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Si chiude il sipario sull’Italian Movie Award

Si è chiusa a Pompei la settima edizione dell'Italian Movie Award che ha affrontato il tema dell'alimentazione atraverso il filtro del cinema. Una manifestazione che riporta l'attenzione sui poblemi ambientali di una terra avvelenata ma ancora piena di risorse

La settima edizione dell'Italian Movie Award 2015, ideata dal regista salernitano Carlo Fumo, si è appena conclusa a Pompei. Protagonisti della serata alla Cartiera di Pompei, che ha sostenuto e ospitato il festival, sono stati Gianfelice Imparato, Antonio Giordano, Paolo Chiariello, Marco Belardi, Valerio Caprara, Marco D'Amore, Edoardo De Angelis e Luca Abete.  

Il Festival, è iniziato con la presentazione del libro Monnezza di Stato degli autori Antonio Giordano e Paolo Chiariello, giornalista di Sky. Antonio Giordano, presidente della giuria del festival, ricercatore, scienziato, oncologo, docente e scrittore di vari libri di denuncia sull’inquinamento e sull’incidenza di malattie degenerative e del cancro, con i libri Campania terra di veleni e Monnezza di Stato, ha onorato lo straordinario lavoro del padre Giovan Giacomo Giordano. “Sono qui perché questo festival ha affrontato, in maniera seria il tema dell’alimentazione, che va di pari passo con il problema ambientale” ha spiegato Antonio Giordano. Dopo essersi soffermato sui benefici per la salute della dieta mediterranea, insieme a Carlo Fumo ha annunciato il corto vincitore della categoria Short Social Competition: El hombre mas famoso del mundo di Ruben Barbosa, che volerà a Philadelphia allo Sbarro Institute nella Temple University, che ha sostenuto l’Italian Movie Award.

Paolo Chiariello, coautore del libro con Giordano, giornalista di SkyTG24, ha ribadito l’importanza di raccontare la verità della Campania, affermando come, dalla “terra dei cachi”, si è passati a parlare della “terra dei veleni”. 

masterclass

La premiazione dei partecipanti alla masterclass

Luca-Abete

Luca Abete alla premiazione dell’Italian Movie Award

A seguire la premiazione della seconda edizione del concorso di poesie promosso da Mediavox e Il Nadir, ideato da Viridiana Myriam Salerno. La masterclass dedicata al cinema, cui hanno partecipato 100 ragazzi, si è conclusa con la consegna dell’attestato di partecipazione e i complimenti dei docenti Piergiorgio Cesaro, Valeria Lubrano Lavadera, Roberta Inarta, Carlo Picone e Diletta D’Errico. Dopo la proiezione del corto di Stefano Accorsi Io non ti conosco, vincitore del Nastro d’Argento 2014, come miglior esordio alla regia, il Vitruviano d’Argento è andato a Gianfelice Imparato, l’attore di Gomorra e il Divo, che ha lavorato con molti registi italiani passando da Monicelli a Bellocchio, da Risi a Moretti, Ettore Scola, Sorrentino, Castellitto. Sul palco del festival l’intervento del critico cinematografico Valerio Caprara, presidente della Film Commission della Regione Campania, giornalista e docente di Storia del Cinema presso la facoltà di Scienze della Formazione all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Caprara ha consegnato il Vitruviano d’Argento per la produzione alla Lotus Production e, in particolare, al produttore Marco Belardi che, durante il suo intervento sullo stato di salute del cinema e della produzione italiana, ha detto: "Il cinema italiano è sempre stato in crisi, ma bisogna sempre provarci e trovare il lato positivo per trovare la propria strada". L'obiettivo di Belardi per il futuro prossimo è quello di lavorare all'estero come hanno fatto tanti grandi registi italiani. 

Caprara ha consegnato agli autori del libro Monnezza di Stato la medaglia della Presidenza della Repubblica Italiana. Ad Antonio Giordano e alla sua fondazione sono stati consegnati i fondi raccolti dal concorso di poesie organizzato da Mediavox e Il Nadir. 

Il red carpet dell’edizione 2015 dell’Italian Movie Award, tra una folla di ammiratori, ha ospitato Marco D’Amore ed Edoardo de Angelis, per il film Perez, premiato con il Globo d’Oro a Luca Zingaretti, come miglior attore, è il progetto di Edoardo De Angelis in cui ha voluto l’attore Marco D’Amore, nei panni di Corvino. Dopo essersi soffermato sul legame con la propria terra, il regista De Angelis ha spiegato perché abbia voluto nel suo film l’attore napoletano: “Marco racchiude le caratteristiche di un cavallo da lavoro e un cavallo di razza, è l’attore ideale col quale si possa desiderare di lavorare”. 

 

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