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Frank J. Avella: racconto la violenza omofoba in Russia

Intervista a Frank J. Avella che in questi giorni è al Dream Up Festival con “Lured”

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Il drammaturgo italoamericano noto per “Vatican Falls” non è nuovo a testi politici. Con “Lured” Frank J. Avella affronta il tema dell'omofobia nella Russia di Putin e ci dice: “Sono stanco dell’intrattenimento senza cervello che viene prodotto a Broadway”

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Mentre il Fringe Festival prosegue fino al 28 agosto, un altro festival inizia esattamente quando il Fringe finisce per durare fino al 18 settembre. Il Festival si chiama Dream Up ed è stato creato dal Theater for the New City, il famoso incubatore di teatro Off Off su First Avenue, per dare un palcoscenico a nuovi lavori provenienti da tutto il mondo. Uno di questi testi arriva dal New Jersey, grazie a Frank J. Avella, prolifico drammaturgo italoamericano. Frank ha scritto diverse opere teatrali, la maggior parte delle quali dedicate a temi sociali. Lured che sarà presentato a settembre al Festival, è molto politico. La storia narra delle persecuzioni che la comunità LGTB incontra tutti i giorni nella Russia di Putin.

Perché hai scritto questo testo? 

“L’idea di scrivere Lured mi è venuta nel 2014, quando la persecuzione dei gay in Russia appariva nei titoli di vari giornali. Ho guardato alcuni dei video ed ero così inorridito da quello che stava succedendo che ho voluto fare qualcosa e l’unica cosa era parlarne attraverso il teatro. Ho iniziato quanto ho avuto la grande fortuna di ricevere come premio una residenza artistica presso la Fondazione Wurlitzer Helene. Lì ho avuto il tempo di immergermi nel mondo oscuro e spaventoso necessario a raccontare la storia con tutta la brutalità necessaria. Per me è stato fondamentale. Non ho voluto annacquare il testo e renderlo più lieve per il pubblico. Ho voluto presentare lo stato delle cose con tutta la gravità possibile, assicurando però il pubblico che noi non siamo nati con questo odio dentro. Ce lo inculcano”.

A te piace scrivere di questioni sociali. Hai mai pensato di fare qualcosa di meno politico? 

frank J avella“La maggior parte del lavoro che ho fatto durante l’anno di dottorato dopo la NYU non era politico. Almeno, non in superficie. La mia scrittura, però, ha sempre avuto un tono decisamente sociale. Da quando ho scritto Vatican Falls (Il Vaticano Cade), il mio testo ambientato attorno allo scandalo degli abusi sessuali della Chiesa cattolica, credo che il mio lavoro sia stato incentrato molto di più sull’ingiustizia. Ma come drammaturgo, mi interessano i giochi sociali e politici, come opere che possono influenzare realmente il cambiamento sfidando il pubblico in modo da lasciare il teatro pensando e discutendo. Se creo un dialogo nel pubblico, allora il mio lavoro è fatto, indipendentemente dal fatto che siate d’accordo con il mio punto di vista. Anzi, spero che si lascii il teatro non capendo il mio punto di vista. Sono così stanco dell’intrattenimento senza cervello che viene continuamente prodotto, in particolare a Broadway. Stupidi revival musicali prodotti perché non si ha niente di nuovo da dire. Shakespeare fatto solo perché una star del cinema vuole dimostrare che lui/lei può recitare in pentametro giambico. Per non parlare dei musical tratti da film e gettati su un palco. Non fraintendetemi, c’è spazio per tutto, ma possiamo dare ai testi originali una possibilità in più?  Non credo che diamo al pubblico abbastanza credito. Penso che se la produzione è fatta bene e il lavoro è sincero, il pubblico risponderà, anche se non ci sono signorine che cantano in mare o marinai che danzano in città!  Comunque, uno dei pezzi più recenti a cui sto lavorando segue il filone dell’assurdo e, finora, non ha un vero messaggio politico … anche se forse questo non è proprio vero…”.

È difficile scrivere di questioni sociali? Quanta censura si incontra?

“Beh, non è certamente il genere più popolare! Con Vatican Falls, ho ricevuto le migliori lettere di rifiuto mai avute, che lodavano la scrittura, la struttura e i personaggi, ma dove veniva detto che era semplicemente troppo controverso. Con Consent, che affronta il bullismo e l’omofobia, mi è stato chiesto di rimuovere alcuni insulti razzisti e omofobi, anche se erano parte integrante della storia. Io mi sono rifiutato, ovviamente. D’altra parte, ho fatto volentieri una versione per adolescenti perché ho scritto il testo proprio per arrivare ai loro cuori e alle loro menti.. Con Lured ho invece una reazione viscerale. E sono molto sorpreso e felice”.

Cosa ne pensi della  drammaturgia in America? Si evitano i grandi temi per produrre revival…

“Penso che molti revival sono uno spreco di tempo se non si ha qualcosa di nuovo da offrire, qualcosa di attuale da dire o un modo nuovo per presentarlo. Lo scorso anno, Uno sguardo dal ponte e Lungo viaggio verso la notte sono stati revival fantastici che hanno provocato il pubblico e suscitato emozioni. Troppo spesso, però, soprattutto i musical sono prodotti perché assicurano entrate immediate. Per quanto riguarda i testi, ce ne sono di entusiasmanti Off-Broadway, tipo Punk Rock, di Simon Stephens, che è stato uno dei migliori testi che ho visto negli ultimi anni. Troppo pochi sono in grado di fare il salto di Broadway, ma hanno una vita a livello di teatri regionali. Vorrei solo che più teatri si aprissero di più a scrittori meno noti. Mi rendo conto che c’è un problema di costi, ma potrebbero così non avere la possibilità di scoprire il nuovo Kushner!”.

Il tuo spettacolo partecipa al Dream Up Festival: quanto conta per un drammaturgo la partecipazione ad un festival?

“Io non sono un fan dei festival in generale e difficilmente partecipo. Questa è la semplice verità. Uno spettacolo può perdersi nel mare delle proposte di un festival. Per non parlare del fatto che se si può raccogliere il denaro di solito necessari per un festival, è possibile produrre il proprio showcase! Dream Up, però, è diverso. Puntano su un tipo specifico di lavoro e hanno un numero ragionevole di spettacoli. Adoro, inoltre, Michael Scott-Price, il direttore artistico del festival. È un bravo ragazzo, onesto che crede nel teatro. Scelse Vatican Falls per la serie New Blood, pochi anni fa, quando tutti gli altri avevano paura di quel testo”.

Sei felice di vedere il tuo lavoro sul palco? Che tipo di lavoro fai, se lo fai, con attori e regista nel plasmare il testo?

“Molto! Non vedo l’ora di vedere la reazione del pubblico. Detto questo, io sono incredibilmente ansioso, troppo. L’aspetto violento del testo potrebbe sconvolgere parte del pubblico. Vedremo. Mi piace lavorare con gli attori e abbiamo un gruppo straordinario di giovani attori di talento in questo cast. Ognuno di loro è una vera e propria manna per questa produzione. E Rod Kaats, il nostro intrepido regista, ha davvero tante idee formidabili”.

Parlaci del tuo processo di scrittura.

“Il mio processo di scrittura è diverso per ogni testo. Lured è stato scritto in una settimana.  Altri testi sono cresciuti nel tempo. Vatican Falls è ancora in fase di lavorazione e la prima stesura risale a quasi un decennio fa! Io sono un autore che crede che il lavoro debba essere sempre in continua evoluzione per cui non c’è mai una versione definitiva”.

Tu sei italiano e americano. Come entra la tua origine nella tua drammaturgia e quanto pensi a te stesso come italiano? 

“Sono molto orgoglioso della mia etnia. E spesso mi considero un vero italiano, anche se non sono nato in Italia. Sono orgoglioso di essere un americano ma, con una presidenza Trump incombente, la cosa potrebbe cambiare (hey, Dixie Chicks, per caso vi serve un quarto membro del gruppo, un boy chick?). La cultura italiana è nel mio sangue, è quello che sono.  Quando ero ragazzo, parlavo sia in inglese che in italiano (lo faccio ancora, ma il mio italiano non è buono come dovrebbe) e molte persone nella mia famiglia dicevano a mia madre di proibirmi di parlare italiano a casa. Sostenevano che i bambini a scuola mi avrebbero preso in giro se sapevo entrambe le lingue. Che idiozie! Grazie a dio la mia mamma non li ha ascoltati. Mi sono reso conto in seguito che si trattava di un odio verso se stessi, degli italiani le cui identità venivano definite dal bisogno disperato di appartenere alla società in cui vivevano. Non c’è niente di sbagliato nell’amare e celebrare entrambe le culture; è così che dobbiamo far crescere i nostri figli. Mi piace molto scrivere di italoamericani e delle loro lotte. Ho un paio di progetti che mi piacerebbe sviluppare che sono o su italoamericani o su avvenimenti in Italia. E mi piace l’idea di scrivere pezzi bilingue”.

Gli Italoamericani, però, non sostengono molto i loro artisti. Hai qualche suggerimento o un messaggio per loro al fine di incitarli ad essere più attivi con il lato culturale del nostro paese? 

“Dovremmo tutti sostenere il teatro italiano e quello italo-americano. Ma non sarebbe bello far vedere agli americani gli italiani non associati alla mafia per una volta?”.

frank j avella lured

il cast di Lured, diretto da Rod Kaats e in scena al Theater for the New City

Puoi dare ai nostri lettori un motivo per andare a vedere il tuo spettacolo? 

“Il pubblico dovrebbe venire a vedere Lured, in primo luogo per vedere uno spettacolo elettrizzante (e mi riferisco al lavoro che i miei attori stanno facendo)! Inoltre, e altrettanto importante, Lured getta luce su un tipo di odio che sta permeando molti paesi, compreso il nostro, e analizza l’incitamento alla violenza verso determinati gruppi (in questo caso la comunità LGBTQ). Non dimentichiamo che il genocidio di solito inizia con la discriminazione. Ho cercato di capire come persone buone possano subire il lavaggio del cervello e credere che l’orientamento sessuale di una persona possa davvero essere alla radice di un conflitto economico e sociale. La macchina della propaganda di Putin, in Russia, ha operato un vero e proprio lavaggio del cervello nei confronti dei cittadini russi per deviare la responsabilità dal governo, dando la colpa di tutti i mali della Russia alla immoralità dell’Occidente. E la propaganda di Putin non è altro che una licenza per l’omofobia, dando ai gruppi di vigilantes carta bianca per scovare persone LGBT. Lured aggiunge un tocco di fantasia alla dura realtà e si chiede se la vendetta è sempre un’opzione. Quante persone devono essere maltrattate e oppresse prima di decidere che non va bene? Il testo mostra come sia facile disumanizzare se stessi una volta che il popolo è stato spinto oltre il proprio limite di decenza”.

Il cast di Lured include: John J. Ball, Carlotta Brentan, Cali Gilman, Brian Patterson, Cameron August, Dave Stishan and Ian Whitt. Diretto da Rod Kaats. Mario Marone (stage manager), John David West (social media czar), Kris Caplinger (fight choreographer) e Christine Cox (associate producer).

Lured è al Dream Up Festival al Theater for the New City dal 5 al 18 settembre, 2016.


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