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Creed: il buon cinema di genere riporta in vita Rocky

Lo spin-off di Rocky, in uscita il 25 novembre, è un melodramma ben costruito, che va oltre le sole scene di pugilato per raccontare personaggi multidimensionali. Al centro di Creed, un figlio che soffre l’ombra della figura paterna che non ha mai conosciuto ma di cui possiede la stessa rabbia e voglia di combattere

Sempre benvenuto sia il caro, vecchio cinema di genere di una volta! Quello che oltre al puro spettacolo visivo puntava anche a possedere una solidità narrativa, costruito su personaggi delineati con cura. Lo spin-off di Rocky rappresenta proprio questo, e arriva come una ventata d’aria fresca a rivitalizzare il personaggio ormai iconico portato al cinema da Sylvester Stallone ormai quasi quarant’anni fa. 

Ma Creed non è la storia del pugile italoamericano, come il titolo evidenzia. Al centro della vicenda un figlio che soffre l’ombra della figura paterna che non ha mai conosciuto ma di cui possiede la stessa rabbia, la stessa voglia di combattere. Un fardello capace di schiacciare un giovane essere umano, se non sostenuto e indirizzato nella maniera giusta. Ecco quindi che Creed diventa prima di tutto un confronto psicologico, un dramma incentrato su un rapporto figlio padre mai sbocciato eppure presente, invadente, tangibile. A rappresentarne la forza psicologicamente distruttiva un bravissimo Michael B. Jordan, che regala fisico ma soprattutto veritiera fragilità al protagonista Udonis Johnson. Un ragazzo alla ricerca di una figura paterna, di un appoggio che quasi disperatamente supplica all’amico/rivale di quel genitore che non ha mai incontrato. Ed ecco allora che il legame che si instaura tra allievo e maestro, con tutta la sua stanchezza e disillusione, diventa il perno emotivo su cui si regge l’intera operazione Creed. Che è un film pugilistico, per carità, ma come i primi due Rocky è anche racconto a tratti vibrante di una lacerazione interiore, della ricerca di sé stessi dentro e fuori un ring.

Niente di nuovo sotto il sole a livello di originalità, ma non è questo che Creed giustamente andava cercando. Al contrario il film tenta di riallacciarsi a un passato glorioso per riproporne stilemi narrativi, atmosfere realistiche, conflitti capaci di arrivare allo spettatore oltre il semplice momento agonistico. Il film ci riesce in pieno grazie alla bravura dei due attori principali – Sylvester Stallone ci regala la sua miglior performance da tempo immemorabile – ma anche grazie alla competenza registica di Ryan Coogler, che mostra un occhio davvero invidiabile quanto a gestione dei set ed eleganza della messa in scena. Sfruttando al meglio anche una colonna sonora martellante e poderosa, Coogler costruisce poi almeno una sequenza clamorosa, quella del primo incontro di Udonis. Gran cinema, senza mezzi termini. 

Peccato invece per una sequenza finale troppo carica e ad effetto, la cui estetica un po’ troppo forzata non era necessaria e tutto sommato risulta incoerente con quanto visto in precedenza.

I fan della saga di Rocky rimarranno molto soddisfatti nel vedere l’antieroe tornare alla semplicità e all’umanità che ne ha contraddistinto i primi due capitoli, quelli ambientati negli anni '70. Il resto del pubblico invece si godrà un melodramma ben costruito e realizzato con professionalità, capace di andare oltre le sole scene di pugilato per raccontare personaggi multidimensionali. Come anche il cinema di genere dovrebbe sempre fare.

Creed esce nelle sale USA il 25 novembre mentre in Italia arriverà a gennaio.

Guarda il trailer di Creed>>

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