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W Momix Forever: 35 anni di forza e levità

La compagnia di Moses Pendleton festeggia 35 anni di successi nel mondo con il nuovo spettacolo W Momix Forever e torna per dodici serate al Teatro Romano di Verona per poi approdare negli States il 22 agosto. Abbiamo incontrato il produttore storico del gruppo, Julio Alvarez che ha ricordato gli esordi del gruppo a Milano

Il sipario si alza sulle suggestive Pleiades (Momix in Orbit), il clima si intensifica con i sensuali sincronismi di Dream Catcher (Opus Cactus) per poi ingentilirsi tra le corolle scarlatte delle Marigolds (Botanica). Ecco il primo momento inedito, Daddy long leg, dedicato al produttore Julio Alvarez: in scena tre ballerini in abiti da cow-gaucho, con una gamba più lunga dell’altra, che saltano con insospettabile disinvoltura sul tango Santa Maria del gruppo Gotan Project, ulteriore omaggio all’argentino Alvarez.  

Il 28 luglio sono arrivati a Verona, anzi, sono tornati i Momix, dopo due anni di assenza, con il loro ultimo spettacolo W Momix Forever, che celebra trentacinque anni di straordinaria attività. In due ore, scorrono sedici coreografie, alcune estrapolate dagli inni alla natura (Opus Cactus, Botanica e Sun Flower Moon), altre dal repertorio classico e quattro nuove, sempre a firma dello storico direttore e fondatore del gruppo, Moses Pendleton.

Alchemia

Alchemia. Foto: Max Pucciariello

Da 67 anni il cartellone dell’EstateTeatrale Veronese al Teatro Romano affianca quello dell’Arena, arricchendo Verona – dopo Roma, Venezia e Firenze, la città più visitata d’Italia – di una serie di appuntamenti artistici di richiamo internazionale. I Momix resteranno a Verona fino al 9 di agosto per poi proseguire la tournée a Pietrasanta (il 12 e 13 agosto) e approdare il 22 agosto negli Stati Uniti (a Washington, Connecticut) dove tra ottobre e gennaio la compagnia ha in programma 15 date con lo spettacolo Alchemia.  W Momix forever tornerà invece in Italia a novembre con un ricco cartellone di date, a partire da Torino.

Baths of Caracalla (reMIX) è una candida coreografia tessile, tra svolazzanti pepli bianchi, Pole Dance (Opus Cactus), traveste prove di forza con l’abito della leggerezza, una delle prerogative dei Momix. Seconda nuova coreografia, Light Reigns prende spunto dalle luci degli alberi di Natale, declinate futuristicamente da cinque danzatrici vestite di led, che creano forme geometriche. Il primo tempo si chiude con la terza novità, Paper trails, in cui le protagoniste sono avvolte in grandi fogli di carta, sui quali vengono proiettate immagini in bianco e nero, mentre sullo sfondo scorrono spettacolari videoproiezioni legate ai caratteri di stampa.

Seconda parte: Frozen Awakening (Botanica) raddoppia su uno specchio Sarah Nachbauer, sofisticata semplicità; Snow Geese (Sun Flower Moon) sottolinea un’altra peculiarità del gruppo, ovvero l’uso sapiente, originale, impeccabile delle luci. Equilibristici intrecci a due in Tuu (Momix Classics, come il successivo Spawning), per giungere alla quarta new entry, Aerea, che racchiude nel nome la sua traccia, sulle ali di un costume-ventaglio, metamorfosi di una danzatrice, ora conchiglia e ora donna in abito nuziale.

W Momix Forever

W Momix Forever

Botanica

Botanica

L’assolo (con tavolo) di Table Talk (Momix Classics) strappa applausi a scena aperta: Steven Ezra regala – quanta disciplina c'è dietro! – evoluzioni strepitose, che evidenziano una fisicità senza peso, l’apparente facilità con cui questo corpo di ballo disegna figure, suggerisce emozioni, straordinario connubio di forza e levità.  

In Aqua Flora (Botanica) Amanda Hulen evoca gli incredibili volteggi dei dervisci rotanti, danzando Moola Mantra di Deval Premal; gran finale con tutta la compagnia che si diverte in If you need Somebody (reMIX), sulle note del Concerto brandeburghese n. 2 di Bach. Un trionfo annunciato, per la compagnia dai muscoli di velluto. 

Julio Alvarez, a fianco dei Momix fin dall’origine, ci racconta che “sono stati 35 meravigliosi anni, che ho condiviso dal primo spettacolo, a Milano”. Un legame forte, infatti, quello con l’Italia, a partire proprio dall’esordio di Pendleton, il 10 giugno 1980 al Teatro Nazionale di Milano. “Dovevano venire i Pilobolus – ricorda Alvarez – invece non arrivarono e toccò a Moses sostituirli, fu un successo immediato ed enorme; abbiamo appena festeggiato i 35 anni a Milano per questo, ma devo dire che ovunque sia andata, la compagnia ha sempre avuto entusiasti riscontri e richieste di tornare”.

Diventare Momix: come si fa? “Bisogna essere ballerini con spirito aperto, tecnica classica e contemporanea, desiderio di divertirsi, capacità acrobatica e anche creativa: il corpo di ballo infatti lavora in sinergia con Moses”, spiega Alvarez.

Particolari sono gli attrezzi di scena che spesso vengono utilizzati a supporto delle coreografie: “Alcuni sono stati ideati da Alan Boeding, artista che nel 1983 ha proposto a Moses una scultura con un uomo a muoverla; lo stesso Alan, su spinta di Moses, si è allenato fino a saperla muoverla da sé” ed è quella che oscilla in Dream Catcher. “Michael Curry, l’ideatore degli accessori in Aqua Flora, ha creato anche tutti i pupazzi del Re Leone; con noi ha collaborato in Botanica, Sun Flower Moon, Alchemy”.

Pendleton insegue nuove idee – vedi le scenografie 3d delle coreografie inedite  – e segue le tre articolazioni del corpo di ballo, in giro per il mondo in tour (le altre due sono ora impegnate con Alchemy e Botanica). “Dice che è stanco”, confessa Alvarez, ma qualcosa bolle in pentola: “Nulla è ancora deciso, ma il nuovo spettacolo dovrebbe vedere la luce a gennaio 2017”. 

Momix è nella storia della danza: dalla fantasia di MOses MIXata con la tecnica – “il titolo del numero a Milano in cui lui danzava da solo, mix di Moses, si è poi esteso alla compagnia” – è scaturita una realtà che conta numerosi tentativi di imitazione. Riusciti? Come ha commentato tempo addietro lo stesso Moses, “l’unico che copia Momix sono io, gli altri fanno altre cose”.

 

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