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Le Confessioni, il potere dell’economia

Roberto Andò riporta Toni Servillo sul grande schermo

Le Confessioni

Foto: Matteo Nardone

Esce nelle sale cinematografiche "Le Confessioni" che vede come protagonisti un gruppo di ministri dell'Economia che si riuniscono per decidere le sorti del mondo, ritrovandosi inaspettatamente davanti a qualcosa che non sono in grado di affrontare

Il nuovo film di Roberto Andò è un thriller sul mondo dell’alta finanza e del potere economico. Entra in punta di piedi nella stanza dei segreti dei potenti della terra per sconvolgere i piani di chi decide le sorti del mondo. Siamo in Germania, in un albergo di lusso dove sta per riunirsi un G8 dei ministri dell’economia pronto ad adottare una manovra segreta che avrà conseguenze molto pesanti per alcuni paesi. Con gli uomini di governo, ci sono anche il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Daniel Roché, e tre ospiti: una celebre scrittrice di libri per bambini, una rock star e un monaco italiano, Roberto Salus. Accade però un fatto tragico e inatteso e la riunione deve essere sospesa. In un clima di dubbio e di paura, i ministri e il monaco ingaggiano una sfida sempre più serrata intorno al segreto. I ministri sospettano infatti che Salus, attraverso la confessione di uno di loro, sia riuscito a sapere della terribile manovra che stanno per varare, e lo sollecitano in tutti i modi a dire quello che sa.

Le Confessioni

Toni Servillo, Giulia Andò, Connie Nielsen, Roberto Andò, Marie-Josée Croze e Pierfrancesco Favino. Foto: Matteo Nardone

Così Roberto Andò riporta Toni Servillo sul grande schermo a tre anni dall’Oscar per La grande bellezza. “L’idea è nata due anni e mezzo fa. L’economia ha vissuto delle forti crisi nel tempo. Dopo Viva la libertà, che raccontava la fuga dalla politica, con Toni abbiamo voluto immaginare un gruppo di ministri dell’Economia che si sono riuniti a decidere le sorti del mondo, ma che inaspettatamente si ritrovano davanti a qualcosa che non sono in grado di affrontare”. I dubbi assumono le sembianze di un monaco, un uomo paradossale e spiazzante, per molti aspetti inafferrabile, che nel corso delle sue confessioni fa vacillare le certezze e il piglio decisionista di coloro che tra cene, bottiglie di champagne e quant’altro, manovrano i nostri destini.

Stiamo vivendo nell’era di Schumpeter, il potente profeta dell’economia del XX secolo, che più di cinquant’anni fa aveva preannunciato il caos del capitalismo attuale. Osservando i processi decisionali dei governanti del mondo per risolvere l’attuale crisi economica e finanziaria, più che andare alle vere radici del problema, si è preferito ricorrere dapprima a drastiche misure restrittive, poi a massicce iniezioni di liquidità nella speranza di rilanciare l’economia. Interventi che però non serviti a granché se non ad aumentare le disuguaglianze. Dal 2009, anno di “esplosione” della crisi economica globale, il numero di miliardari nel mondo è più che raddoppiato. Incredibile no?

Le Confessioni

Toni Servillo. Foto: Matteo Nardone

Seppure il riferimento al capolavoro di Sant’Agostino sembra evidente, il regista tiene a precisare che al di là del titolo c’è poco. “Nel film si parla delle confessioni in altro modo, come strumento per estrapolare, rendere pubblico l’incapacità dell’economia e dalla politica costituita di relazionarsi ai grandi temi del nostro mondo”. Siamo allora davanti a un bivio: continuare a proporre soluzioni parziali e irrealizzabili, o cominciare a mettere radicalmente in discussione il denaro, la merce, gli interessi corporativi, campanilistici e logiche individualiste per cui l’interesse comune è visto solo in funzione di un vantaggio personale? Perché come ha detto Papa Francesco: “Non è un’epoca di cambiamenti, ma un cambio di epoca“.

Il film arriva nelle sale il 21 aprile, a una settimana dalla visita a Roma del senatore democratico Bernie Sanders, che durante un incontro con i giornalisti davanti alla Porta del Perugino in Vaticano si è detto preoccupato dalla deriva dei valori culturali nella società. “Non possiamo permettere che il mercato faccia quello che vuole. Vediamo sempre più gente che si arricchisce e gente che si impoverisce. Questo è inaccettabile, è immorale. E dobbiamo cambiarlo”. Roberto Andò e Bernie Sanders non si rivolgono solo ai politici o ai potenti della Terra, ma anche alle masse che si sono fatte allettare dalla promessa che il benessere dipenda dal soddisfacimento di tutti i desideri. In In una società dove tutto è profitto, anche le persone sono diventate merci.

Al di là di dialoghi un po’ troppo sentenziosi, il film è ben scritto e sollecita ad individuare i fili che collegano personaggi e situazioni a una realtà più grande di noi. Guardando il film, infatti, non si può fare a meno di immaginare cosa accadrebbe se Servillo fosse tra gli invitati dell’esclusivo club di Bilderberg. Ogni anno il gotha della politica e dell’economia mondiale si ritrova a discutere sui temi più rilevanti dell’attualità in un lussuoso albergo in una esclusiva località. I partecipanti possono scambiarsi liberamente le proprie opinioni senza timore che queste siano rivelate al mondo. L’estrema riservatezza è il segreto del club, visto che la riunione avviene rigorosamente a porte chiuse. Il raduno, che si tenne la prima volta nel 1954, nell’albergo Bilderberg della città olandese Oosterbeek, quest’anno è previsto dal 9 al 12 giugno, nella bellissima città tedesca affacciata sul fiume Elba, Dresda.

Ma può valere a qualcosa richiamare la responsabilità dei potenti della terra a unire tutte le proprie forze per un vero cambio di rotta? “Io volevo comunque dare un’idea di speranza” dice Andò. Ma la prospettiva non è certo incoraggiante.

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