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Tribeca Film Festival 2016: una rassegna dall’identità debole

Dal 13 al 24 aprile torna il più famoso festival newyorchese e nel programma manca una visione di fondo

tribeca film festival
Il festival si apre con un certo senso di confusione: alcune anteprime mondiali, alcune internazionali, altri film visti già a numerosi festival, fra diversi generi, stili, sperimentazioni, e formati. Il meglio lo si trova tra i documentari e nei Tribeca Talks

Il Tribeca Film Festival è probabilmente il più famoso fra i festival newyorchesi, vuoi perché co-fondato da Robert De Niro, vuoi perché si è costruito una certa solidità per quel che riguarda il cinema indipendente, americano ed internazionale, e vuoi anche perché c’è un gran bel marketing dietro e intorno al festival legato al Triangle Below Canal Street, lo sciccosissimo quartiere di Tribeca, appunto, divenuto tale negli ultimi anni anche grazie al festival.

Come ogni anno, ma forse in quest’edizione un po’ di più, è abbastanza difficile orientarsi tra le varie sezioni e i numerosi film e appuntamenti del festival e soprattutto all’interno di una programmazione in cui si fa fatica a trovare il filo, o una visione di fondo. Alcune anteprime mondiali, alcune internazionali, altri film visti già a numerosi festival, fra generi, stili, sperimentazioni, visioni, formati che sono i più diversi. Tre i concorsi principali: World Documentary Competition, sicuramente la sezione più interessante del Tribeca, che dei documentari ha fatto il suo punto di eccellenza con ottimi titoli fra cui si notano il film di apertura Contemporary Colors su e con David Byrne e le sue sperimentazioni musicali e visive e Midsummer in Newtown, sensibile e intelligente nel raccontare il tentativo di guarigione dal dolore di un’intera comunità dopo la strage avvenuta nella scuola elementare di Sandy Hook; US Narrative Competition che si apre con Kicks e il suo hip hop; International Narrative Competition, sezione aperta da Madly – film collettivo sull’amore e le storie d’amore di registi fra cui Gael Garcia Bernal, Mia Wasikowska e Sebastian Silva e che vede tra gli altri titoli anche l’italiano Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese, un po’ a sorpresa, trattandosi di un film molto commerciale e a mio avviso riuscito solo a metà, sebbene il tema sia intrigante e abbia incassato in Italia cifre da capogiro  (accompagnato anche da un’esagerata attenzione mediatica). L’animazione di Nerdland apre la sezione Viewpoints, ma il Tribeca Film Festival propone anche altre sezioni: Spotlight, Midnight e Special Sections, oltre alla full immersion di TFI Interactive, l’Imagination Day e ad alcuni premi tra cui quello dedicato alla sceneggiatrice e regista newyorchese Nora Ephron.

Ma se tra i 130 titoli proposti quest’anno fra lungometraggi, cortometraggi e documentari, ci sono stili e generi tra i più vari, anteprime e non, film di alta qualità e altri un pochino meno, sono ancora una volta i Tribeca Talks ad essere l’appuntamento più interessante di questo festival, le chiacchierate con registi, sceneggiatori, attori, musicisti che raccontano il proprio mestiere, una carriera, esperienze e punti di vista. Tribeca Talks: Directors Series con J.J. Abrams (in conversazione con Chris Rock!), Alfonso Cuaron e Jodie Foster; Tribeca Talks: Storytellers con Francis Ford Coppola, Patti Smith, Idina Menzel, Tina Fey e Tom Hanks; Tribeca Talks: Daring Women Summit Powered by the Li.st con, fra le altre, la stilista Donna Karan e l’attrice Mya Taylor (Tangerine), questi alcuni degli ospiti più interessanti. E poi c’è Tribeca Tune In, che riflette su una serie cult come Six Feet Under parlandone con il creatore Alan Ball e proiettando il finale di stagione.

Difficile segnalare film o documentari in apertura del festival, che in questa sua quindicesima edizione si tiene dal 13 al 24 aprile 2016, ma ci sono titoli e autori particolarmente attesi e che spiccano nel panorama di Tribeca: il film di apertura del festival, come sempre incentrato su argomenti e personaggi squisitamente newyorchesi, quest’anno è The First Monday in May, documentario sull’annuale Met Ball e il suo red carpet, con Anna Wintour e il mondo della moda newyorchese e internazionale. E poi il thriller alla De Palma Alway Shine, il New York teen docu-drama All This Panic, il distopico High Rise, tratto dal romanzo di J.G Ballard, l’improbabile e curioso incontro fra Elvis & Nixon, il documentario corto Starring Austin Pendleton, attore e regista, leggenda del teatro e del cinema americano, l’Asian American rap del documentario Bad Rap, A Hologram of the King dal romanzo di Dave Eggers, il documentario corto di Spike Lee sul movimento Black Lives Matter, 2 Fists Up, il documentario thriller Command and Control, Little Boxes, film prodotto da Cary Fukunaga (regista di Beasts of No Nation e produttore della prima stagione di True Detective), l’immaginativo Icaros: A Vision, film amazzonico con l’italiano Filippo Timi. E infine, ma forse il più atteso di tutti, l’anniversary screening (sono già quarant’anni) di un film che ha fatto la storia del cinema e ha fissato New York negli occhi e nella mente degli spettatori di tutto il mondo: Taxi Driver di Martin Scorsese, che viene presentato allo storico Beacon Theatre il 21 aprile alla presenza del regista, ma anche di Robert De Niro, Jodie Foster, Cybill Shepherd e dello sceneggiatore Paul Schrader. Uno splendido frammento di cinema che, per chi fosse a New York quel giorno, varrebbe veramente la pena vedere, e ascoltare.

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