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Francesco e il Sinodo d’accordo: la Chiesa accoglie tutti ma sulla famiglia gay non si cambia

Il Sinodo, ovvero la XIV assemblea generale istituita da Paolo VI, dovrebbe aiutare con i suoi consigli Papa Francesco nel governo della Chiesa universale su specifiche questioni dottrinali e pastorali.  Questo è stato dedicato alla famiglia e si è appena concluso, aprendo le porte ai divorziati ma non ai gay

La Chiesa di Papa Francesco apre le porte alle situazioni difficili. Il sinodo dei vescovi del mondo dopo tre settimane di discussione, appena concluso, approva con 178 voti (dei 177 richiesti) il capitolo 84, dei 94: la comunione ai divorziati.  Un solo voto per rovesciare un credo che non è più negazione ma speranza. Ma sarà il confessore a decidere caso per caso a seconda del proprio percorso cattolico, perché l’eucarestia, secondo i vescovi riuniti in Vaticano, non è un diritto. Una delega ai sacerdoti che valuteranno di volta in volta e concederanno il perdono. Non sarà la coppia ad essere assolta, ma i singoli coniugi secondo il proprio percorso morale. 

La Chiesa di Roma ha concluso così l’assemblea mondiale dei capi delle chiese di tutto il mondo, (a cui hanno partecipato anche laici) alla vigilia del Giubileo, dopo scandali e innovazioni portate dal papa argentino che hanno scatenato veleni anche all’interno del Sinodo stesso. E’ noto a tutti infatti che i vescovi più conservatori non amano questo Papa che dichiara ogni giorno una vicinanza all’uomo come mai si era vista prima. La XIV assemblea generale, istituita da Paolo VI ha il compito di aiutare con i suoi consigli il Papa nel governo della Chiesa universale su specifiche questioni dottrinali e pastorali.  Questo è stato un Sinodo  dedicato alla famiglia e si è appena concluso, aprendo le porte ai divorziati ma non ai gay.  E questo era prevedibile. 

Il Papa aveva già esortato la politica a non fare pressioni per equiparare le coppie gay alla famiglia. Proprio alla vigilia dei lavori in Vaticano c’era stato l’eclatante coming out del sacerdote polacco Krzysztof Charmasa, teologo ufficiale della Congrezione per la dottrina della fede, che voleva puntare i riflettori su questo argomento ribadendo il diritto delle coppie gay al matrimonio. Ma il Papa aveva risposto che il Sinodo non è un’assemblea politica dove si fanno le leggi, ma un momento di riflessione sulla dottrina della Chiesa. 

Già la Comunione ai divorziati per molti dei 258 padri sinodali che hanno partecipato al convegno, ha provocato dure proteste da parte di chi crede che il Sinodo non abbia il diritto di cambiare verità della dottrina cattolica che deve restare immutabile. Ai vescovi conservatori non piace questo papa Francesco che non vive in Vaticano, che indossa non la croce d’oro ma un crocifisso appartenuto ad un vescovo ucciso dall’ISIS, che predica la povertà e vuole fare pulizia all’interno dei poteri vaticani. E un papa che non smette di parlare di Misericordia.  "Il primo dovere della Chiesa non è quello di distribuire condanne o anatemi –ha detto papa Francesco – ma quello di proclamare la misericordia di Dio, di chiamare alla conversione, e di condurre tutti gli uomini alla salvezza del Signore. Senza demonizzazioni". I divorziati secondo papa Francesco, non devono sentirsi scomunicati (prima lo erano) ma in condizione di umiltà, riservatezza possono integrarsi, anche perché hanno il compito importantissimo di educare i figli. Il Papa ha stabilito anche che durante il giubileo le donne che hanno abortito potranno essere assolte (anche loro erano scomunicate), se chiederanno perdono e quindi potranno accostarsi ai sacramenti. Sarà il confessore a decidere.

Secondo questo Sinodo, la famiglia non è superata, anzi è un modello fondamentale anche per la società moderna. E nonostante i segnali di crisi,  secondo il Papa, il desiderio di famiglia è vivo anche tra i giovani. Misericordia e Integrazione per i coniugi che hanno vissuto un  primo “matrimonio difficile” ma anche un monito morale per ribadire l’indissolubilità di questo sacramento. Insomma la Chiesa di Roma ha ribadito ciò che Pietro disse da oltre 2mila anni: "Accogliere e rispettare tutti ma nessuna analogia con la famiglia".

Ma anche se il paragrafo 94 ha sollevato un polverone in Italia e nel mondo,  il ruolo della Chiesa resta la guida morale dei cattolici e il Papa il suo interprete, nonostante i cambiamenti in corso. E con Papa Francesco ce ne sono stati. "Chi sono io per giudicare i gay?" – aveva detto il Santo Padre nei mesi scorsi. Spiegando che sempre si osservi la castità anche i gay possono stare nella Chiesa. Parole incomprensibili spesso in una società moderna dove anche l’amore è consumismo e ricerca ossessiva del piacere; dove l’osservanza delle leggi divine risulta spesso inapplicabile. Ma la Chiesa ha la funzione di dettare la morale di Dio, di far rispettare le leggi divine, aprendosi però alla Misericordia affinché anche i peccatori trovino riparo in essa. E’ con questo il discorso del Papa che ha esortato tutti a non far pressioni, sapendo benissimo che a New York i sacerdoti già dedicano un giorno alla settimana al dialogo con i gay, e che il peccato di un divorzio non può essere eterno quando la  nuova famiglia è cattolica e vuole stare dentro la Chiesa.  Il documento ribadisce dunque l’indissolubilità del matrimonio,  ma anche la tolleranza zero verso la pedofilia, il rifiuto dell’ideologia del gender. La Chiesa dice no anche alle manipolazioni genetiche e alle biotecnologie procreative. E’ solo la famiglia composta da un uomo e da una donna fa parte del progetto divino. Senza dimenticare l’attenzione al coniuge che appartiene ad un’altra religione, che dovrà essere oggetto di particolari cure. 

La Relazione  in un solo paragrafo, il 94 appunto, afferma il categorico no alle coppie gay: "Non esiste fondamento alcuno per stabilire analogie seppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia". Ma raccomanda una specifica attenzione all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenze omosessuali.  Un monito durissimo arriva poi a quegli organismi internazionali che condizionano gli aiuti economici ai paesi poveri all’introduzioni di leggi che istituiscano il matrimonio tra gay, perché la politica dovrebbe invece sostenere la famiglia e non il contrario e i politici che affermano il contrario sono fuori dalla Chiesa. 

"Il Sinodo – ha detto il Papa a conclusione dei lavori – ci ha fatto capire che i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera ma lo spirito, non le idee ma l’uomo". Nessuna conclusione o soluzioni definitive dunque, molto viene lasciato al colloquio con il sacerdote nella propria parrocchia, perché, parole del Papa, ciò che è giusto per un continente può sembrare strano in un altro. E la Chiesa deve accogliere tutti.

 

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