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Franny, di Andrew Renzi, forse un flop da botteghino

Richard Gere (Ph: Matteo Nardone)

Richard Gere (Ph: Matteo Nardone)

Presentato ad aprile 2015 al Tribeca Film Festival, Franny (The Benefactor), primo lungometraggio di Andrew Renzi, uscirà anche in Italia a ridosso del Natale, ma forse non farà il botto: il naturale fascino e la simpatia di un carismatico Richard Gere nel ruolo del “benefattore” funzionano molto bene per il personaggio, ma non saranno sufficienti a salvare il film dall'insuccesso di botteghino

Richard Gere è Franny, un affascinante milionario che nasconde un segreto che non ha mai rivelato. Un miliardario benefattore che trova conforto a inondare gli altri di favori, quasi fosse un obbligo morale. Quando dopo tanti anni ritrova Olivia (Dakota Fanning), la figlia dei suoi più cari amici, sposata e in procinto di diventare madre, e sfoga su di lei la sua ostinata prodigalità, invadendo e condizionando progressivamente la sua vita. Fino a quando quel segreto nascosto riemergerà dal passato con conseguenze (in)immaginabili.

La naturale simpatia dell'attore e il suo carisma hanno funzionato per il personaggio, ma temiamo non saranno sufficienti per salvare dall'insuccesso di botteghino Franny. Presentato ad aprile 2015 al Tribeca Film Festival, The Benefactor, titolo del film nella lingua originale, è il primo lungometraggio dello sceneggiatore Andrew Renzi, che in comune con Gere ha la città d'origine, Philadelphia. Ed è qui nella città dell’amore fraterno che il regista di chiare origini italo-americane, dice di aver trovato fonte di ispirazione per Franny. Parliamo di Eleuthère du Pont, un eccentrico filantropo che aveva fatto costruire una piscina olimpica e un centro di allenamento per il wrestling nella sua tenuta in Pennsylvania.

Non è la prima volta che Mr. Gere sceglie di interpretare ruoli in storie di emarginati. Era già successo con Time Out of Mind (2014) di Oren Moverman, a cui ha lavorato per dodici anni. In conferenza stampa del film ci ha spiegato che ama i ruoli difficili. “Nel primo film sono un senza tetto che vaga per le strade di New York. In Franny, un milionario pieno di sensi di colpa, ma anche filantropo, stalker e dipendente dai farmaci. Entrambi vivono senza affetti e sono personaggi complessi. Ma qualunque persona e qualunque personaggio porta con sé grandi complessità. Perché quindi ridurre la vita ad una cosa semplice quando non lo è?”.

L’ex sex symbol di American Gigolò e Pretty Woman rivela di aver fatto il possibile affinché Franny somigliasse almeno un po’ ad Ernest Hemingway nell’ultimo periodo della sua vita. “Quando lo scrittore inglese si era lasciato molto andare. Era diventato un omone in sovrappeso, con una folta barba grigia e in lotta con un segreto conflitto interiore”, ha tenuto a precisare l’attore.

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Theo James e Dakota Fanning

Ma allora cosa c’è che non va nel film? La trama: goffa, irregolare, a tratti irrealistica, fa del suo meglio per mantenersi in equilibrio tra un thriller e una commedia sentimentale, ma finisce per perdersi in un genere indistinto. Man mano che la storia procede, ci chiediamo cosa tenti di dire il regista. Forse che in America i filantropi trattano gli individui come macchine da manipolare con i soldi? Vale la pena a questo punto ricordare che The trouble with billionaires, un recente libro scritto da Linda McQuaig e Neil Brooks, denuncia che le università, a partire da quella di Toronto con i suoi 120 milioni di dollari ottenuti da grandi donatori, sono diventate “vetrine” per i ricchi, che oltre a battezzare con i loro nomi i palazzi del campus, ne indirizzerebbero la ricerca. Di fronte a questo inquietante scenario, è difficile provare empatia per il personaggio di Gere.

Intanto l’attore hollywoodiano è già pronto a uscire con un nuovo film indipendente dal titolo Oppenheimer Strategies di Joseph Cedar, al fianco di Charlotte Gainsbourg. È la storia di un centralinista che fa amicizia con un giovane politico in un momento di crisi della sua vita. Tre anni più tardi, quando scopre che il politico è diventato uno degli uomini più influenti del mondo, la sua vita cambia drammaticamente, nel bene e nel male.

Insomma Mr. Gere si è dato ai film a basso budget. “In passato ho avuto il privilegio di lavorare in produzioni molto più importanti e oggi posso permettermi di fare film in cui guadagno meno. E poi mi piacerebbe girare un film in Italia, anche se qua è talmente un casino! Ma non mi spaventa. Sono tanti gli elementi da mettere insieme per creare quell’alchimia fantastica per cui alla fine si arriva a realizzare un film oppure no e per qualche motivo questa congiunzione astrale con l’Italia non sì è ancora verificata. Farei un film con Bernardo Bertolucci, ma ci son tanti altri registi italiani con cui mi piacerebbe lavorare”.

Per l'attore hollywoodiano-buddhista, incontrare Papa Francesco e il Dalai Lama sarebbe il sogno più grande. “Parleremmo di come aiutare il mondo e renderlo più saggio. Rendere l'umanità più compassionevole e soprattutto meno violenta”.

Alla domanda su cosa pensa del massacro al centro disabili di San Bernardino in California, dove sono morte 14 persone, Gere ha le idee molto chiare. “Il Nord America è il Paese più armato di tutti e questo è una cosa folle. Ci si aspettava che dopo una strage di quelle dimensioni, pur essendo solo l'ultima in ordine di tempo di una lunga serie, ci sarebbe stata una stretta sulle armi. Invece è successo esattamente il contrario. Sono aumentati la vendita delle armi e l'utilizzo di vigilanti privati. Questo perché negli Stati Uniti si ha spesso la tendenza ad affrontare gli effetti e ignorare le cause. Sono però assolutamente contrario all'iper-sorveglianza e allo spirito di vendetta che si percepisce in giro. Bisognerebbe capire perché alcune persone arrivino a compiere questi gesti estremi”.

Franny (The Benefactor) esce in Italia il 23 dicembre 2015.

>>Guarda il trailer:

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