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Carol, l’eleganza formale di Todd Haynes

In Carol, in uscita negli USA il 20 novembre, il regista Todd Haynes torna a raccontare gli anni '50. Un distacco a tratti forse eccessivo domina la narrazione del gioco di seduzione tra la ricca donna che del titolo e la giovane e inesperta Therese. Poi però l’ultima mezzora si accende di emozione per esplodere in una scena finale in cui è impossibile non commuoversi

Con l'unanimemente acclamato Far From Heaven (Lontano dal paradiso, 2002) Todd Haynes aveva proclamato il suo attaccamento tematico ed estetico al melodramma scintillante e insieme trattenuto degli anni ’50, quello di cui Douglas Sirk era il maggiore e migliore esponente. Con Carol il regista torna a raccontare quel periodo, in un film che sotto molti punti di vista è “gemello” del precedente. L’idea narrativa ed estetica alla base è infatti la stessa: raccontare un’epoca in cui dietro il perbenismo e la forma si celava una società ancora incapace di accettare le differenze razziali o sessuali. 

Haynes riprende il discorso sempre attraverso un’idea di messa in scena che è ricalco e insieme aggiornamento, riproposizione precisa di un modo di fare cinema pienamente riconoscibile. Lo stile di regia è elegante, pulito, pieno di movimenti “classici” ormai perduti nella frammentazione del montaggio contemporaneo. Sul puro livello visivo, la collaborazione con il grande direttore della fotografia Ed Lachman regala anche a Carol una patina di sofisticatezza che si trasforma in grandi immagini.

posterTutto il lavoro sulla confezione però produce la stessa distanza che aveva limitato in qualche modo l’efficacia espressiva di Far From Heaven. Anche Carol infatti nella prima parte è un lungometraggio volutamente distaccato, quasi asettico. La narrazione dell’incontro e del gioco di seduzione tra la ricca e iconoclasta donna che concede il titolo al film e la giovane e inesperta Therese è messa in scena all’insegna di un distacco a tratti forse eccessivo, che non supera la soglie dell’indubbia eleganza formale. Poi però l’ultima parte di Carol si accende di emozione per esplodere in una scena finale in cui è impossibile non commuoversi per entrambe le due eroine del film.

Come sempre Todd Haynes si dimostra magistrale direttore di attori. Cate Blanchett – a cui aveva già regalato forse la sua miglior performance del passato in I’m Not There (Io non sono qui, 2007) – e Rooney Mara sono praticamente perfette nell’incarnare entrambe coraggio, dolcezza, passione, sincerità, anticonformismo. Di sicuro saranno entrambe protagoniste quando si parlerà di nomination a Oscar e Golden Globe. In un ruolo secondario ma fondamentale merita segnalazione anche il sempre affidabile Kyle Chandler, uno dei migliori attori a supporto in circolazione.

Carol è un film indubbiamente riuscito, magnifico nella forma e, nella mezz’ora finale, poderoso nel contenuto. Da non perdere quando uscirà nei cinema americani il prossimo 20 novembre, e in Italia il 5 gennaio 2016.

 

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