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Quando la danza parla italiano (e si fa capire). Sabrina Brazzo al Lincoln Center

Al Lincoln Center il balletto The Cloack of the Dragon ha portato in scena la prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano, Sabrina Brazzo, insieme al marito Andrea Volpintesta, anche lui primo ballerino alla Scala, e ai giovani talenti della loro compagnia. La coppia è un vulcano di idee e lo spettacolo è stato una celebrazione del made in Italy con costumi di scena in pelle italiana

Chi ha avuto la fortuna di trovarsi presso l’Alice Tully Hall del Lincoln Center lunedì 20 Luglio 2015, ha potuto respirare un’atmosfera da favola, nel vero senso della parola, grazie alla magnifica interpretazione del balletto The Cloack of the Dragon della prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano e étoile di fama internazionale Sabrina Brazzo insieme al marito Andrea Volpintesta, anche lui primo ballerino alla Scala e ai componenti della loro JAS ART, compagnia di danza classica con un tocco decisamente innovativo.

The Cloack of the Dragon, ovvero il mantello di pelle di drago, è la rappresentazione di una serie di favole. Racconti con un forte valore archetipico raccolti e “cuciti tra loro” dagli stessi Brazzo e Volpintesta che con l’aiuto del coreografo di fama internazionale Massimiliano Volpini, hanno dato vita a un balletto davvero unico.

L’intenzione, perfettamente riuscita, è quella di offrire al pubblico qualcosa di nuovo, senza però uscire del tutto dal linguaggio e dalla magia della danza classica. Aprirsi, dunque, a un pubblico più vasto, di quello molto di nicchia che segue di solito il balletto. “Volevamo realizzare uno spettacolo per tutti, non puntando esclusivamente sulla tecnica, che pure c’è. Non ho abbandonato le punte, ma abbiamo inserito diversi elementi innovativi in modo da potere andare incontro anche a un pubblico che non sappia niente di danza e che possa semplicemente emozionarsi guardando. Tutto è nato da un suggerimento di nostro figlio Joseph che un giorno mi ha detto che se volevo davvero comunicare la danza anche a chi è molto lontano da questo mondo dovevo fare come quando gli preparo la verdura “camuffata”: c’è, ma lui non la vede e allora la mangia volentieri”, dice la Brazzo. E in effetti la tecnica c’è eccome – e come potrebbe non esserci nell'esibizione di un'artista del suo livello che ha ballato in tutti i teatri più importanti del mondo interpretando Giselle, la Bella Addormentata, Carmen e tutte, ma proprio tutte, le altre protagoniste dei grandi classici del balletto. 

ballo

La prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano, Sabrina Brazzo, si è esibita insieme al marito Andrea Volpintesta, anche lui primo ballerino alla Scala

La tecnica c’è, dunque, ma non è tutto. La forza di questo spettacolo è l’emotività, il potere immaginifico delle scene e dei costumi disegnati da Erika Carretta e l’immediatezza del racconto che può seguire chiunque, anche lo spettatore più inesperto. Si tratta di qualcosa di semplice e bellissimo, proprio come il linguaggio delle fiabe. 

Il balletto è stato organizzato da Lineapelle, Milano Unica e ICE per celebrare l’Italian style a partire da due eccellenze italiane indiscutibili: la danza e la moda.

La serata è stata presentata dalla giornalista e scrittrice di origine palestinese naturalizzata italiana Rula Jebreal  che ha spiegato con grande emozione che cosa significhi per lei, che non è nata in Italia, sentirsi comunque italiana. La cultura italiana, le nostre eccellenze, sono qualcosa che fa innamorare persone da tutto il mondo. 

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Il vice ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda ha parlato prima dello spettacolo al Lincoln Center, introdotto dalla giornalista e scrittrice di origine palestinese naturalizzata italiana, Rula Jebreal

È proprio esaltando le eccellenze che possiamo e dobbiamo reagire alla crisi economica. In tempi di crisi come quello che stiamo attraversando è bene individuare le eccellenze e ripartire proprio da lì, valorizzandole. Questo è il messaggio che ha voluto dare il vice ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che ha assistito allo spettacolo, approfittando della missione a New York per presentare un piano per l'export del made in Italy. Non sono solo parole: il Piano Speciale Moda USA annunciato lunedì dal ministro per supportare le esportazioni italiane di tessuti, abbigliamento e accessori, prevede un investimento di oltre 20 milioni di euro nel prossimo biennio. C’è tutta l’intenzione di conquistare il mercato americano che costituisce il più grande mercato di consumatori mondiale con 315 milioni di persone e una forte prevalenza di giovani rappresentata dal 34% della popolazione under 25.

L’Italia alla conquista degli Stati Uniti, dunque. Sicuramente, la proposta di “made in Italy” che abbiamo visto l’altra sera al Lincoln Center è a dir poco irresistibile. I costumi di scena, sono stati realizzati da Lineapelle con i pellami proposti dalle migliori aziende italiane. Tutto il balletto ruota attorno a questi costumi straordinari. 

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Alcuni degli abiti di Lineapelle esposti al Lincoln Center in occasione dello spettacolo

La collaborazione tra Lineapelle e la compagnia di balletto di Sabrina Brazzo e Andrea Volpintesta risale al 2012 ed è nata per esaltare il made in Italy. Lo spettacolo Il mantello di pelle di drago è stato ideato proprio per questo e ha esordito al Teatro Manzoni di Bologna il 10 Ottobre 2012. Questa è la prima volta che lo spettacolo arriva oltreoceano e iniziare quest’avventura al Lincoln Center non è poco per una compagnia di giovani talenti italiani. “Inizialmente abbiamo investito nella nostra compagnia i risparmi di una vita – dice Volpintesta – poi per fortuna abbiamo trovato anche il sostegno di Lineapelle. Per noi è molto importante perché con la nostra compagnia diamo lavoro a giovani talenti che di questi tempi farebbero fatica a ritagliarsi uno spazio e sarebbero forse costretti ad andare a cercare lavoro all’estero. Noi crediamo nei talenti italiani”. 

Per questo e per comunicare un’idea di danza classica che rimanga di alto livello, ma che in qualche modo vada incontro alla gente, Sabrina Brazzo e Andrea Volpintesta, hanno fondato, ormai sei anni fa la compagnia JAS ART. Anche dietro a questo nome, c’è lo zampino del piccolo Joseph, il loro bambino di 9 anni che ha deciso di chiamare la compagnia con l’acronimo dei nomi di famiglia: Joseph, Andrea e Sabrina. In effetti la JAS ART è come una piccola grande famiglia, il cui motore principale è l’amore. Sabrina e Andrea sono due artisti a tutto tondo e sono molto creativi. Ad arginare la creatività sfrenata della coppia, c’è il loro manager, Gianluca Culini che ironizza: “Sabrina e Andrea sono due vulcani di idee e la cosa incredibile è che elaborano in continuazione idee bellissime che potenzialmente sono anche fattibili. Quando ci siamo conosciuti, avevo preso l’abitudine di scrivermi tutte le loro idee per poi rielaborarle la sera. Una volta mi sono reso conto che in un'unica giornata avevano avuto 21 idee!”. In effetti, i progetti futuri della JAS ART sono davvero parecchi e spaziano dalla rivisitazione del tango in chiave classica alla collaborazione con altre aziende che si occupano di moda. L’obiettivo è sempre e solo uno: avvicinarsi al pubblico, mantenendo un livello artistico molto alto.

 

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