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Tarantino: ritorno al western

Intervista a Quentin Tarantino: "Ho capito che la suspense è come una corda elastica, se la tiri funziona"

Quentin Tarantino

Quentin Tarantino by eJDerha89

Il regista di culto del cinema americano contemporaneo ha abituato il suo pubblico alle sperimentazioni e agli azzardi, ma con il suo nuovo The Hateful Eight, Quentin Tarantino rimescola le coordinate del cinema di oggi e di ieri, come soltanto lui sa fare. Lo abbiamo incontrato

Non conosce mezzi termini il regista di culto del cinema americano contemporaneo. Fin dall’esordio di Reservoir Dogs (Le iene), datato 1992, l’uscita di ognuno dei suoi film è stata un evento imperdibile per i cinefili di tutto il mondo. E il suo nuovo The Hateful Eight, western girato nel glorioso 70mm, lo è forse ancor di più dei precedenti, perché sotto molti punti di vista rappresenta un Quentin Tarantino che ha sperimentato, osato, rimescolato le coordinate del cinema di oggi e di ieri, come soltanto lui sa fare.

Alla presentazione del film a New York l’autore premio Oscar per Pulp fiction e Django Unchained non si è risparmiato. Abbiamo avuto modo di fargli qualche domanda per svelare i segreti del film uscito negli USA a Natale e in arrivo nelle sale italiane il 4 febbraio.

Quentin Tarantino

Quentin Tarantino durante la presentazione alla stampa di the Hatheful Eight, al Waldorf Astoria di New York

Secondo western di fila dopo Django Unchained. Quali sono le connessioni e i punti di distacco tra questi due film?

“La connessione principale tra Django Unchained e The Hateful Eight è proprio il western, per il resto sono molto diversi come impostazione. Spesso mi sono confrontato con film di genere che non sapevo veramente come realizzare. Kill Bill ad esempio era un film di arti marziali che alla fine è venuto bene, ma ho sperimentato molto, a quel tempo senza sapere dove sarei andato a finire. Lo stesso posso dire per gli inseguimenti di macchina di Death Proof. Con The Hateful Eight invece sapevo cosa volevo dire e soprattutto sapevo che non avevo ancora chiuso i conti con il western, volevo continuare a raccontare in qualche modo lo scontro di razze in America, anche se non attraverso la piaga della schiavitù, questione che Django metteva in scena esplicitamente”.

A un certo punto però The Hateful Eight più che un western sembra un racconto di Agatha Christie…

“È assolutamente vero, pensavo che fosse un’idea per la storia. Da molto tempo non facevo mistery e, dopo la stesura della prima bozza della sceneggiatura, non sapevo ancora cosa sarebbe successo alla fine, avevo ben delineata soltanto la parte iniziale dove l’azione si svolge nella diligenza. La mia sensazione iniziale era che i personaggi avrebbero dovuto rivelarsi a poco al poco non soltanto al pubblico, ma anche a me stesso. L’idea di introdurre il giallo è venuta dopo e l’ho trovata molto divertente. Così ho scritto la seconda parte del film, ho dato il copione a Samuel Jackson e gli ho chiesto quale fosse la sua parte preferita. ‘Quella quando inizio a capirci qualcosa!’, mi ha risposto…”

Più che al cinema del passato, The Hateful Eight per la prima volta sembra riferirsi al tuo stesso cinema…

“Questo film è simile a Le iene e a quel tempo ancora non avevo capito quali erano le potenzialità drammatiche di estendere la tensione. Ho iniziato a sperimentare su questa possibilità con la scena della cantina di Inglourious Basterds, ho capito che la suspense è come una corda elastica, se inizi a tirarla fino a sei, sette minuti funziona bene. Allora ho voluto esagerare, sono arrivato fino a venti, venticinque con The Hateful Eight e secondo me tiene ancora benissimo, soprattutto perché gran parte di quel tempo è comunque imbevuto di violenza, o meglio della minaccia che qualcosa di violento stia per accadere. Non significa che debba scoppiare per forza, ma la preparazione della tensione per il pubblico è fondamentale perché si diverta insieme a me nel vedere il film”.

Come hai lavorato a una sceneggiatura che appare molto più elaborata rispetto alle tue storie precedenti?

“Volevo scrivere tre draft del film questa volta. È stato un processo differente dal mio solito, dove butto fuori di getto questo enorme romanzo con dentro tutto quello che mi passa per la testa. Faccio film di genere, si sa come andranno a finire. La mia sfida è sempre arrivarci attraverso vie stimolanti e originali. Stavolta volevo dedicare più tempo al materiale che avevo, volevo raccontarmi The hateful eight quentin tarantinola storia tre volte. Per esempio nel primo draft, non sapendo bene come volevo concluderla, non avevo ancora capito che il fulcro della storia era Daisy, quindi non avevo esplorato bene quel personaggio. Così nella seconda stesura ho riscritto l’intera storia dalla prospettiva di Daisy, per entrare bene nel suo universo emotivo. In questo modo ho capito come doveva finire il film e che era lei il centro emozionale della vicenda, non soltanto il fulcro primario della trama”.

Con The Hateful Eight sei tornato anche a flirtare con lo splatter…

“Alle anteprime a Londra e in Francia molti giornalisti hanno voluto parlare dell’aspetto horror del film, e mi ha sorpreso che la pensassero praticamente tutti così. Molti lo hanno percepito come il mio primo film dell’orrore. Alla fine ho iniziato a pensarci: è vero che The Hateful Eight non è stato ispirato da altri western ma da Le iene e quello infatti era in larga parte ispirato da La cosa di John Carpenter che guarda caso ha le musiche di Morricone e come protagonista Kurt Russell. I personaggi sono intrappolati in un unico luogo, c’è una tempesta di neve che li blocca e la paranoia che li avvolge pian piano. Penso quindi che il gore che si sprigiona nella seconda parte di The Hateful Eight sia dovuto, almeno a livello inconscio, ai grandi effetti speciali de La cosa, che mi terrorizzarono la prima volta che li vidi al cinema”.

Cosa pensi infine della richiesta di boicottaggio del film da parte delle forze di polizia e quindi anche delle polemiche che ti hanno visto protagonista nelle scorse settimane?

“Non credo di dover continuare a versare benzina sul fuoco riguardo la questione. Perché alcuni membri del sindacato dei poliziotti hanno espresso il proprio giudizio non per forza deve essere l’idea di tutte le forze dell’ordine. Penso ancora oggi le cose che ho detto a quel tempo, si può comunque condannare la brutalità di alcuni poliziotti e apprezzare il lavoro che la maggior parte di loro compie ogni giorno, sono stato chiaro su questo. Non mi tiro indietro, so che ci sono molti poliziotti fan dei miei film e spero andranno a vedere anche The Hateful Eight, ci sono un sacco di ottimi poliziotti là fuori che dovrebbero essere d’accordo con quello che ho detto”.

 

Guarda il trailer di The Hateful Eight (in inglese)>>

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