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Shakespeare evergreen, da Globe a Globe

La produzione shakespeariana, universale e intramontabile, è anche il simbolo di un modo di fare teatro. La tipica conformazione del palco elisabettiano viene oggi ricostruita per ospitare i testi del bardo. Da Londra a Roma, il Globe è ancora un simbolo di una visione moderna di teatro

Non c’è bisogno di essere cultori del teatro per conoscere William Shakespeare: alzi la mano chi non ha visto almeno una versione di Romeo e Giulietta o La bisbetica domata. Difficilmente esiste qualcuno che non sia mai incappato in un suo testo, rappresentato in teatro o adattato per cinema, TV o letteratura. La ragione sta evidentemente nella grande capacità dell’autore di raccontare storie universali, tratteggiando l’animo umano in tutte le sue peculiarità. Ad aver reso intramontabile il suo teatro è l’incredibile capacità di osservare i comportamenti e restituirli in storie sempre verosimili e sempre attuali, non importa se ambientate nell’antica Roma, nell’Inghilterra medioevale o nel mondo delle fate. 

Ma se i suoi personaggi attraversano i secoli senza smettere di essere rappresentati almeno in buona parte del mondo occidentale, al pari delle sue creazioni Shakespeare stesso è una figura che ha sempre catalizzato l’attenzione, grazie anche alla scarsa documentazione esistente sulla sua vita. La nebbia che avvolge alcuni episodi della sua biografia ha alimentato nel tempo teorie che lo vedevano donna, nobiluomo sotto mentite spoglie e molto altro, tenendo vivo il mito dell’autore/attore accanto all’interesse per le sue opere.

Oggi, di fatto, il teatro di William Shakespeare rappresenta da un lato un classico (nei contenuti umani che sono, appunto, assoluti) e da un altro un importante momento di svolta nella storia del teatro popolare, che riceve tanta attenzione da meritare la costruzione di uno spazio ed un palco ad hoc, perfetta sintesi fra il teatro all’aperto e gli spazi coperti deputati alle rappresentazioni. È così che nell’illuminata Inghilterra elisabettiana il teatro popolare viene a corrispondere anche con un luogo fisico. 

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Ricostruzione del Globe Theatre di C. Walter Hodges, basata su documentazione dell’epoca. Sopra: due immagini dell’attuale Globe di londra

Il primo teatro londinese dell’era “moderna” nasce nel 1576 a Shoreditch, nella zona nord-est della città, e di lì a poco, nel 1599, viene eretto sul lato sud del Tamigi il Globe Theatre, alla cui costruzione contribuirono diversi teatranti, fra cui lo stesso Shakespeare, e che per i successivi 14 anni presenta molti dei lavori del grande drammaturgo. L’edificio, interamente in legno e con il tetto di paglia, fu distrutto da un incendio nel 1613 e poi, una volta ricostruito, chiuso nel 1642 insieme a tutti gli altri teatri londinesi dall’amministrazione puritana.

Sulle ceneri di questa avvincente storia la figura shakespeariana diventa, 300 anni dopo, sinonimo di una visione moderna di teatro, o meglio testimonianza di quanto un certo tipo di teatro sia da considerare moderno tout court, anche in senso fisico. In visita a Londra nel 1949, l’attore, regista e produttore americano Sam Wanamaker resta infatti affascinato dai testi e dalla storia in questione, tanto che 21 anni dopo riesce a creare una Fondazione per la ricostruzione fedele (nella struttura e nella tecnica) del Globe Theatre. Il nuovo edificio sorgerà a poca distanza dall’originale, come luogo deputato alla formazione permanente. Un tempio del teatro shakespeariano, nato per celebrarlo e soprattutto per farlo vivere ad attori e pubblico, per quanto possibile, così come doveva essere. 

L’immane opera di studio e realizzazione del progetto, iniziata nel 1970, fu portata a termine solo nel 1997 (anno di inaugurazione ufficiale), tre anni e mezzo dopo la morte di Wanamaker. Oggi il teatro dispone anche di una seconda sala coperta ed è fulcro di attività teatrale e formativa, nonché museo permanente, condotto dall’articolata gestione di tre entità: Globe Theatre, Globe Exhibition & Tour and Globe Education.

roma extroma intIn altro tempo e in altro luogo, la stessa storia ha conquistato anche un altro uomo di teatro a tutto tondo, che sull’idea di teatro popolare ha fondato la propria illustre carriera. Il Globe romano, Silvano Toti Globe Theatre, deve la sua ideazione alla determinazione di Gigi Proietti, che ha trovato nella fondazione Silvano Toti un prezioso alleato per sponsorizzare il progetto e nel Comune di Roma, fino ad oggi, un supporto sostanziale. Inaugurato nel 2003 nel cuore di Villa Borghese, in coincidenza con la celebrazione dei 100 anni del parco, il Globe nostrano è stato costruito interamente in legno da circa 150 maestranze in pochi mesi di lavori, e non intende essere una imitazione del teatro londinese. Ma è parimenti dedicato al teatro shakespeariano e vive una stagione estiva di circa tre mesi producendo ed accogliendo esclusivamente opere del bardo. 

Al di la delle differenze superficialmente evidenti – più decorata la scena di quello londinese, più semplice e nudo il palco di quello romano – i due spazi sono molto simili, ed analoga è la sensazione di intimità e di vicinanza agli attori che la struttura riesce ad emanare. Aspetti apparentemente incongrui in uno spazio atto ad accogliere oltre mille spettatori, che rappresenta invece l’essenza del teatro elisabettiano, tecnicamente costruito intorno ad un palco aggettante, centrale rispetto alla platea, in modo da permettere al pubblico di rimane in piedi circondandolo e diventando quasi fisicamente parte della scena. I vari ordini di galleria, distribuiti in verticale per un’altezza di una decina di metri, incombono su questa scena che è letteralmente il cuore pulsante dell’edificio teatrale. Accedere a questo luogo “diverso” e godere l’unicità dell’esperienza di assistervi ad una rappresentazione è un privilegio di per sé, senza contare il fatto che il livello medio delle produzioni è in entrambi i casi piuttosto elevato e le regie sono per lo più costruite site specific, cioè per sfruttare le peculiarità specifiche dello spazio. 

Molto rumore

Una scena di “Molto rumore per nulla” al Globe di Roma

Insomma, vedere Shakespeare al Globe è un’occasione da non perdere e al momento entrambe le stagioni sono ancora in corso: a Londra si chiude ad ottobre, a Roma a fine settembre. Nel primo spazio è attualmente in scena un divertente As you like it, a cui seguirà Measure for Measure, ma esistono anche produzioni in tour nel mondo. A Roma invece fino a fine agosto viene rappresentato per il terzo anno di fila un coinvolgente Molto rumore per nulla, vivace, colorato e ricco di musiche (con Mauro Santopietro, già ospite a New York nell’ambito del festival In Scena! 2014, e la regia di Loredana Scaramella). A settembre si prosegue con un Otello diretto ma Marco Carniti e quindi, a concludere la stagione, dal 24 al 27 settembre, la prima rappresentazione in lingua originale: The Comedy of Errors, ad opera della Bedouin Shakespeare Company, compagnia inglese che porta Shakespeare in tournée mediorientali, avvalendosi del supporto degli sceicchi di Abu Dhabi “che credono molto nella cultura e nei temi universali di Shakespeare”. Ad ulteriore e definitiva riprova– se ancora ce ne fosse bisogno – del valore assoluto e globale del suo teatro. 

 


Questo articolo viene pubblicato anche su TeatroTeatro.it 

 

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