuscivo ad arrivare alla gente”, ha riepilogato Proietti in una recente intervista. “Non posso né mi voglio lamentare di tutte le esperienze professionali che ho vissuto. Rifarei praticamente tutto. Rivedendo la mia vita da lontano, sono sicuro che in ogni momento era giusto quello che è accaduto. Vorrei soltanto aver avuto più tempo per dedicarmi ad altro. Sono stato troppo assorbito dagli impegni perché sono maniacale e su ogni spettacolo che realizzo mi fermo a lungo e con un eccesso di precisione e pignoleria. Più che il cinema, posso dire di aver girato alcuni film che sono rimasti impressi e devo molto anche alla televisione: primo fra tutti citerei Il Maresciallo Rocca che è stato un evento di cui ancora si parla, ma anche Italian restaurant e San Filippo Neri. Per quanto riguarda l’oggi, vorrei intanto sistemare la questione del Silvano Toti Globe Theatre, la cui stagione parte sulle mie forze, ma attendo risposte concrete e aiuti economici dal Comune e magari anche dal Ministero, a cui ho fatto domanda. Sto per girare ai primi di settembre quattro nuove puntate della fiction La pallottola nel cuore e per il resto vorrei continuare a lavorare, ma senza esagerare come ho sempre fatto in quanto gli anni passano e non ho più quella resistenza fisica”.

 

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