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New York e la sua Casa salutano Mariuccia Zerilli-Marimò

Nel giorno del 25° anniversario della sua inaugurazione, la Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU ha salutato la sua fondatrice, scomparsa di recente. Alla celebrazione, oltre allo staff della Casa guidato da Stefano Albertini e alla famiglia della baronessa, tanti rappresentanti delle istituzioni con cui la mecenate aveva collaborato negli anni e centinaia di amici ed estimatori del suo impegno per la diffusione della cultura italiana a New York

Se l'impatto della vita di una persona si misura (anche) sulla base di quanti uomini e donne il suo ricordo riesce a unire dopo la morte, allora l'eredità lasciata dalla Baronessa Mariuccia Zerilli-Marimò è senza ombra di dubbio quella dei grandi. Il memoriale organizzato il 13 novembre in suo onore dalla Casa Italiana NYU che ne porta il nome ha riunito centinaia di persone, prima nella chiesa di St. Joseph nel Greenwich Village e poi negli spazi di quella casa da lei fondata, inaugurata proprio il 13 novembre di 25 anni fa, e che dal 1990 riempie di cultura italiana la città di New York, dal 1998 sotto la guida del direttore Stefano Albertini.

chiesaIn chiesa il cardinale Renato Martino di Mariuccia Zerilli-Marimò, scomparsa il 16 ottobre nella sua casa di Montecarlo, ha detto che era un esempio di umiltà e generosità, ricordando che non si lamentava mai. In prima fila i figli della Baronessa, Maria Chiara e Massimo. Alla celebrazione ha preso parte tutto lo staff della Casa Italiana e le tante cariche istituzionali e accademiche con cui la baronessa aveva lavorato negli anni di impegno per la promozione della cultura italiana dalle mura della New York University. C'erano anche l'ambasciatore ONU, Inigo Lambertini, Colin Bailey, direttore della Morgan Library e tanti amici e amici della Casa.

Dopo la Chiesa, gli ospiti sono stati accolti nella Casa di 24th 12 Street da Stefano Albertini che, dal palco dell'auditorium, ha esordito con voce tremante: “Ho presentato tanti eventi nel corso di questi anni alla Casa ma stasera le mie gambe sono pesanti”. Albertini ha poi ricordato l'intensa vita della fondatrice della Casa: “Ha vissuto almeno tre vite: una come giovane donna nell'Italia fascista [..], una seconda come moglie e partner di uno dei protagonisti della ricostruzione dell'Italia del dopoguerra e del miracolo economico [..] e infine una terza come giovane vedova che, dopo un momento di profondo dolore e calo motivazionale, si è reinventata forgiando per se stessa un ruolo inedito specialmente per una donna e in particolare per una donna italiana in America”. Il direttore ha poi ripreso ricordando il rapporto di viscerale amore e fascinazione che la baronessa aveva con la città di New York ed elencando la lunga serie di belle qualità della “magnifica della cultura italiana”, come veniva definita la baronessa nel ricordo pubblicato su La VOCE di New York e citato da Stefano Albertini. 

McNegli altri interventi hanno continuato ad echeggiare le tante qualità e i tanti meriti di Mariuccia Zerilli: “Una donna vivace e affascinante, dalla viva intelligenza e curiosità intellettuale”, ha detto Martin Lipton, chair del Board of Trustees della New York University, ricordando che grazie all'impegno della baronessa la NYU è diventata uno dei luoghi più importanti per la cultura italiana a New York. Quella Casa del West Village, che ha dovuto festeggiare il suo venticinquesimo anniversario senza colei che le ha dato vita, è stata fondata dalla baronessa in memoria del marito Guido, ma era la vera casa di Mariuccia Zerilli-Marimò a New York come è stato ribadito in molti degli interventi e come dimostrano alcuni caldi aneddoti raccontati nel corso della serata: “Il grosso tavolo all'ingresso era la scrivania di Guido e quella che è oggi la scrivania della stanza del direttore era il ben più importante tavolo di cucina della stessa Mariuccia”, ha raccontato Thomas J. Crew, dean della Facoltà di Arts And Science della NYU, nello spiegare che la baronessa amava la Casa e considerava quegli spazi un poco come una casa da arredare, uno spazio intimo e familiare. E come figli affezionati alla casa in cui sono cresciuti, la famiglia della baronessa ha intenzione di coltivare quel patrimonio. Maria Chiara, premettendo che sul palco, al suo posto, avrebbe dovuto esserci sua madre a raccontare i successi di 25 anni della Casa, ha promesso di voler tenere vivo il progetto iniziato da Mariuccia: “Abbiamo una forte determinazione a continuare con questa bellissima avventura che è la Casa Italiana Zerilli-Marimò”.

Nel corso della serata sono intervenuti poi anche Fred Plotkin, esperto di opera che alla Casa italiana da tempo presenta il ciclo di incontri dal titolo Adventures in Italian Opera, Isabella del Frate Rayburn, che alla Casa ha curato diverse mostre con un focus sul Novecento italiano, e Stefano Acunto, chairman del consiglio direttivo della Scuola d'Italia G. Marconi. Ad accompagnare le parole e i ricordi dei tanti amici di Mariuccia, la musica, così amata da Mariuccia, suonata da artisti vicini alla Casa, tra cui Salvatore Moltisanti e Roberto Scarcella Perino. In apertura, Ian Miller ha suonato Funeral for a Friend di Elton John, mentre la serata si è chiusa con Parlami d'amore Mariù cantata da Cristina Fontanelli.

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